12 Settembre Set 2018 1135 12 settembre 2018

Mara Carfagna: «Il governo giallo-verde è solo propaganda. E Salvini ha appaltato l’economia al Movimento Cinque Stelle»

Parla la vicepresidente della Camera: «L’agenda economica del governo? Tutta pauperismo e giustizialismo dei Cinque Stelle. Se fossimo noi al governo oggi si parlerebbe di flat tax, non di reddito di cittadinanza. Immigrazione? Siamo per uno Stato severo, non per la crudeltà»

Mara Carfagna Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP

«Salvini? È solo propaganda. Il governo Conte è dominato dall’agenda del Movimento Cinque Stelle». Mara Carfagna non fa sconti alla coalizione giallo-verde, nonostante la Lega faccia (ancora) formalmente parte del centrodestra. Reduce dalle vacanze estive e da incontri come il recente campus dei giovani di Forza Italia, la vicepresidente della Camera dei Deputati è più che mai motivata a «ricostruire il campo moderato e liberale». Impresa quanto mai ardua, e non è un caso che il nome di quel campus sia Everest, la montagna più alta del mondo. Quella che Forza Italia deve scalare, dalle percentuali inferiori al 10% cui è accreditata oggi, per tornare agli antichi fasti, senza farsi fagocitare dall’agenda nazionalista e sovranista della Lega: «Forza Italia ha già attraversato momenti difficili, nella sua storia ed è sempre ripartita - racconta Carfagna a Linkiesta -. Noi rappresentiamo l’Italia liberale, moderata, non disfattista, che non rinuncia a una visione diversa da chi la vuole sull’orlo del baratro. Siamo orgogliosi della nostra storia, perché è una storia di grandi riforme, che hanno cambiato in meglio il nostro Paese. Abbiamo l’ambizione di scrivere il futuro, per rappresentare chi crede nella scienza e nell’innovazione, chi vuole dare opportunità a donne e giovani. I 700 giovani di Giovinazzo, motivati ed entusiasti, sono un ottimo inizio. Non siamo in dissoluzione, né destinati alla rottamazione».

Partiamo dallo stato delle cose, però. Forza Italia è al minimo storico e all’opposizione da cinque anni. Qual è il vostro futuro? Nel centrodestra o tra le braccia di Renzi e dei centristi, come continuano a ripetere Di Maio & co.?
Togliamo di mezzo la sciocchezza dell’alleanza col Pd. Noi, sacrificandoci per il bene dell’Italia, abbiamo governato col Pd per appena sei mesi, nel 2013. Uscimmo da quel governo dopo aver ottenuto l’abolizione dell’Imu sulla prima casa.

Poi però c’è stato il Patto del Nazareno...
Vedevamo la possibilità di cambiare l’architettura dello Stato, è sempre stato un nostro obiettivo. Ma da quel patto ci siamo usciti, quando Renzi ha cominciato a cambiare le carte in tavola. Peraltro, sia quando eravamo al governo con loro, sia durante il Patto del Nazareno noi non abbiamo mai avuto una corrispondenza di amorosi sensi come quella tra i leghisti e i pentastellati. È vero il contrario: che il governo Lega-Cinque Stelle sta diventano una storia d’amore, altro che incidente di percorso. È quello l’asse che sta nascendo.

A proposito del matrimonio Lega-Cinque Stelle: lei che ne pensa, dell’azione di governo, dei suoi primi cento giorni?
Parla ciò che è stato fatto. O forse sarebbe meglio dire quel che non è stato fatto: i primi 100 giorni del governo Conte - o Salvini-Di Maio, come preferite - raccontano di un governo che ha emanato un solo provvedimento oltre all’ordinaria amministrazione. Il confronto coi primi 100 giorni dell'ultimo governo Berlusconi, quello che si insediò nel 2008, è devastante: noi in tre mesi abolimmo l’Ici sulla prima casa, detassammo gli straordinari, liberammo Napoli dai rifiuti. Nel mio piccolo, io, dopo un solo mese, portai in consiglio dei ministri la proposta di legge sullo stalking, e qualche settimana dopo la legge per il garante dell’infanzia. Loro in 100 giorni hanno prodotto solo il cosiddetto Decreto Dignità, peraltro, che dice molto dei principi che ispirano questa coalizione.

Cioè?
Cioè è la prima volta che un decreto del lavoro distrugge deliberatamente posti di lavoro, pur con l’intento nobile di combattere il precariato. Il decreto dignità introduce tasse e burocrazia, laddove servirebbe il contrario. Non crea nuovi contratti indeterminati, ma nuova disoccupazione e nuovo lavoro nero. Una follia. Evidentemente, serve a Di Maio per aumentare la domanda per il suo reddito di cittadinanza.

Secondo lei perché hanno fatto così poco?
Perché è un governo ostaggio di un vizio di fondo.

Quale?
La contraddittorietà: è frutto di un matrimonio tra due visioni e due culture politiche profondamente diverse, che stanno insieme, dicono loro, in nome del cambiamento. In realtà, per ora, hanno cambiato solo idea: ci sono parlamentari che hanno fatto campagna elettorale promettendo la chiusura dell’Ilva e adesso Di Maio ha approvato il piano di rilancio di Arcelor Mittal. Altri che hanno promesso la fine dell’obbligo vaccinale, conquistando vergognosamente il consenso sulla salute dei bambini, e hanno cambiato idea pure lì. Lo stesso è avvenuto col al Tav e con il Tap. L’unica cosa su cui non hanno cambiato idea è il Sud: nulla c’era nel contratto, nulla c’è nell’agenda politica del governo. Zero assoluto. Se non governi in nome di ideali o di una visione del Paese, ti limiti a gestire il potere. E questo è quel che loro stanno facendo, è questo il senso del loro matrimonio.

Però godono di un consenso quasi plebiscitario: abbaglio collettivo?
È fisiologico. Ogni governo gode di una luna di miele, a volte dura anche un anno. Di patologico c’è che sono bravissimi con la propaganda e utilizzano i social molto meglio di chiunque altro. Peccato che lo usino anche per veicolare notizie false.

Però non può essere solo “colpa” dei social network e delle fake news…
No, ovviamente. I movimenti populisti sono cresciuti a causa di una crisi economica che è diventata crisi sociale. Sono aumentati gli squilibri tra Sud e Nord, tra centro e periferie, tra ricchi e poveri, a causa delle politiche economiche profondamente sbagliate che si sono susseguite dal 2011 a oggi e che hanno messo le ali ai movimenti pupulisti. Loro però si limitano a cavalcare la rabbia sociale, e non basta: se non ci liberiamo dalla morsa fiscale e burocratica, l'Italia non ce la farai mai.

Quando parla di movimenti populisti, sta parlando anche della Lega, che fino a prova contraria, è un vostro alleato. C’è chi dice che sia Salvini il vero capo del governo...
Salvini è il capo del governo solo nella dimensione della propaganda, cosa che spiega la sua crescita di consenso. In concreto, però, prevale l’agenda dei Cinque Stelle. Salvini ha imposto la sua linea sull’immigrazione, ma ha appaltato l’agenda economica ai Cinque Stelle, al loro pauperismo, al loro giustizialismo. È un’agenda contro le grandi opere, a favore dell’assistenzialismo, e che non ha come obiettivo prioritario la riduzione delle tasse. Per me questo è un grave errore. Il consenso può pure crescere, ma rimane un errore: se Salvini governasse con noi a quest’ora staremmo parlando di flat tax. E invece oggi quelle risorse andranno al reddito di cittadinanza.

Salvini è il capo del governo solo nella dimensione della propaganda, cosa che spiega la sua crescita di consenso. In concreto, però, prevale l’agenda dei Cinque Stelle. Salvini ha imposto la sua linea sull’immigrazione, ma ha appaltato l’agenda economica ai Cinque Stelle, al loro pauperismo, al loro giustizialismo

Se è così, perché avete lasciato che la Lega trattasse con Salvini, che facesse nascere il governo gialloverde? Non potevate opporvi?
Noi abbiamo acconsentito la nascita di questo governo per un atto di responsabilità, ma a differenza di Salvini non avremmo mai permesso le giravolte su Tap, Tav, Ilva e vaccini, così come non avremmo mai permesso la promulgazione del Decreto Dignità. Per non parlare della riforma della giustizia di Bonafede che obbedisce all’anima vera del Movimento Cinque Stelle, traboccante di invidia sociale, rancore e odio. Sentimenti presenti nella popolazione, ma che non vanno cavalcati per racimolare consenso in modo becero.

Non vi piace proprio, pare di capire.
Veda lei. Per noi ci sono due paletti fondamentali: non accetteremo mai norme che violino la costituzione, presumendo la colpevolezza delle persone, in spregio a ogni garantismo. E non accetteremo misure punitive per chi produce. È giusto lottare contro la corruzione, ma troppe volte le misure anti corruzione si sono trasformate in ostacoli burocratici per le imprese.

Quel che sta facendo Salvini sull’immigrazione vi piace, invece?
Nel programma del centrodestra non c’erano aumento tasse e burocrazia, ma c’era una lotta senza quartiere all’immigrazione clandestina. Attenzione, però: io sono favorevole al controllo dei nostri confini, per uno Stato severo, ma non per uno Stato crudele.

Si riferisce al caso dei richiedenti asilo trattenuti per 9 giorni sulla nave Diciotti...
Non solo loro il problema, visto che gli sbarchi si sono già drasticamente ridotti. E maltrattarli non aveva senso, tanto più perché queste persone sono profughi veri e li accogliamo nello Stato italiano. Il problema sono gli oltre 500mila clandestini già presenti nello Stato italiano. Dovremmo rimpatriarli, e sarebbe molto più semplice se evitassimo di litigare con tutti i Paesi del nord Africa. Nel frattempo, Salvini dovrebbe occuparsi di chi tra loro delinque. È il ministro degli interni, non il ministro dell’immigrazione.

Però con l’immigrazione Salvini fa il pieno di consensi. E le prossime elezioni europee rischiano di essere un trionfo dei populisti. Voi come pensate di arginare questa marea? Qual è la vostra idea di Europa?
Noi siamo per l’Europa dei padri fondatori, molto critici con l’Unione Europea di oggi, che garantisce pace, ma non sicurezza e benessere. Serve un’Europa che garantisca lavoro, e sicurezza, protezione dalle disiguaglianze e dalla povertà. Serve una difesa comune europea, una politica estera europea, una gestione comune dei fenomeni migratori.

Ha letto cos’ha detto il vostro candidato alla presidenza della Commissione Europea Manfred Weber? Dice che è pronto ad aprire il dialogo con Orban e Salvini. Lei che ne pensa?
Noi siamo per la coalizione in grado di costruire l’Europa come la vogliamo. Valuteremo le alleanze in base ai programmi, non in base ai pregiudizi.

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