I gialloverdi parlano tanto e durano poco: ecco perché Fitch non ha affossato il nostro rating

Siamo al paradosso definitivo: Fitch non ci boccia perché non si fida del Governo. Nessuno crede che il gialloverdi realizzino le riforme che hanno promesso, dalla flat tax al reddito di cittadinanza. Se ancora le agenzie di rating ci salvano è perché abbiamo un Governo poco credibile

Governoo_Linkiesta
1 Settembre Set 2018 0730 01 settembre 2018 1 Settembre 2018 - 07:30
WebSim News

Alla fine dobbiamo ringraziarli, i nostri simpaticoni giallo-verdi. Perché se Fitch ha deciso di non far scendere il nostro rating sotto il livello di guardia del BBB, ma di sanzionarci solo con un outlook negativo, è soprattutto grazie all’inaffidabilità di Di Maio, Salvini e compagnia governante, alle loro incoerenze interne (roba che in confronto l’Unione di Prodi era un monolite, ed erano 14 partiti, non due), alla loro incapacità di realizzare ciò che promettono.

Siamo al paradosso definitivo: Fitch non ci boccia perché non si fida di loro. Perché ritiene che la minaccia dello sforamento dei parametri di Maastricht, nonostante Giancarlo Giorgetti l’abbia ribadita di nuovo, giusto ieri, non sia credibile. Perché ritengono poco credibile, allo stesso modo, che il governo avanzi politiche che minaccino un’uscita dall’Euro. Perché ritengono che “la natura nuova e non collaudata del governo, le considerevoli differenze politiche fra i partner della coalizione e le contraddizioni fra gli elevati costi dell'attuazione degli impegni presi nel 'Contratto' e l'obiettivo di ridurre il debito pubblico” possano portare a “una crescente possibilità di elezioni anticipate dal 2019”.

Per ora accontentiamoci di ringraziarli della loro palese inadeguatezza anche solo a fare davvero paura: nessuno, nemmeno Fitch, crede che aboliranno, o anche solo riusciranno a modificare la Legge Fornero. Nessuno, nemmeno Fitch, crede in un aumento esponenziale del deficit per finanziare il reddito di cittadinanza e la Flat Tax.

Buon per noi. Perché non osiamo immaginare cosa sarebbe successo se i mercati avessero ritenuto credibile questo esecutivo, con lo spread tra i Bund e i BTP che dal 4 marzo a oggi è salito da 140 a 290 punti base e con i titoli di Stato venduti a tassi superiori al 3%, con tanti saluti agli elettori di domani che dovranno ripagare questo denaro buttato via a colpi di sparate sui giornali, e che non potranno adeguatamente ringraziare Di Maio e Salvini per questo regalino, tra dieci, venti, trent’anni.

Per ora accontentiamoci di ringraziarli della loro palese inadeguatezza anche solo a fare davvero paura: nessuno, nemmeno Fitch, crede che aboliranno, o anche solo riusciranno a modificare la Legge Fornero. Nessuno, nemmeno Fitch, crede in un aumento esponenziale del deficit per finanziare il reddito di cittadinanza e la Flat Tax. Nessuno, nemmeno Fitch, pensa che Alitalia e Autostrade torneranno in pancia allo Stato, e che l’Ilva finirà per spegnere il suo altoforno. E del resto è il governo stesso, in questa fase, che deve sforzarsi di rassicurare che non farà nulla di quel che ha promesso, altrimenti nessuno si compra più il nostro debito pubblico, nemmeno i cinesi. Pensavamo di averle viste tutte: sbagliavamo.

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