Prima insultano, poi chiedono scusa: le abitudini vigliacche dei leoni da tastiera

La dottoressa che chiama ”negracci” i migranti e poi si scusa. Il deputato che svillaneggia i magistrati. E poi si scusa. I casi sono sempre più frequenti. Sui social va molto l’odio nazionalista e populista, ma subito i leoni da tastiera si sgonfiano, e hanno paura

Hater_Troll_LInkiesta
1 Settembre Set 2018 0730 01 settembre 2018 1 Settembre 2018 - 07:30

“Non esistono diritti umani per quattro negracci che ci invadono" e arrivano con Nike e tutte firmate e le trippe piene, con la scabbia ma per chissà quali violenze perpetuate. Solo un errore viene ad ora commesso: andrebbero annegati al largo”: parole, opere e (o)missioni comparse sulla bacheca Facebook di Gloria Burini, dottoressa al Pronto Soccorso dell’Ospedale della Misericordia (perché a volte la realtà riesce a essere più grottesca della fantasia).

Niente di nuovo, per carità: chi ha la sventura di frequentare i social per diletto o per lavoro ha avuto sicuramente occasione di leggere addirittura di peggio. Quando mi capita di pubblicare articoli sui migranti (soprattutto in questi ultimi mes icaldi che hanno sdoganato il cattivismo recuperandolo dalle fogne) compaiono commenti che incitano ai forni crematoi, al ritorno del fascismo, allo sterminio, e così via. Gloria però ha avuto la sfortuna di essere stata beccata, e così quella frase ha fatto il giro d’Italia meritandosi articoli, editoriali e prevedibile sdegno.

Ora il suo avvocato però ci ha dato la spiegazione: “la dottoressa – spiega l’avvocato Budelli – era andata insieme al fidanzato ed alcuni amici in un locale, lasciando l’ipad incustodito e senza password”. Anzi, l’avvocato ci tiene a precisare che nelle strutture sanitarie in cui ha lavorato “nessuno può dire che c’è (il congiuntivo sbagliato è testuale nel comunicato stampa nda) stata mai un’omissione, un comportamento razzista o un suo atteggiamento concreto che supporti questa tesi”. E poi ovviamente la frase che sta bene su tutto: avrebbe ricevuto solidarietà perfino da “extracomunitari che li ha curato e guarito”. A posto così.

Vi ricordate, qualche giorno fa, il prestigioso deputato leghista Giuseppe Bellachioma? Aveva scritto sul suo Facebook, in merito alle indagini aperte dalla magistratura nei confronti di Matteo Salvini sul caso della nave Diciotti: “se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa..occhio!!!”. L’Associazione Nazionale Magistrati si è piuttosto risentita (ma va?) e ha emesso un durissimo comunicato stampa. L’eroico deputato non solo ha cancellato il post ma ha addirittura pubblicato un post di scuse in cui scrive: “In nessun modo intendevo attaccare nétantomeno minacciare la Magistratura, del cui lavoro ho profondo rispetto. Il mio commento era mosso solo dalla reazione alle miglia di insulti e attacchi a cui ogni giorno sono sottoposti Matteo Salvini e la Lega”. In pratica le minacce, par di capire, erano rivolte alle persone non salviniane, mica ai magistrati. Un altro Rambo che diventa pecorella.

Leoni che sbavano ferocia nelle loro bolle in cui si considerano protetti poi diventano vigliacchi appena qualcuno gli chiede di prendersi la responsabilità delle loro affermazioni. Lo stesso ministro dell’interno Salvini che alla festa di Pontida nel 2009 cantava 'Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani’ e tutta una sequela di offese e poi durante l’ultima campagna elettorale si è detto disposto a “mettersi in ginocchio” per essere perdonato (o meglio: votato)

Vi ricordate Stefano Tacconi, ex portiere della Juventus e della nazionale di calcio? In un video postato su Instagram ha delirato sui “calciatori bianchi che sono discriminati”, ha dato del “negher” al giornalista 'Idris' Sannehe poi si è professato fieramente “fascista”. Le sue scuse sono un capolavoro di codardia: "Prendo le distanze da tutto ciò che si è detto (quindi da sé stesso nda) Stavo parlando in auto con degli amici: è solo goliardia. Questa mattina ho pubblicato un altro video in cui chiedevo scusa a tutti. Ho amici di colore, non sono fascista”.Una perfetta uscita a vuoto, per usare una metafora calcistica.

Gli esempi sono moltissimi, sempre più frequenti. Leoni che sbavano ferocia nelle loro bolle in cui si considerano protetti poi diventano vigliacchi appena qualcuno gli chiede di prendersi la responsabilità delle loro affermazioni. Per fare un esempio “alto” basterebbe ricordare lo stesso ministro dell’interno Salvini che alla festa di Pontida nel 2009 cantava 'Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani’ e tutta una sequela di offese e poi durante l’ultima campagna elettorale si è detto disposto a “mettersi in ginocchio” per essere perdonato (o meglio: votato).

I fascisti e i razzisti del nuovo millennio li riconosci per la codardia: usano i social come letamaio dove concimare le loro amicizie ma poi balbettano appena li raggiunge un raggio seppur minimo di luce dell’opinione pubblica. Sono pieni di figli o di amici (evidentemente tutti stronzi) che si divertono a scrivere a nome loro sempre offese sempre agli immigrati sempre neri. Si professano appassionati di storia quando vengono pescati con qualche simbolo nazista ma non sanno coniugare uno straccio di congiuntivo.

Fanno i fascistoni nelle loro sezioni di partito e poi in tivù si spingono al massimo a dire che “Mussolini ha fatto anche cose buone”. Se la prendono con i disperati sentendosi eroi e poi scrivono struggenti lettere di scuse insieme ai loro avvocati di fronte a una querela. Diceva Ezra Pound che se un uomo non è disposto a morire per le sue idee o le sue idee non valgono niente o non vale niente lui. Forse per i neofascisti di casa nostra sarebbe meglio correggere la frase in “se un uomo non è disposto a morire per le sue idee, le sue idee non valgono niente e non vale niente lui”.

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