25 Settembre Set 2018 0700 25 settembre 2018

Facciamo come Macron? No, è Macron che fa come Salvini e Di Maio

Il presidente francese, in disperato calo di consensi, si inventa una misura farlocca a favore dei poveri. Ma poi concede enormi sgravi fiscali ai ricchi. E sulla questione migranti è più chiuso di noi. Un sovranismo classista, ma incartato con stile

Macron_Linkiesta

Come sono lontani i tempi dell’Inno alla Gioia nei giardini del Louvre, dei discorsi alla Sorbona sul futuro dell’Europa, dei giorni in cui Emmanuel Macron era l’ultima speranza delle esangui forze europeiste, l’unico in grado di sfidare i sovranisti a viso aperto, ad avere una visione di società aperta in grado di contrapporsi frontalmente a Le Pen, a Orban, a Salvini. Fine dei giochi, potremmo dire, vista la strada che ha imboccato Macron per recuperare il suo esangue consenso interno, giunto in pochi mesi di presidenza ai livello di quello di François Hollande, il presidente più odiato della storia francese.

Già, perché vista da qua, dall’Italia gialloverde, ormai il presidente francese fa parlare di se solo come imitatore perfetto di Di Maio e Salvini. Qualche giorno fa, con la mossa tra trecartaro sul reddito di attività, una specie di super-sussidio che ne fonderà tre già esistenti, un po’ come farà Di Maio, prendendo il reddito di inclusione e la Naspi e trasformandoli in reddito di cittadinanza. Una paraculata, certo, che tuttavia ha permesso a Macron di passare all’incasso come il presidente che aiuta i poveri, nonostante abbia investito in questa misura 8 miseri miliardi in quattro anni, due all’anno. Per un Paese come la Francia, che ha quasi nove milioni di poveri, corrispondenti al 14% della popolazione, forse si poteva fare un po’ di più. Ma ai poveri, si sa, basta l’obolo.

Ai ricchi, la speranza della sinistra Macron ha dedicato uno speciale sconto fiscale di 25 miliardi all’anno. Un colpo alla Berlusconi, verrebbe da dire. Una manovra tipo flat tax di Salvini - aiuta i ricchi per far colare un po’ di ricchezza sui poveri. Dulcis in fundo, il nostro eroe francese, il faro della società aperta, quello che definì Salvini “nauseante” ha deciso che il porto di Marsiglia debba rimanere chiuso per la nave Aquarius 2 della organizzazione non governativa Sos Mediteraneé con 58 migranti a bordo

Ai ricchi no, invece. Ai ricchi, la speranza della sinistra Macron ha dedicato uno speciale sconto fiscale di 25 miliardi all’anno. Più precisamente, 19 a favore delle imprese e 6 in favore delle famiglie, o, per la precisione, per i proprietari di case, visto che monsieur le president ha deciso di ridurre ulteriormente le imposte sulle abitazioni, già tagliate per il 2018. Un colpo alla Berlusconi, verrebbe da dire. Una manovra tipo flat tax di Salvini - aiuta i ricchi per far colare un po’ di ricchezza sui poveri - che infatti ha già scatenato il contagioso entusiasmo di Luigi Di Maio, soprattutto perché - udite udite - Macron ha coperto questo maxi sgravio fiscale con un aumento del deficit dal 2,6% al 2,8%.

Oddio, anche in questo caso, è una mezza truffa, perché all’Europa i francesi diranno che il deficit in realtà doveva scendere all’1,9%, e che sarà al 2,8% solo per quest’anno, perché nel 2019 la Francia dovrà calcolare i 20 miliardi della trasformazione del vecchio credito di imposta in taglio perenne ai contributi: in altre parole, per quest’anno - guardacaso, anno elettorale - gli sgravi saranno pagati, ma le tasse scenderanno comunque. Certo, la Francia ha il debito al 97% del Pil, non al 132% come quello italiano, e lo spread sui Bund tedeschi è di 32 punti, non di 242, come il nostro. Però fanno quasi tenerezza, i nostri gialloverdi, che fino a ieri hanno preso lezioni di europeismo responsabile e rispetto delle regole da Macron e da quelli come lui.

Quasi dimenticavamo. Dulcis in fundo, il nostro eroe francese, il faro della società aperta, quello che definì Salvini “nauseante” ha deciso che il porto di Marsiglia debba rimanere chiuso per la nave Aquarius 2 della organizzazione non governativa Sos Mediteraneé con 58 migranti a bordo. In altre parole, ha replicato con zelo da amanuense le politiche del nostro ministro dell’inferno, con l’aggiunta dei confini di Ventimiglia e Bardonecchia chiusi a tripla mandata, alla faccia di Schengen e dell’Inno alla Gioia. Come argine al populismo, quasi quasi, ci teniamo Beppe Grillo.

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