4 Settembre Set 2018 0750 04 settembre 2018

Di Maio scappa fino a che sei in tempo: il governo gialloverde è la tomba del Movimento Cinque Stelle

A sette mesi dal voto, la Lega ha guadagnato 15 punti mentre i Cinque Stelle ne hanno persi 4 e tutto fa pensare continueranno a perderne. Ecco perché sono proprio Di Maio & co. che dovrebbero darsi da fare per trovare un’alternativa. Altrimenti, rischiano davvero di farsi mangiare da Salvini

Dimaio Crisi Linkiesta
Filippo MONTEFORTE / AFP

Chiamatela Lega pigliatutto, visto che volete cambiarle nome: dal 4 di marzo a oggi, il partito di Matteo Salvini ha guadagnato 15 punti percentuali, mentre il Movimento Cinque Stelle ne ha persi 4. Nel frattempo, sia il Partito Democratico sia Forza Italia hanno continuato imperterriti la loro emorragia di consensi, col partito di Berlusconi che rischia addirittura di essere superato da Giorgia Meloni e con il Pd che, a oggi, raccoglie poco più delle metà dei consensi leghisti.

A distanza di sette mesi esatti da un voto che avevamo definito come un terremoto, in altre parole, dobbiamo constatare che le scosse non si sono arrestate, ma che in realtà il 4 marzo è stato solo l’inizio di un processo che ha rivoluzionato tutti gli equilibri politici dell’Italia. Ha decretato la fine del lungo clclo politico di Silvio Berlusconi. Ha sancito il fallimento dell’esperimento di una forza politica che raccogliesse tutte le forze progressiste del Paese, trasformandone la vocazione maggioritaria nell’attuale pallore proporzionale, processo che non si arresterà con un cambio di segretario, né con un cambio di nome.

Non solo, però: nel definire il suo esito attraverso il governo gialloverde, ossia l’alleanza tra i due partiti anti-establishment, gli unici sempre all’opposizione dal 2011 al 2018 ha ridefinito gli equilibri all’interno di quel bacino elettorale che, per semplicità, continuiamo a definire populista. E che dovremmo invece cominciare a chiamare per quel che è: la nascita di una nuova destra italiana, nazionalista e statalista. Una destra che Salvini riesce a rappresentare molto meglio di Di Maio, sia nella definizione dell’agenda politica, sia nella rappresentazione mediatica, sia nei favori dell’elettorato.

Quel che oggi è fisiologico, tuttavia, domani potrebbe diventare malattia grave. Perché l’emorragia di voti da Di Maio a Salvini è un processo che sta accelerando. Perché le cose peggioreranno, se e quando a sinistra arriverà una proposta credibile di alternativa al leghismo, Perché il Movimento potrebbe pagare più della Lega la fine della luna di miele tra il Paese e il governo

È fisiologico che sia così, senza tirare troppe croci addosso al povero capo politico del Movimento: sarebbe andata allo stesso modo, pure se alla guida dei Cinque Stelle ci fosse stata la reincarnazione populista di Giulio Andreotti: lo spirito dei tempi tira verso destra più o meno ovunque, e in Italia più che altrove. E crediamo pure che alla Casaleggio Associati sapevano benissimo che avrebbero pagato pegno, andando a governare con una forza politica più esperta, più radicata e più radicale di quanto loro non fossero, tanto più con Grillo e Di Battista fuori dai giochi.

Quel che oggi è fisiologico, tuttavia, domani potrebbe diventare malattia grave. Perché l’emorragia di voti da Di Maio a Salvini è un processo che sta accelerando, man mano che passa il tempo, e che continuerà fino alla scadenza della legislatura, naturale o meno che sia. Perché le cose peggioreranno, se e quando a sinistra arriverà una proposta credibile di alternativa al leghismo, perché drenerà altro consenso e perché rischia addirittura di provocare una scissione all’interno del Movimento stesso, con la fronda sempre più esplicita di Roberto Fico, che ieri si è preso gli applausi alla festa nazionale del Partito Democratico. Non bastasse, il Movimento potrebbe pagare più della Lega la fine della luna di miele tra il Paese e il governo, non fosse altro per il fatto che la sua agenda politica è molto più costosa e velleitaria di quella leghista.

Di fronte a questo scenario, ciò che stona sono i rumor di Palazzo, che raccontano di un Salvini desideroso di staccare la spina a un governo che gli fa guadagnare consensi e di un Di Maio che fa di tutto per smussare gli angoli e tenerlo in vita, nonostante sia una specie di condanna a morte per il Movimento che guida. Paradossalmente, se staccasse la spina al governo e tornasse a votare dopo le europee, Salvini regalerebbe ai Cinque Stelle la leadership dell’opposizione, e la sopravvivenza. Fossimo in Di Maio, quasi quasi, lasceremmo fare.

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