25 Settembre Set 2018 0553 25 settembre 2018

Antirughe rinascimentali: quando per non invecchiare bevevano oro

Il metallo, prezioso e durevole, era simbolo di inossidabilità e resistenza. Si pensava (sperava) che avrebbe trasmesso le sue proprietà anche ai corpi delle persone che lo assumevano. E invece li intossicava

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Invecchiare non è mai piaciuto a nessuno. Nemmeno nella corte francese del XVI secolo rughe e capelli bianchi erano ben visti. E per contrastare l’implacabile avanzamento dell’età avevano scovato un rimedio piuttosto bizzarro: bere oro.

Come si può intuire, oltre a essere una medicina dalla dubbia efficacia, i bibitoni dorati erano anche uno status symbol evidente. La più appassionata sostenitrice era Diane de Poitiers, dama in vista nella corte di Enrico II (suo amante), che morì (guarda un po’) avvelenata dal suo tonico giornaliero fatto di cloruro di oro mescolato a etere dietilico. Ma secondo le cronache, nonostante i 66 anni era ancora giovanissima. “Se non fosse morta, sarebbe andata avanti per altri 100 anni senza invecchiare”, dicevano.

Non era l’unica. Come racconta AtlasObscura, la moda di non invecchiare – o, almeno, non portare in faccia i segni del tempo – aveva fatto fiorire un mercato fiorente di ritrovati ed elisir ben oltre il limite del raggiro. Oli di scorpione, tele di ragno e, soprattutto, oro. Una tradizione antichissima che data almeno dall’Antico Egitto (“l’acqua d’oro” dei faraoni non faceva invecchiare), approda nel mondo greco-latino (Plinio il Vecchio la consigliava contro le verruche e le ulcere) ma esplode durante il Medioevo, quando un alchimista inventa un modo per far diventare liquido l’oro e lo smercia come medicina contro l’epilessia e ogni dolore possibile.

Bere oro piacque a dottori, signori e Papi. Il portoghese Giovanni XXI scrisse perfino delle ricette per creare acqua di giovinezza a base di oro (ma c’era anche argento, ferro, rame e un po’ di piombo, che non poteva mancare), che andava mescolata insieme all’urina di una ragazzina vergine, poi vino bianco, succo di finocchio, bianchi d’uovo, latte di donna che allatta. E ancora, un po’ di vino rosso, ancora bianchi d’uovo, per almeno sei giorni. Alla fine il composto anti-age era pronto – ma a giudicare dal sapore che doveva avere, era quasi meglio lasciarsi coprire di rughe.

Alla fine anche la moda dell’oro passò: a un certo punto si resero conto che, più che conservare la giovinezza, avvicinava la morte (cosa che, per paradosso, costituiva un modo sicuro di non invecchiare). Vennero allora le ciprie, le polveri, le creme. E poi, con il tempo, i beveroni più o meno sani. Il desiderio di rimanere giovani – non invecchiare, non morire – divenne di massa. Ma l’efficacia dei prodotti, rimase più o meno la stessa.

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