24 Settembre Set 2018 0700 24 settembre 2018

Perché la politica dovrebbe stare tutta con Rocco Casalino (e contro i tecnocrati dei ministeri)

Le opposizioni hanno la memoria corta: ciascuna di loro ha fatto i conti con la resistenza dell’apparato statale a qualunque riforma. Una resistenza che non è argine democratico, semmai la sua aberrazione, se impedisce alla politica di adempiere al proprio mandato

Rocco Casalino Linkiesta
Alberto PIZZOLI / AFP

Ma davvero tra Rocco Casalino e i tecnici del ministero dell’economia state coi tecnici? Davvero, voi che volevate fare la rivoluzione liberale, voi che volevate fare dell’Italia un Paese normale, voi che volevate rivoluzionarla con un Sì, state con l’apparato tecnocratico dello Stato italiano, con le vestali supreme della resistenza al cambiamento? Davvero credete che ci si opponga così a quel che non piace, facendosi scudo con l’ostruzionismo degli apparati ministeriali?

Che siate di destra o di sinistra, che abbiate sostenuto i governi di Berlusconi, di Prodi, o di Renzi, queste domande vi toccano. Perché ciascuno di voi - di sicuro, ciascuno di quelli che voi avete eletto per cambiare qualcosa - si è trovato perlomeno a pensare che a un certo punto, quando si trattava di essere consequenziali rispetto alla volontà popolare, lo Stato si mettesse a “remare contro”. E non è un caso che sia Berlusconi sia Di Maio abbiano usato le medesime parole, per raccontare il medesimo atteggiamento. E - ve lo possiamo assicurare, per quel che vale la testimonianza diretta - abbiamo sentito con le nostre orecchie autorevoli rappresentanti politici e tecnici legati a Renzi e al suo governo apostrofare gli alti papaveri statali con parole simili, se non peggiori, rispetto a quelle pronunciate da Casalino. Peccato non averle registrate, sarebbe stato divertente, oggi.

Per quanto vi faccia godere vedere Salvini e Di Maio barcamenarsi con promesse che non riescono a realizzare, sappiate che non è merito vostro, ma del medesimo apparato che remava contro di voi, e che non perderà occasione di rifarlo, qualora se ne ripresenterà l’occasione. Che questo tipo di resistenza tecnocratica - in Italia come in America - non è un baluardo in difesa della democrazia, semmai la resistenza più paracula alla sovranità popolare

A margine dell’ipocrisia, cifra stilistica del peggior governo che la repubblica italiana abbia mai conosciuto, così come della peggior opposizione, forse ha senso che si rifletta sul merito, della questione Casalino. Quella cioè di un governo che ha avuto un mandato popolare molto chiaro - spendere come se non ci fosse un domani, a costo di sforare tutti i parametri possibili - e che non può rispettarlo. Può non piacere, a noi non piace per nulla, ma in democrazia succede che le cose non piacciano. Se così accade, si scende in piazza, si mobilita l’opinione pubblica, si fa capire al governo che il popolo italiano non è dalla sua parte. Rispondete onestamente: quanta gente pensate possa scendere in piazza oggi a difendere gli eroici apparati del ministero e il rapporto deficit/Pil all’1,6%? Esatto, molto poca.

Un consiglio: per quanto vi faccia godere vedere Salvini e Di Maio barcamenarsi con promesse che non riescono a realizzare, sappiate che non è merito vostro, ma del medesimo apparato che remava contro di voi, e che non perderà occasione di rifarlo, qualora se ne ripresenterà l’occasione. Che questo tipo di resistenza tecnocratica - in Italia come in America - non è un baluardo in difesa della democrazia, semmai la resistenza più paracula alla sovranità popolare. Che opporsi per interposto apparato e per interposto spread serve solo a rafforzare la base di consenso per l’esecutivo e per i suoi cavalli di battaglia. Che nelle parole di Rocco Casalino - ammesso e non concesso che fossero sincere - non si percepisce l’arroganza del potere, ma la frustrazione della politica sconfitta di fronte al muro di gomma della tecnocrazia, ed è una sconfitta di tutta la politica, non solo sua. Che ogni forza politica, anche la peggiore, ha il diritto di realizzare il proprio programma, se vince le elezioni. Che se l’Italia non cambia mai, alimentando quella frustrazione che sfocia ciclicamente in rancore antipolitico, è proprio a causa di questa feroce e sbagliata resistenza. Che se va avanti così, un giorno lo rimpiangerete, Rocco Casalino. E vi pentirete di non avergli dato ragione.

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