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Copyright contro digitale, la battaglia campale tra passato e futuro dell’informazione

Dopo la bocciatura di luglio sulle nuove direttive in materia di diritto d’autore, a Bruxelles riprende la discussione. In gioco c'è il destino di vecchi e nuovi media. E il nostro rapporto con essi

Copyright 2 Linkiesta

BEN STANSALL, LIONEL BONAVENTURE / AFP

11 Settembre Set 2018 0740 11 settembre 2018 11 Settembre 2018 - 07:40
Tendenze Online

Quando il nuovo si fa strada, chi si ostina a non cambiare vede una minaccia e non un’occasione per entrare nel futuro. Le nuove tecnologie rappresentano il nuovo e ci stanno proiettando a tutta velocità in avanti, ma spesso la paura delle nuove sfide determina risposte non all’altezza. Uno di questi casi è il rapporto tra diritto d’autore e digitale. Dove eravamo rimasti? Lo scorso luglio, l’europarlamento con 318 voti contrari, 278 voti favorevoli e 31 astenuti, ha respinto il mandato negoziale proposto dalla commissione giuridica il 20 giugno e dunque la discussione relativa al copyright riprende oggi, con il voto previsto per domani. Le linee guida alla base della riforma sono tre: facilitare l’accesso cross border a contenuti protetti dal diritto d’autore online, ampliare l’uso di materiale coperto dal copyright per fini educativi e di ricerca e infine, garantire un miglior funzionamento del mercato.

Nonostante le buone intenzioni, la materia è assai dibattuta. Se da una parte è giusto tutelare il copyright, è pur vero che quest’ultimo è stato ridefinito dalle moderne tecnologie, nate, tra le altre cose, anche per permettere al pubblico più ampio possibile di accedere a immagini, testi, video e contenuti di varia natura. Senza questa libertà di condivisione molte professionalità non sarebbero mai nate, tanti prodotti dal settore musicale a quello audiovisivo non avrebbero mai avuto la possibilità di diffondersi. “Internet aperto ha eliminato le barriere dei guardiani dei media tradizionali e ha innescato una nuova economia creativa globale per creatori e artisti. Ha dato a chiunque abbia un'idea la possibilità di condividere la propria passione, trovare fan in tutto il mondo e costruire un business. Nonostante le migliori intenzioni, ritengo che questo possa essere a rischio in quanto i politici europei si preparano a votare una nuova direttiva europea sul diritto d'autore il 12 settembre”, ha detto ad esempio RobertKyncl, Chief Business Officer di Youtube. La ricerca di un compromesso tra la tutela del copyright e la disciplina per le piattaforme digitali sembra quindi sempre più uno scontro tra un vecchio mondo che ha paura delle nuove sfide e un nuovo mondo che avanza. A farne le spese, purtroppo, potrebbero essere proprio gli utenti.

Se da una parte è giusto tutelare il copyright, è pur vero che quest’ultimo è stato ridefinito dalle moderne tecnologie, nate, tra le altre cose, anche per permettere al pubblico più ampio possibile di accedere a immagini, testi, video e contenuti di varia natura

Tra gli articoli più discussi della direttiva sul copyright vi sono l’11 e il 13. Il primo mira a tutelare gli editori affinchè possano negoziare l’uso dei propri contenuti da parte delle piattaforme digitali. Questa disposizione parte dal presupposto che online la stampa non venga adeguatamente compensata. Ma siamo davvero sicuri che la Rete non possa addirittura essere di aiuto? Trovare link alle testate giornalistiche presenti anche in rete genera traffico e dunque ricavi. Il Web non è un nemico minaccioso ma rappresenta un banco di prova per il mondo della stampa. Le piattaforme e i motori di ricerca non sono un ostacolo ma costringono i giornali a rivedere il proprio rapporto tra carta e digitale, per puntare sempre di più sul secondo. Leggendo l’articolo 11 alcuni hanno paventato la possibilità di una sorta di tassa sui collegamenti ipertestuali. Nonostante l’Ue abbia chiarito che quanto previsto dal testo discusso a luglio non riguarderebbe i singoli utenti che pubblicano link da siti web, bensì solo le piattaforme, permangono molti dubbi in merito. La preoccupazione concreta è dunque che di fatto si limiti la circolazione di contenuti informativi.

Altre disposizioni che dividono addetti ai lavori e opinione pubblica sono quelle contenute nell’articolo 13. Quest’ultimo mira a far ottenere un’equa remunerazione ai titolari del diritto di proprietà del materiale pubblicato o memorizzato da parte delle piattaforme digitali, le quali devono anche impegnarsi a non far circolare contenuti non autorizzati, da individuare in via preventiva attraverso dei filtri. Molti hanno evidenziato che esercitare un controllo del genere è costoso. I big tech troverebbero quindi sicuramente meno difficoltà ad uniformarsi alla normativa rispetto ai siti web di modeste dimensioni, che si ritroverebbero quindi ad essere penalizzati. Altre critiche alla riforma in discussione arrivano dal mondo dell’innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolo tre sull’estrazione di testo e di dati. Come evidenziato da Gianmarco Carnovale e Lenard Koschwitz su Agenda Digitale pochi giorni fa, l’articolo rischia infatti di limitare il data mining, ovvero proprio quell’attività di estrazione di dati necessaria per lo sviluppo di startup e pmi innovative.

La discussione sulla direttiva relativa al copyright entra nel vivo tra polemiche, il vecchio mondo entra in contatto con il nuovo e cerca di bloccarlo con regole e norme, prevarrà il buonsenso o la paura del futuro?

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