Ecco perché l’asse Salvini-Orban cambierà per sempre la politica europea (e la manifestazione contro di loro, pure)

Ieri a Milano si è consumato l'atto fondativo di una nuova stagione politica: la nascita di un asse che vuole mandare in soffitta le grandi coalizioni per costruire una nuova alleanza di destra in nome dell’Europa Fortezza. E quella di chi vi si oppone, finalmente unito. A maggio 2019, il verdetto

Salvini Orban Linkiesta

MARCO BERTORELLO / AFP

29 Agosto Ago 2018 0820 29 agosto 2018 29 Agosto 2018 - 08:20

«Lavoriamo insieme per una futura alleanza che riporti al centro i valori che i nostri movimenti e i nostri governi rappresentano. Possiamo unire energie diverse con un obiettivo comune, escludendo le sinistre». Segnatevi bene questa frase, pronunciata da Matteo Salvini dopo l’incontro di Milano con il premier ungherese Viktor Orban. Segnatevela, perché è la chiave per capire il disegno del cosiddetto fronte sovranista alle prossime elezioni europee, quello che oltre a loro, alla Lega e a Fidesz, include anche il Rassemblement National di Marine Le Pen, i tedeschi di Alternative fur Deutschland, l’olandese Geert Wilders, il Fpoe austriaco di Heinz-Christian Strache, i polacchi dei Pis di Jarosław Kaczyński.

È una coalizione forte, in netta ascesa, rispetto alle ultime elezioni europee di quattro anni fa. Ne fanno parte forze di governo consolidate come Fidesz, forze passate dall’opposizione al governo, moltiplicando i consensi, come la Lega di Salvini o il Fpoe austriaco, o il Pis polacco, neonate forze d'opposizione stabilmente in doppia cifra, come Alternative fur Deutshland o antiche come il Rassemblement National francese, stabilmente oltre il 30% dei consensi. Forze che già oggi, a occhio, hanno molto più consenso dei socialisti e dei democratici europei, ma che faticano a raggiungere da sole la maggioranza dei consensi.

Ecco perché c’è bisogno di energie diverse con un obiettivo comune, come ha detto Salvini. Perché il disegno è quello di rompere lo storico asse tra socialisti e popolari, mandando in soffitta definitivamente il modello della grande coalizione che governa l’Europa e costruire un asse nuovo, tra le forze di destra estrema e quelle popolari e moderate. Ed ecco perché lui e Orban sono due figure centrali, in questo processo. Perché quello di Orban è l’unico partito del mazzo sovranista che già fa parte del partito popolare europeo. E perché Salvini, in Italia, già rappresenta la crasi di un alleanza nero-blu che da noi - precursori fino in fondo - esiste dal 1994, quando Berlusconi ha messo insieme Forza Italia, Lega Nord e i post-fascisti di Alleanza Nazionale.

Il disegno di Orban e Salvini è quello di rompere lo storico asse tra socialisti e popolari, mandando in soffitta definitivamente il modello della grande coalizione che governa l’Europa e costruire un asse nuovo, tra le forze di destra estrema e quelle popolari e moderate. Ecco perché anche la manifestazione di piazza San Babila contro di loro rappresenta un atto altrettanto fondativo di una nuova stagione politica

Si tratta di un processo già in atto. E già, nei popolari europei, è in atto un importante scivolamento verso destra. In Austria, con Sebastian Kurz, in Spagna con l’ascesa di Pablo Casado, in Francia con i Repubblicani di Laurent Wauquiez. A resistere, a ben vedere, è la sola Germania di Angela Merkel, che della grande coalizione è l’ideologa, la vestale dell’odiata stagione dell’Europa del dopo crisi, austera in economia e con le frontiere aperte ai profughi. È lei il vero nemico dell’asse Salvini-Orban, l’ultimo argine a una nuova stagione politica. E non è un caso che in molti hanno interpretato la scelta tedesca di rinunciare alla poltrona del presidente della Banca Centrale Europea per puntare a quella della Commissione, come il segnale forte di una sua candidatura alla guida del governo d’Europa.

Merkel non basta, tuttavia. Perché il suo tentativo sarebbe comunque vano, senza un risultato significativo delle forze alla sua sinistra, ad oggi tutte in forte crisi, nessuna esclusa, da En Marche di Emmanuel Macron al Partito Democratico italiano, dalla Spd tedesca al Psoe spagnolo. Ecco perché anche la manifestazione di piazza San Babila contro Orban e Salvini rappresenta a suo modo l’altro atto fondativo di una nuova stagione politica. Quello di una sinistra che nasce speculare alla minaccia dell’alleanza nero-blu, di una nuova egemonia di destra nazionalista e securitaria, di un’Europa Fortezza, “aperta al suo interno e chiusa verso l’esterno”, come l’ha definita Kurz, che vuole “impedire l’immigrazione anziché gestirla meglio”, come dice Orban.

In quella piazza c’erano tutti, dai riformisti in camicia bianca ai centri sociali, dai cattolici ai radicali, dal centro moderato all’estrema sinistra, dagli europeisti convinti agli euroscettici. Probabilmente, c’erano pure parecchi elettori del Movimento Cinque Stelle, quelli che si riconoscono nelle parole di Roberto Fico, quelli che pensano che Orban sia un pericolo, quelli che già cominciano a stare stretti nei recinto giallo-verde. Se Milano rappresenta l’inizio di una nuova stagione politica europea, le scosse telluriche potrebbero arrivare velocemente a Roma, e far vacillare un’alleanza giallo-verde più pericolosamente ogni giorno che passa. Del resto è stato Salvini stesso a dirlo: «Non mi servono permessi», per incontrare Orban. La danza è cominciata.

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