21 Settembre Set 2018 0733 21 settembre 2018

Dello stipendio di Casalino non ce ne frega nulla. E di un’opposizione così ne facciamo volentieri a meno

Mentre il governo stringe sulla Legge di Bilancio, gli esponenti del Pd polemizzano sullo stipendio del portavoce di Conte e sul biglietto aereo di Luigi Di Maio. Se questo è il modo di costruire l’alternativa, il governo gialloverde può dormire sonni tranquilli. E pure noi, in attesa di meglio

Casalino Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP

Le cronache raccontano che mentre nel governo si discuteva di quota 100, di permessi umanitari ai migranti, di reddito di cittadinanza agli stranieri, di flat tax e di aliquote fiscali più inique di quelle attuali, il Partito Democratico discuteva dello stipendio di Rocco Casalino e sul biglietto aereo usato da Di Maio per andare da ministro in missione istituzionale in Cina. E niente, basterebbe questo per spiegare perché il principale partito di opposizione traccheggia attorno al 17% mentre Di Maio e Salvini godono del più ampio consenso mai registrato da una forza di governo dal 1948 a oggi, nonostante non stiano combinando nulla e passino il tempo a litigare sulle cose da fare.

Non stiamo dicendo che con un’opposizione seria questo governo cadrebbe in cinque minuti. Le ragioni del trionfo giallo-verde non dipendono solo dall’autolesionismo democratico, e sarebbe sciocco anche solo pensarlo. Stiamo dicendo, tuttavia, che ci sarebbero mille modi di costruire un’identità politica alternativa a questo governo, di spaccare in due questa maggioranza raccogliendone un pezzetto alla volta, di segnare punti politici smascherandone le contraddizioni e l’inefficacia, di riprendersi il centro del dibattito attraverso proposte innovative e ambiziose, che comincino a segnare il dibattito, a diventare terreno di discussione e propaganda per gli anni a venire. Un po’ come ha fatto Salvini con la flat tax e con l’abolizione della legge Fornero, per intenderci. O come ha fatto il Movimento Cinque Stelle con il reddito di cittadinanza.

No, cari democratici, c’è bisogno di altro. C’è bisogno che spieghiate che ne pensate della clamorosa iniquità intergenerazionale di quota 100. C’è bisogno che diciate chiaro e tondo che il nostro sistema fiscale è già iniquo così, e renderlo ancora più iniquo è un abominio che non produrrà né crescita né pace sociale. C’è bisogno che affermiate con forza che per quanto possa non piacervi il reddito di cittadinanza, non darlo agli stranieri che lavorano in Italia è illegittimo, discriminatorio, controproducente

Niente di tutto questo. Al contrario, il Partito Democratico - soprattutto l’ortodossia renziana, sia detto per onestà - si fa notare solo per polemicucce degne del peggior Di Battista. Polemiche, peraltro, che non interessano a nessuno. Non agli elettori democratici, che hanno bisogno come il pane di una linea politica da seguire, banalmente di sapere cosa ne pensa il proprio partito di tasse, pensioni e welfare, e non di quanti soldi prenda il portavoce del presidente del consiglio (spoiler: tanti quanti ne prendeva quando il premier si chiamava Renzi o Gentiloni). E non serve per riconquistare gli elettori del Movimento Cinque Stelle, che evidentemente non sono così ben disposti a cadere tra le braccia di chi un giorno sì e l’altro pure li descrive come dei buzzurri con l’anello al naso, pronti ad abbandonare Di Maio per un biglietto in business class, o perché sbaglia a collocare Matera sulla carta geografica.

No, cari democratici, c’è bisogno di altro. C’è bisogno che spieghiate che ne pensate della clamorosa iniquità intergenerazionale di quota 100 e che lo diciate con forza, senza l’ambiguità di chi sa bene che la propria base elettorale è fatta principalmente da pensionati. C’è bisogno che diciate chiaro e tondo che il nostro sistema fiscale è già iniquo così, e renderlo ancora più iniquo è un abominio che non produrrà né crescita né pace sociale. C’è bisogno che affermiate con forza che per quanto possa non piacervi il reddito di cittadinanza, non darlo agli stranieri che lavorano in Italia è illegittimo, discriminatorio, controproducente. C’è bisogno che affermiate con forza che levare i permessi umanitari a donne e bambini per mitigare i tempi biblici delle richieste di asilo.

Siete meglio di così, cari democratici. Siete un partito pieno di belle teste, di tanti giovani capaci e preparati. Siete zeppi di gente che studia e che sa benissimo come combattere questo governo, se gliene si desse l’opportunità. Ma se volete buttare tutto a mare, se è questo quel che volete diventare, una copia riuscita male del Movimento Cinque Stelle, che strizza l’occhio all’indignazione da bar, che vive di invidia sociale, che fonda la sua alterità su ironie da secchioncelli di provincia che confondono intelligenza e nozionismo, ci spiace, ma non servite a nulla. E non servite a nulla nemmeno se, da dentro, soffrite in silenzio per questa deriva populista, ma non fate nulla per combatterla. Tanto per essere chiari: se questa è l’alternativa, siamo disposti a sederci in riva al fiume per aspettarne una migliore. Pensateci.

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