30 Agosto Ago 2018 1420 30 agosto 2018

Da Vittorio Rossi a Scipione: elenco imperfetto degli autori italia (ingiustamente) dimenticati

Hanno goduto di breve fama (spesso neanche quello) e poi sono stati da dimenticati. Eppure - da Vittorio Rossi, il Conrad italiano, a Bononi elogiato da Pasolini - sono molti gli scrittori nostrani che meriterebbero di essere riscoperti. Ecco un breve catalogo

Bononi Linkiest
Loris Jacopo Bononi, poeta elogiato da Pier Paolo Pasolini per le sue “acute altitudini esistenziali”

In forma di premessa. “La calma poco si addice a questi tempi”, gorgheggiava nel 1884 Paul Verlaine, inventandosi l’etichetta letteraria, anzi, pubblicitaria, Poètes maudits. In verità, gli scrittori italiani fin dalla notte dei tempi sono fin troppo calmi: il maledettismo “alla milanese” sappiamo cosa è diventato, un gruppo di borghesi squinternati, con gusti macabri e socialisti (delle truppa fece parte pure Filippo Turati, autore di una svalvolata ode Ad Epicuro), francamente una annoiata appendice della poesia europea (più che far finta di piluccare le poesie orrorifiche di Emilio Praga, meglio imparare a memoria l’originale, Baudelaire). Da noi le rivoluzioni – specie se estetiche – si fanno sull’orrido del sofà. Più che parlare di “maledetti”, perciò (l’unico degno di tale griffe è Emanuel Carnevali, sdoganato da Adelphi, che neppure diciottenne sbarca negli Stati Uniti, e ha già capito tutto, scrive direttamente in inglese, “voglio diventare un poeta americano perché ho ripudiato i modelli italiani”, scrive, nel 1917, alla direzione di Poetry, a Chicago), dobbiamo soltanto maledire gli editori che prima ci convincono che uno scrittore è un genio, poi lo relegano negli scantinati dell’oblio. Comincia la danza, mon semblable, mon frère, imbarchiamo i dimenticati.

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Una vita da Joseph Conrad (anzi, meglio). Molti anni fa capitai a casa di Andrea Di Consoli, ennesimo scrittore che dimenticheremo nell’arco di un decennio. La dritta la devo a lui. “Leggiti Vittorio G. Rossi, è il nostro Joseph Conrad”. Ha ragione Andrea. Abile navigatore, scrittore poligrafo, pubblicato da Bompiani e da Mondadori, sotto il fascismo era ritenuto un divo, fino agli anni Settanta era semplicemente considerato il più importante scrittore “di viaggi” d’Italia: ora libri come Tropici, Oceano, Sabbia, Cobra, Pelle d’uomo, Teschio e tibie ci mancano come il pane. Non scherza, a dire il vero, neppure il misconosciuto Giovanni Battista Cerruti, che sembra per davvero un Marlow conradiano (“aveva solcato mari, esplorato foreste, raccolto esemplari sconosciuti di fauna e flora per i musei, fondato imprese commerciali fallimentari, scoperto miniere”, dice di lui Giuseppe Marcenaro), il quale in Tra i cacciatori di teste racconta, in modo crudo, crudele, cruento, quando, nel 1907, “era diventato re dei terribili Sakai”, in Malesia.

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