3 Settembre Set 2018 0725 03 settembre 2018

Per un film horror credibile serve che il protagonista abbia un cellulare scarico

Il dramma delle batterie in rosso e la necessità di fare una chiamata: quale migliore premessa per un film dell’orrore? La paura dell’isolamento, anche di quello virtuale, genera mostri

Battery 2286442 960 720

Una volta bastava che la sceneggiatura portasse i personaggi in periferia, o appena fuori un centro abitato, perché si preparasse il terreno per una scena horror. Ad esempio, succede in Psycho (1960), ambientato in un motel desolato, e in The Shining, in un grande hotel in montagna. Il trucco è ovvio: il protagonista non deve poter chiedere aiuto a nessuno. E l’isolamento diventa una necessità.

Oggi però, in un’epoca di iperconnessione e smartphone, è difficile essere davvero tagliati fuori dalla realtà. Un modo per comunicare la propria posizione, o la situazione di pericolo si trova quasi sempre. È per questo che, come spiega nel suo saggio Tasha Robinson, il vero modo per restare isolati oggi è trovarsi con le batterie del telefono scariche.

Una forma di isolamento materiale (taglia fuori dalla possibilità di chiamare numeri di emergenza) ma anche simbolica: si esce, all’improvviso, dal flusso di conversazioni quotidiane con gli amici, dagli aggiornamenti delle notizie e degli eventi delle persone che si conoscono. In altre parole, si perde contatto con il mondo esterno. Questo rende necessario, per l’eventuale “cattivo” della storia, occuparsi prima di tutto delle batterie del telefono della vittima. “Gli spettatori di un film horror avranno difficoltà a credere a un mostro dall’aspetto di Godzilla che insegue degli amici lungo le strade di New York”, scrive, “mentre saranno più persuasi dall’immagine di un ragazzo che si allontana da una festa con una batteria del telefono quasi scarica e che deve fare una telefonata importante prima della fine della notte”.

Il piano simbolico, continua Robinson è ancora più coinvolgente e rivelatorio perché la disconnessione è spesso percepita come un aspetto positivo. In tanti si lamentano dell’eccessiva reperibilità dovuta ai nuovi mezzi tecnologici, o della saturazione da notizie inutili proveniente dai social. E invocano, come rimedio, la possibilità di potersi staccare, di prendersi una vacanza. È in questa fantasia, più o meno inconscia, che agisce il film horror: prepara e fornisce una versione negativa e catastrofica di un desiderio, di una possibilità considerata liberatoria. E inchioda, frastornando, lo spettatore.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook