L’ultima speranza di Salvini e Di Maio: prendersi l’Europa (sperando che l’Italia non collassi prima)

Le promesse da mantenere, i soldi che non ci sono, i capitali che fuggono, l’Europa sul piede di guerra: non è nemmeno autunno e il clima è già irrespirabile, per il governo giallo-verde. L’unica speranza? Arrivare indenni alle Europee. E sperare in un trionfo populista

Salvini Dimaio
30 Agosto Ago 2018 0755 30 agosto 2018 30 Agosto 2018 - 07:55

Finirà male, com’è normale finisca. Con il reddito di cittadinanza e la flat tax rinviate a data da destinarsi, o realizzate a spizzichi e bocconi, senza mezza lira, pardon Euro. Con il taglio delle pensioni d’oro, su cui già la Lega ha manifestato più di qualche mal di pancia, che imboccherà l’iter parlamentare, con mille auguri. Con “quota 100” - il celeberrimo superamento della legge Fornero sulle pensioni - che chissà quando, chissà se. Con le nazionalizzazioni in salsa pentastellata che rimarranno sulla carta, auspici di qualche pagina di mezz’estate, che verranno rivenduti come tali, quando si capirà che revocare le concessioni costa un mare di soldi. Con l’Ilva che resterà nelle mani di Arcelor Mittal, per il medesimo motivo, magari mettendo qualche spicciolo in più sul piatto, a favore di telecamere, magari nemmeno.

Magari finirà pure prima, col litigi costruiti ad arte - li stiamo vedendo in questi giorni, improvvisamente: oggi persino Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano parla di “tempo scaduto” - per far andare in stallo il governo prima della scadenza della legge di bilancio, per nascondere dietro la polvere di una zuffa tutte le promesse impossibili da mantenere. Oppure finirà sotto i colpi della tempesta perfetta sui mercati finanziari, con un attacco speculativo al nostro debito pubblico, con una fuga di capitali dall’Italia che è già in atto da maggio - meno 55 miliardi in due mesi, tra giugno e luglio, dice il saldo di Target2, il sistema di pagamenti tra le banche, centrali e private, dell’Eurozona - e che continuerà nei prossimi mesi, se è vero che i fondi pensione americani come Pimco hanno già dato ordine di disinvestire nel Belpaese. Di sicuro, finirà con l’evocazione di qualche complotto plutocratico contro il governo del cambiamento e dei cittadini, e sarà interessante capire da dove proverrà questo fantomatico complotto, chi sarà il grande burattinaio contro cui verrà indirizzato e riversato l’odio popolare, che come ha ribadito ieri Di Maio, e Salvini e Giorgetti prima di lui, che se attacco speculativo sarà, »sarà politico».

Finirà che la colpa sarà tutta dell’Europa. Che non ci lascerà sforare il 3% del rapporto deficit/Pil in pace, che ci minaccia perché vogliamo mettere il veto al bilancio dell’Unione, o perché non vogliamo pagare la quota che ci spetterebbe di pagare. Finirà così, perché l’unico all in possibile, per Salvini e per Di Maio sono le prossime elezioni europee

Finirà che la colpa sarà tutta dell’Europa. Che non ci lascerà sforare il 3% del rapporto deficit/Pil in pace, che ci minaccia perché vogliamo mettere il veto al bilancio dell’Unione, o perché non vogliamo pagare la quota che ci spetterebbe di pagare. Finirà così, perché l’unico all in possibile, per Salvini e per Di Maio sono le prossime elezioni europee. È la vittoria delle forze di estrema destra sotto l’egida del patto tra lo stesso Salvini e il presidente ungherese Viktor Orban. È la fine dell’era di Angela Merkel ed Emmanuel Macron, il prossimo grande nemico su cui riversare tutto l’odio populista. È, anzi sono un nuovo presidente della Commissione, e un nuovo presidente della Bce che non si capisce perché - le forze di destra, altrove, non hanno questa passione per la spesa pubblica, gli sforamenti e la flessibilità - dovrebbero essere più teneri di quanto lo siano stati Juncker e Draghi, che a colpi di flessibilità e acquisiti di titoli di Stato ci hanno letteralmente tenuto in piedi con lo sputo per cinque anni abbondanti.

Finirà con un plebiscito - o noi, o la finanza cattiva, o noi, o l’Europa dei burocrati, o noi, o Renzi e il Pd - il cui successo è facilmente ipotizzabile. E, un minuto dopo, con la gara a monetizzare quel successo, soprattutto se la Lega dovesse sopravanzare il Movimento Cinque Stelle. Con un Documento di Economia e Finanza da redarre, con un Quantitative Easing in ulteriore e inesorabile rallentamento, con conti pubblici in ulteriore peggioramento e prospettive di crescita in ulteriore calo. Finirà com’era iniziata, insomma. Con una campagna elettorale permanente, e con i guai dell’Italia in secondo piano, sullo sfondo. Tutto come da copione. Finirà con gli italiani che ci cascheranno di nuovo. Con loro o con qualcuno peggio di loro. Finirà male.

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