31 Agosto Ago 2018 0850 31 agosto 2018

Pepe Mujica, una pecora nera al potere: ritratto del politico più irregolare del ventunesimo secolo

La recente biografia del leader politico uruguaiano, primo ex guerrigliero a entrare nel parlamento del suo Paese e nello Studio Ovale della Casa Bianca. Un uomo di sinistra, radicale anche nelle scelte personali, ma lontano dai cliché anticapitalisti

Pepe Mujica Linkiesta
PABLO BIELLI / AFP

José “Pepe” Mujica fu il primo tupamaro a entrare in Parlamento in Uruguay e il primo ex guerrigliero a sedere nella stanza ovale della Casa Bianca quando Barack Obama chiese il suo aiuto per la svolta storica di riavvicinamento a Cuba.

Una pecora nera al potere, insomma, come recita il titolo molto eloquente che i due giornalisti uruguaiani Andrés Danza ed Ernesto Tulbovitz danno al loro lavoro che racconta, in maniera precisa e avvincente, la vicenda umana e politica dell’ex presidente dell’Uruguay che sarà protagonista di un dibattito, moderato da Francesco Cancellato direttore de Linkiesta.it., con il Segretario Generale della Fim Cisl Marco Bentivogli, questa sera alle ore 18.00 presso il teatro P.I.M.E. di Milano.

Mujica racchiude storia e speranza: figlio di madre ligure rappresenta la vittoria dell’integrazione e della multiculturalità; combatté, pagandone il prezzo con oltre dieci anni di carcere duro, contro i soprusi del potere reazionario e oppressivo, in nome della libertà e dell’uguaglianza di opportunità; politico lungimirante e attento agli ultimi, tanto da destinare oltre il 70% dell’indennità da presidente alla realizzazione di abitazioni per i poveri; sempre vicino alla sua gente, rifuggiva i riti e i protocolli istituzionali, mettendo in difficoltà staff presidenziale, diplomazie estere e scorta presidenziale.

Pepe, da politico, aveva sempre lo sguardo proiettato in avanti. Era convinto che bisognasse separare l’istruzione tecnica dalla formazione regolare per favorire l’accesso al lavoro da parte dei giovani senza passare per forza dall’Università. Una questione centrale anche per l’Italia, paese che ha bisogno di potenziare il sistema degli ITS che sfornano solo 8.000 diplomati contro i 900.000 della Germania, un divario che spiega i nostri ritardi in competitività e innovazione e di risolvere l’educational mismatch, ovvero lo scollamento tra la formazione dei giovani, le loro aspettative ed esigenze del mercato del lavoro e delle imprese.

Danza e Tulbovitz tratteggiano un uomo contrario ai dogmi e innamorato del buonsenso: “Una delle principali fonti di conoscenza è il senso comune. Il problema è quando metti l’ideologia al di sopra della realtà. La realtà ti arriva come un pugno e ti fa rotolare a terrà. Se l’ideologia comincia a sostituire la realtà, vivi qualcosa di fittizio che ti porta alla rovina e a conclusioni fantasiose che non esistono. Io devo lottare per migliorare la vita delle persone nella realtà concreta di oggi e non farlo è immorale. Questa è la realtà. Sto lottando per degli ideali, ok; ma non posso sacrificare il benessere della gente per degli ideali”. Una pratica che la Fim è abituata a tenere ben salda nella propria azione contrattuale che, come ricorda il suo Segretario Bentivogli, deve portare sempre ad “amare più le persone delle idee”.

Mujica, da presidente, non guardava con simpatia le nazionalizzazioni ed era attento, comunque, al mondo delle imprese ben sapendo che senza di esse non ci sarebbe stato lavoro per la sua gente: “Uso la tattica della sifilide. Il batterio della sifilide non uccide la vittima, perché se lo fa, non ha dove mangiare. Se io tolgo a loro (imprese e capitalisti) tutto o li caccio via dall’Uruguay, non c’è poi nessuno che investa soldi. E chi mi dice che noi riusciamo a maneggiare meglio quelle cose di loro? Guarda cosa è successo in Venezuela. Hanno espropriato tutto e adesso stanno peggio. Ma dai!”, Gli sponsor nostrani delle nazionalizzazioni sono avvisati.

Per Pepe, raccontano gli autori, contavano molto anche le sfumature, “perché il bianco e il nero non servono a nulla”. È per queste sue convinzioni che fu abile a tenere agganciata l’opposizione con posti dirigenziali nelle imprese pubbliche e che, senza nessun problema, poteva stare seduto allo stesso tavolo con la sinistra più radicale del Sudamerica e, poco dopo, sintonizzarsi con i rappresentanti della destra perché, dice, bisogna essere pragmatici e avere molto buonsenso, la migliore delle ideologie.

Una persona umile arrivata alla presidenza lontano dalle idee dei socialisti del ventunesimo secolo, capitanati da Chavez, e da quelle dei comunisti del ventunesimo secolo. Apprezzava loro, ma nella pratica politica non c’era molta affinità. Ad esempio, Cuba la ricordava come una vecchia fidanzata dei tempi dell’adolescenza e che, ora, vedeva invecchiata e deteriorata.

«Il problema è quando metti l’ideologia al di sopra della realtà. La realtà ti arriva come un pugno e ti fa rotolare a terrà. Se l’ideologia comincia a sostituire la realtà, vivi qualcosa di fittizio che ti porta alla rovina e a conclusioni fantasiose che non esistono. Io devo lottare per migliorare la vita delle persone nella realtà concreta di oggi e non farlo è immorale. Questa è la realtà. Sto lottando per degli ideali, ok; ma non posso sacrificare il benessere della gente per degli ideali»

Pepe Mujica

Il libro getta uno sguardo anche sulle difficoltà che l’Europa, dove pure ricorda trovarono origine il movimento sindacale e le idee di progresso, sta affrontando dal punto di vista politico, vittima della mancanza di idee politiche di avanguardia. Del resto, l’ex presidente uruguaiano è uno dei pochi a parlare di sentimenti in politica e a richiamare la felicità: celebre il suo discorso a Rio de Janeiro in cui ricordava che “lo sviluppo deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!”. Una visione che colora di speranza anche il tema dell’immigrazione ritenuta portatrice di benefici e delle diversità che, se colte, possono generare buoni frutti per tutti. Per Mujica la cosa fondamentale è la tolleranza verso chi pensa o si esprime in modo diverso perché “la fusione tra le persone è la cosa migliore che ci possa essere. La purezza razziale è una merda”, un epiteto che calzerebbe molto bene con il clima di odio che stiamo respirando in questi giorni, anche nel nostro Paese.

Il coraggio fu il motore delle sue grandi riforme liberali che portarono l’Uruguay a depenalizzare l’aborto, legalizzare il matrimonio tra omosessuali e regolarizzare la vendita di marijuana attraverso lo Stato, un duro colpo per i narcos. Allergico agli strumenti tecnologici per ragioni anagrafiche è tuttavia convinto che la tecnologia sia una buona opportunità se usata a favore delle persone: musica per le orecchie della Fim che con l’avvento dell’Industria 4.0 vede la possibilità di una nuova umanizzazione del lavoro.

Infine, il libro ricorda con piacere l’amicizia tra Pepe e Lula, l’ex presidente brasiliano, messo fuorigioco dalla competizione elettorale con una ingiusta, e quanto mai politica, incarcerazione. Lula è un personaggio molto legato anche alla Fim e alla Cisl che, fin dall’epoca della dittatura militare, appoggiarono concretamente il sindacato dei metalmeccanici di cui Lula stesso era presidente, contribuendo alla nascita e allo sviluppo del sindacalismo libero e democratico brasiliano che portò alla creazione della Cut, la centrale confederale brasiliana, nel 1983.

Insomma, una bella storia.


*Segretario Generale Fim Cisl Lombardia e Fim Cisl Milano Metropoli

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook