31 Agosto Ago 2018 0751 31 agosto 2018

Il miglior alleato di Salvini si chiama Macron

Il presidente francese si candida a paladino dell’Europa aperta e solidale contro Salvini e Orban. Peccato che contro il nazionalismo e la xenofobia abbia ben poco da insegnare. E che il suo europeismo si sia rivelato totalmente di facciata

Macron Salvini Linkiesta
ludovic MARIN / AFP

L’autolesionismo non conosce confini. Il giorno dopo essersi auto-proclamato leader dell’Europa aperta e solidale contro l’asse del male Orban-Salvini, Emmanuel Macron è tornato all’attacco del leader leghista: «Ci sono idee sempre più xenofobe e nazionaliste che si esprimono in Europa e dobbiamo guardarle in faccia», ha dichiarato tra le altre cose. Tutto giusto, tutto vero, ma se il presidente francese vuole guardare in faccia xenofobia e nazionalismo, qualcuno gli passi uno specchio. È infatti la Francia il Paese che, in virtù di accordi bilaterali con l’Italia firmati nel 1997, ha chiuso i confini di Ventimiglia e Bardonecchia al passaggio dei richiedenti asilo. Una scelta legittima finché si vuole, ma in palese contraddizione con lo spirito di solidarietà europea che dovrebbe animare la nemesi di Salvini e Orban. Una scelta nazionalista e xenofoba, la definiremmo, a voler essere cattivelli.

E ancora, tale può essere definita pure la decisione di bocciare senza appello la proposta italiana di revisione della missione militare Sophia, e più precisamente la richiesta di far ruotare i porti di sbarco delle navi cariche di migranti. Già, perché la Francia di Macron, quella che combatte nazionalisti e xenofobi, i porti li tiene sprangati a doppia mandata. E che lo faccia un presidente eletto sulle note dell’Inno alla Gioia, uno che fino all’altro ieri parlava di costruire un’Europa sovrana, unita e democratica e che, nel pluricitato discorso della Sorbona, meno di un anno fa, auspicava la nascita di un ufficio europeo per l’asilo per armonizzare la gestione delle migrazioni, suona un bel po’ ipocrita.

E forse sì, dovremmo chiedercelo ora, che siamo ancora in tempo, se sia proprio Macron il migliore che abbiamo, l’alfiere contro il nazionalismo e la xenofobia, che non accoglie uno straniero nemmeno sotto tortura, nemmeno donne e bambini nel gelo delle montagne della val di Susa

Grasso che cola, per Salvini e Orban. Anche perché abbiamo il sospetto che Monsieur le President usi questa contrapposizione con i leader sovranisti per provare ad arrestare il crollo verticale della sua popolarità, oggi pari al 34%, quasi ai livelli di François Hollande, per intenderci, provando a ripetere con il leader della Lega la contrapposizione che lo vide uscire vincitore contro Marine Le Pen. Bassa cucina politica interna. Peraltro con la stessa Marine Le Pen che dopo la crisi nera successiva alle presidenziali sta tornando a crescere nei sondaggi, arrivando a lambire di nuovo il 20% dei consensi. Motivo più che sufficiente per non aprire porti e frontiere agli stranieri, peraltro.

E forse sì, dovremmo chiedercelo ora, che siamo ancora in tempo, se sia proprio Macron il migliore che abbiamo, l’alfiere contro il nazionalismo e la xenofobia, che non accoglie uno straniero nemmeno sotto tortura, nemmeno donne e bambini nel gelo delle montagne della val di Susa. Il presidente di un Paese in cui rischia cinque anni di carcere un uomo che ha soccorso a millenovecento metri di altezza una donna incinta di otto mesi, mentre camminava in un metro di neve col marito e due figli, a meno undici gradi, paralizzata dal gelo. L’uomo dei discorsi sulla nuova Europa che sinora si è occupato solo della Francia, del quale non si ricorda mezza proposta concreta per cambiare il destino del continente.

Per quanto ci riguarda, meglio di no. Anche perché il giovane presidente francese, aristocratico, fighetto, elitario è il bersaglio perfetto contro cui scaricare tutto l’arsenale populista. Lo diciamo a lui, e a chi ancora oggi pensa sia una buona idea investire sul suo impegno in prima persona; Macron è un gigantesco favore ai populisti. Pensateci, anche solo per regalarci un po’ di incertezza, in vista di elezioni europee il cui esito - la più netta svolta a destra della storia dell’Unione Europea - sembra oggi essere più che mai scontato. Se proprio si deve perdere, che non si perda da ipocriti.

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