27 Agosto Ago 2018 0800 27 agosto 2018

Ecco perché Salvini non può vincere

È il paladino della sicurezza e del controllo dei confini, ma non può smettere di tenere alto l’allarme sociale, per non perdere centralità. Ecco perché Salvini deve andare a votare in fretta, per prendersi tutto prima di calare nei consensi. Ecco perché non glielo lasceranno fare

MatteoSalvini_Linkiesta

Potremmo chiamarlo il paradosso di Matteo Salvini, l’intrinseca e ineliminabile contraddizione nella sua strategia politica, l’unica in grado di ostacolarne un percorso che sinora, dal momento in cui ha preso in mano la Lega, cinque anni fa, rasenta il capolavoro politico. Il paradosso di Salvini è che non può vincere, che non può uscire dalla rappresentazione di uno stato di emergenza continua sul fronte delle migrazioni e della sicurezza, che non può eliminare la paura e il rancore che gli hanno consentito di quintuplicare alle elezioni (e decuplicare nei sondaggi) il consenso leghista.

Pensateci: non si è mai visto un ministro dell’interno che commenta scandalizzato la violenza sessuale di un clandestino senegalese ai danni di una ragazza quindicenne, come se non fosse lui a doversi occupare di ordine pubblico, come se fosse ancora il leader dell’opposizione in felpa verde che sbraita contro Alfano e la sinistra buonista. E del resto, appare altrettanto curioso, che in un'estate a zero sbarchi o quasi - poco più di mille a luglio, poco meno ad agosto - il leader leghista, anziché rivendicare il successo del suo pugno duro, continui a battere sul tasto dei migranti che invadono l’Italia di fronte ai 150 disperati eritrei salvati dalla guardia costiera italiana tenendoli in ostaggio sulla nave Diciotti nel porto di Catania, scatenando uno scontro al calor bianco all’interno della maggioranza, delle istituzioni italiani, dell’Unione Europea.

C’è chi dice lo faccia perché vuole andare alla crisi di governo. C’è chi dice che il suo obiettivo sia quello di polarizzare tutto il dibattito politico su di lui, per andare al voto e prendersi tutto. C’è chi dice che stia preventivamente avvelenando i pozzi con l’establishment europeo, in vista di una probabile bocciatura della legge di bilancio italiana. Tutto verosimile, intendiamoci. Ma forse c’è una ragione ancora più profonda e ovvia, nella strategia del leader leghista: quella di mantenere altissima la guardia sulle questioni che lo coinvolgono direttamente, per non uscire dal cono di luce.

Ecco perché Salvini vuole mantenere alto l’allarme sociale: perché ha necessità che il suo consenso cresca in fretta, perché tutto vuole fuorché questo governo duri, perché vuole andare a votare quanto prima, per passare all’incasso e prendersi tutto. Il problema, per lui, è che si tratta di una strategia talmente difficile da perseguire che anche gli straordinari successi di questi ultimi mesi rischiano di essere insufficienti

Per dire: fossimo in giorni di manovra economica, per dire, i riflettori sarebbero tutti per Conte e Tria. Se nella canea mediatica l’emergenza lavoro sostituisse l’emergenza sicurezza o l’emergenza invasione - e sarebbe pure ora, visto che le migrazioni sono in calo da anni, e i reati pure - sarebbe il turno di Luigi Di Maio. Salvini, nella sua ascesa verso la maggioranza assoluta, verso un governo della destra da lui presieduto, non se lo può permettere. Nello stesso tempo, tuttavia, non si può permettere che questa situazione decanti troppo a lungo: dopo cento giorni si può ancora dare la colpa a Renzi o a Gentiloni, ad Alfano o a Minniti, dopo un anno o due, è molto più dura. Dopo un’intera legislatura è praticamente impossibile.

Ecco perché Salvini vuole mantenere alto l’allarme sociale: perché ha necessità che il suo consenso cresca in fretta, perché tutto vuole fuorché questo governo duri, perché vuole andare a votare quanto prima, per passare all’incasso e prendersi tutto. Il problema, per lui, è che si tratta di una strategia talmente difficile da perseguire che anche gli straordinari successi di questi ultimi mesi rischiano di essere insufficienti. È difficile, ad esempio, che il Movimento Cinque Stelle si riaccomodi a cuor leggero all’opposizione. È difficile che Mattarella, anche in caso di crisi, voglia sciogliere le camere senza provare di comporre una maggioranza alternativa. È difficile, anche nell’ipotesi di elezioni anticipate, che il centrodestra riesca a prendersi la maggioranza assoluta, visto il crollo verticale dei consensi di Forza Italia e la tenuta del Movimento Cinque Stelle, soprattutto al Sud. Ci riuscisse, giù il cappello. Ma la sensazione, forte, è che Salvini stia correndo velocissimo verso un vicolo cieco. E che quella strada senza uscita, con ogni probabilità, l'abbia già imboccata.

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