Lega e Cinque Stelle, cento giorni contro i giovani (ma i giovani se ne fottono)

Sono stati votati in massa dagli under 40, ma Di Maio e Salvini sembrano interessati solo a fare gli interessi degli anziani: più soldi ai pensionati e più sicurezza. Scuola, ricerca, occupazione femminile, soldi alle famiglie? Non pervenuti. Così come i giovani in piazza

Di Maio Selfie Linkiesta

Piero CRUCIATTI / AFP

8 Settembre Set 2018 0745 08 settembre 2018 8 Settembre 2018 - 07:45

Voto generazionale: così You Trend aveva definito l’esito delle elezioni del 4 marzo scorso, in una delle prime analisi. Il risultato clamoroso di Lega e Cinque Stelle, infatti, era figlio della loro capacità di sfondare nell’elettorato giovanile. La Lega, prendendosi il 21,1% nella fascia di età tra i 18 e il 24 anni, 4,5 punti in più rispetto alle percentuali complessive. I Cinque Stelle, arrivando addirittura a lambire il 40% anche nella fascia tra i 25-34 anni, quasi otto punti in più rispetto al già clamoroso 32,5% raccolto.

Difficile dirla altrimenti: i giovani avevano scelto in massa le proposte anti-sistema, in controtendenza rispetto a quanto era accaduto in altre elezioni caratterizzate dal trionfo populista, come il referendum britannico sulla Brexit e l’elezione di Trump negli Stati Uniti. Unico corollario possibile, il successivo governo giallo-verde avrebbe dovuto essere un trionfo di politiche a favore delle fasce più giovani della popolazione: risorse alle scuole, all’orientamento scolastico, all’inserimento lavorativo, fondi per le giovani coppie, incentivi alla natalità e all’occupazione femminile, più asili nido, possibilmente gratuiti. E ancora, un welfare finalmente universale e più attento alle fasce di popolazione sotto i 40 anni di età, quella più povera, che tuttavia riceve solo il 26% delle prestazioni assistenziali dell’Inps, la metà rispetto a quanto ricevono gli over 60, che invece sono la fascia d’età più ricca della popolazione italiana.

Zero assoluto sulla scuola, zero sulla ricerca, zero sull’innovazione, zero sulle libertà civili, zero sulla natalità, zero sull’occupazione femminile, zero per le donne con figli, zero ridistribuzione fiscale a favore dei giovani e tanto debito pubblico in più, perlomeno nelle intenzioni, che sarà gentilmente offerto dalle generazioni a venire

Questo ci saremmo aspettati, da chiunque fosse andato al governo, nel Paese che siamo il Paese che fa meno figli in Europa, insieme alla Germania, in cui la disoccupazione giovanile lambisce il 40%, in cui ci sono 2 milioni e mezzo di giovani che non studiano né lavorano. Questo ci saremo aspettati, e invece, nei primi cento giorni di governo, quelli in cui si dà la linea, si è parlato della presunta invasione dei migranti dall’Africa (repetita iuvant: negli ultimi dieci anni gli immigrati irregolari sono diminuiti, non aumentati), di aumentare le risorse da distribuire ai pensionati, di diminuire le tasse ai ricchi (generalmente anziani), di dare i taser in mano alle forze dell’ordine, di far vaccinare o meno i bambini nelle scuole, di nazionalizzare Alitalia e le Autostrade, di far fallire o meno l’Ilva.

Per i giovani, il reddito di cittadinanza (minimo garantito condizionato) a quanto pare rimandato sine die, e un decreto dignità che, a quanto pare, farà diminuire l’occupazione proprio tra i più giovani. Il resto? Zero assoluto sulla scuola, zero sulla ricerca, zero sull’innovazione, zero sulle libertà civili, zero sulla natalità, zero sull’occupazione femminile, zero per le donne con figli, zero ridistribuzione fiscale a favore dei giovani e tanto debito pubblico in più, perlomeno nelle intenzioni, che sarà gentilmente offerto dalle generazioni a venire.

Ormai gente in piazza non ce ne aspettiamo più. Ma abbiamo la sensazione, a naso, che non sarà un autunno particolarmente caldo e fatichiamo a capire perché, di fronte a un governo che nemmeno ci prova a dissimulare la sua preferenza smaccata per il voto della popolazione anziana, che cerca di rassicurare e compiacere in ogni modo. Sarà che non è semplice contestare due quasi coetanei come Di Maio e Salvini. Sarà che se il nemico non ha il doppiopetto e ti da del tu non si riconosce bene. Sarà che è così tanta la voglia di farla pagare a quelli di prima che forse ai gialloverdi si concederà un po’ di indulgenza in più. Sarà quel che sarà, cari giovani, ma questi vi stanno spennando vivi. Forse sarebbe il caso di svegliarsi, di cominciare ad alzare la voce.

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