Donne violente e spietate? Esistono, ma nessuno ne vuole sentir parlare

Un libretto erotico sconosciuto, “Stalin loves”, scritto da Dario Fiori con copertina di Paz, racconta - tra le altre cose - di un gruppo di guerrigliere titoiste assassine per vendetta. Donne che usano il corpo come arma e violentano, seviziano e uccidono le loro vittime

Kill Bill Linkiesta
31 Agosto Ago 2018 1040 31 agosto 2018 31 Agosto 2018 - 10:40

Ci sono donne che sono belve assassine. Non ci nascono, ci diventano, ve le fanno diventare. Sono donne che usano il loro corpo come esca, il sesso come arma. Donne che violentano gli uomini, li seviziano, li torturano, poi li uccidono.Quando non li uccidono li evirano, gli staccano i testicoli, glieli fanno mangiare. Chi lo fa, torna libero. Fino alla prossima imboscata.

Libro leggendario: “Stalin loves” è edito nel 1977 da Squilibri Edizioni; la copertina è disegnata da Andrea Pazienza

Chissà se è successo davvero, deve essere successo davvero, da qualche parte in questo momento, forse sta accadendo. È quello che ho pensato leggendo un velenoso libretto erotico, sconosciuto, roba forte per pornografi d’élite, si chiama “Stalin loves”, e se lo vuoi te lo trovi sui siti di libri vecchi, usati, rigettati. Un libro piccino, color fucsia, e ti svelo subito che quel disegno che vedi in copertina è opera di Andrea Pazienza. Te lo smerciano come anonimo, ma senza padre non è davvero, l’ha scritto Dario Fiori, architetto, direttore della casa editrice che lo ha pubblicato. Tema e intento di “Stalin loves” sono altri, le donne che uccidono sono una storia nella sua storia. Ed è storia di donne in guerra, di qualsiasi guerra che insanguina il mondo, in questo libro precisamente sono donne della seconda guerra mondiale, guerrigliere titoiste: figlie violentate che hanno visto violentare le loro madri, uccidere i loro padri, e hanno fatto un giuramento: ripagare con la stessa moneta ogni uomo nemico caduto nelle loro mani. Come? Attirandolo nel loro letto, tra le loro gambe, per attaccargli una malattia venerea, è vendetta anche questa. Chi si ritrova le piattole è fortunato, ringrazi il suo Dio, perché ci sono uomini sedotti da queste mantidi che, quando li hanno addosso, dentro di loro, che si agitano e ansimano, proprio nel momento di massimo godimento gli infilano un coltello nei reni e, come una carezza, salgono con la lama sulla schiena fino a urtare le scapole. Uomini che muoiono riversi, a occhi aperti, con la loro virilità rigida, piantata verso il soffitto.

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