31 Agosto Ago 2018 1030 31 agosto 2018

Enzo Maiorca: «Il mare lo possiamo uccidere, ma non conquistare»

Pagano. Odiatore del calcio. Presuntuoso. Generoso. Diventato vegetariano dopo aver afferrato una cernia durante una battuta di pesca subacquea a averne sentito il cuore battere all’impazzata. Maiorca ci insegna che il ”mare verticale” è fatto solo di calma

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Il nostro pianeta ha un nome sbagliato. Non doveva chiamarsi Terra ma Mare, perché è mare il 70 per cento della superficie. E se il mare navigabile (e nuotabile), come da storia cronaca e mitologia, è risorsa, avventura, azzardo, il “mare verticale”, le profondità subacquee sono mistero essenziale. Abbiamo cominciato a esplorarle da poco (tre secoli), ne sappiamo ancora poco. Si spengono le onde luminose man mano che la profondità avanza e l’ultima che resiste è il blu, fino a -200. Poi è buio. Nero. Game over. Viviamo su un pianeta dal nome sbagliato, e per la maggior parte fatto di buio, di sconosciuto. Di indomabile. “Il mare lo possiamo uccidere con l’inquinamento, ma non lo possiamo conquistare”.

Chi frequenta il “mare verticale” ha sempre l’aria un po’ da sfigato un po’ da eroe mitologico. Noialtri che facciamo snorkeling siamo gli sfigati, Enzo Maiorca (1931-2016) è l’eroe mitologico. Grandi e piccini sanno il suo nome, e l’associano al mare, anche se magari non sanno dei suoi venti record di immersione in assetto fisso, da -45 del 1960 ai -101 del 1988, conquistato a 57 anni. Della rivalità feroce con Jacques Mayol, decenni a strapparsi i record a distanza di giorni. Il secondo, francese, aveva vissuto in Cina, aveva studiato i delfini, conosceva meditazione e disciplina orientale. Il primo, Maiorca, siracusano di sangue bollente, poco metodico e votato all’impossibile. Negli anni ’50 i medici erano convinti che scendere sotto i 50 metri fosse fisiologicamente impossibile all’uomo. Riferendosi al corpo di Maiorca dicevano “si rompe”. E invece non si rompe. Grazie a Maiorca la medicina scoprì il blood shift (che i francesi chiamano “erezione polmonare”), il fenomeno per il quale a elevate profondità il sangue affluisce nella cassa toracica per opporsi alla pressione dell’acqua.

Votato all’impossibile e alla collera Maiorca. Nel 1974 la prima immersione della storia in diretta Tv. Maiorca tenta i -90 al largo della costa sorrentina. Mentre scende gli si mette in mezzo il sub Enzo Bottesini. Testata contro le bombole. Tentativo abortito. Maiorca esce bestemmiando: “Ditemi chi è quel coglione, Dio cane!”. Due anni di interdizione dalla Rai.

Pagano. Odiatore del calcio. Missino. Massone. Presuntuoso. Generoso. Diventato vegetariano dopo aver afferrato una cernia durante una battuta di pesca subacquea a averne sentito il cuore battere all’impazzata. Grazie a lui la medicina scoprì il blood shift (che i francesi chiamano “erezione polmonare”), il fenomeno per il quale a elevate profondità il sangue affluisce nella cassa toracica per opporsi alla pressione dell’acqua

Votato all’impossibile, alla collera, e naturalmente pronto alla morte. Due anni prima esce in sincope da un’immersione sempre sulla costa sorrentina. Lo tirano su, è incosciente, vomita. Si riprende.

Votato alla morte ma senza drammi. Nel caso sarebbe morto come muore un calamaro gigante, o una stella marina, o un pescecane. Ché un po’ gli assomigliava pure: capelli rapati a zero, occhi piccoli, bocca grande, il corpo un fascio di muscoli unico, omogeneo.

Aveva il terrore dell’acqua, da bambino. Pensava che il mare schiavizzasse l’uomo. Poi guardando le “due immensità”, dell’acqua e del cielo, sugli scogli di Grottasanta l’illuminazione. Il mare era la fuga dal mondo. “E’ un modo valido di togliersi dalla realtà, di evadere dall’ambiente di costrizione della società” come disse poi in un’intervista. Pagano. Odiatore del calcio. Missino. Massone. Presuntuoso. Generoso. Diventato vegetariano dopo aver afferrato una cernia durante una battuta di pesca subacquea a averne sentito il cuore battere all’impazzata. Maiorca aveva in mano il mistero dell’abisso. Che è calmo, fermo, umile. “Quando afferrai la targhetta del 101 metri sentii una voce che mi diceva che dovevo inchinarmi al mare, e non immergermi più, non per senso di sconfitta, ma di rispetto”.

In mare non ci sono veri mostri se non quelli proiettati dalla nostra mostruosità. Il Mistero essenziale, l’Alterità del pianeta dal nome sbagliato, è fatta solo di gran calma.

Da Riders Magazine, mensile di moto e lifestyle.

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