27 Agosto Ago 2018 0755 27 agosto 2018

I migliori rimedi per il mal di mare, spiegati dal figlio di Cousteau

Non tutti hanno la fortuna di cavalcare le onde dell’Oceano da quando sono piccoli. Se si è troppo terricoli, prima di salire su una barca è meglio prendere alcune precauzioni

Wave 1913559 960 720

Il mal di mare è una brutta bestia: ti prende quando meno lo aspetti e ti rovina la vacanza (o almeno la gita in barca in mezzo alle isole). In realtà, come spiega Jean-Michel Cousteau, figlio del più celebre Jacques Cousteau (ma non per questo meno esperto del padre in fatto di ambiente e navigazione) è solo una ennesima manifestazione della nausea da movimento. C’è chi ne soffre anche in automobile, soprattutto nelle strade meno diritte, o in aereo.

Come si spiega qui, la causa fisiologica è piuttosto semplice: si tratta di un errore di comunicazione dei sensi nell’organismo. Le capacità di amministrare l’equilibrio interne all’orecchio non riescono a sintonizzarsi con il movimento dell’oceano e con la linea della vista sempre statica. Insomma, sente il movimento ma non lo riesce a decodificare. Questo dà origine a nausea, capogiri, stordinemento con esiti piuttosto pericolosi. La soluzione a questo male? “Bilanciare il proprio orecchio interno”, spiega Cousteau. Semplice a dirsi ma non a farsi: ci vuole pratica, insomma, molta pratica. Il corpo si adatterà.

Evitare le onde alte. E soprattutto evitare i marosi e le condizioni di mare agitato. Maggiore è il movimento della barca, minore sarà il grado di adattamento. In questi casi è meglio stare vicino al mare e osservarne le onde. “Le grandi navi con tremila passeggeri? Ti scollegano dall’Oceano”. E questo, a prescindere dallo stato di malessere, per un Cousteau è sempre un male. Stare vicino all’acqua fa sempre bene, anche perché aiuta a distrarsi dal fastidio e, col tempo, lo fa passare.

E tutte le medicine in commercio? A volte vanno bene, a volte no. Meglio non esagerare con le dosi, in generale, anche perché alcune di queste, pur bloccando le manifestazioni più intense, non guariscono dal senso di sonnolenza e malessere che rovinerà comunque il tragitto. Tutto questo – ricorda Cousteau figlio – implica, a prescindere, che non si assumano né droghe né alcolici. Se si è soggetti al mal di mare possono solo peggiorare la situazione.

Se, infine, la situazione è disperata, è meglio stare in superficie (“Questi dolori, in una cabina o, peggio, ancora, dentro la nave, sono ancora più fastidiosi: sembra di stare in una prigione”) e se si ha la possibilità, buttarsi in acqua. Sì, in mezzo al mare ondoso. Secondo Cousteau, la miglior cura di tutte.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook