26 Settembre Set 2018 0552 26 settembre 2018

Palermo, la città che rinasce con le imprese giovanili

Il Grande Viaggio Insieme 2018 di Conad ha toccato la città di Palermo, che sta vivendo una nuova vita grazie alla creatività economica, culturale e sociale dei cittadini. Le troupe tv non arrivano più per raccontare la mafia, ma per descrivere la vitalità della città

Palermo Linkiesta
(Flickr/Tnello)

Nonostante il suo passato difficile e non troppo lontano, Palermo è una città interamente proiettata sul futuro. È questo il dato più importante emerso dall’ottava tappa del Grande Viaggio Insieme 2018 di Conad, che nella sua lunga serie di incontri con il territorio italiano ha toccato il Real Teatro Santa Cecilia di Palermo. «Qui abbiamo il 15% di imprese giovanili», ha detto Aldo Bonomi, direttore del Consorzio Aaster, esponendo i risultati dello studio condotto nei giorni precedenti all’incontro, «e so che non siamo in preda al proliferare delle start-up. So benissimo che si tratta di una “creatività di necessità”, perché trovare un lavoro qui non è automatico, quindi devi mettere in campo tutta la tua creatività e la tua cultura. Però il fatto che quel dato sia al 15% rende Palermo la terza città italiana nel settore. Qui nascono tante start-up quante ne nascono alla Bocconi di Milano. Magari con meno algoritmi nella zucca, ma il dato è più che positivo».

A Palermo – 670mila abitanti, quinta città d’Italia per popolazione e quarta per densità abitativa – il viaggio per uscire dalla sua condizione di “grande città del Sud” zavorrata dalla disoccupazione giovanile, il declino demografico e le disparità sociali è già iniziato. «Nella ricerca c’è un dato triste», ha proseguito Bonomi, «e cioè che in questa città, con gli abitanti che salgono a quasi un milione e mezzo considerando tutta l’area metropolitana, ci sono solo undici imprese con un fatturato superiore al milione di euro. C’è la Grimaldi, con le sue reti di comunicazione, ma la prima vera impresa “manifatturiera” è Conad. Discutendo con i soci ho capito però che i soggetti del cambiamento adesso sono i commercianti, il tessuto della distribuzione dei servizi, un terziario avanzato e innovativo, gli artigiani. La rinascita del centro storico non è fatta solo dalla rinascita delle eccellenze, ma ricade nel tessuto delle attività commerciali. I dati del Pil, con 21mila euro come reddito pro capite per contribuente, non saranno i migliori, ma ci sono altri fattori molto positivi, ed è da lì che bisogna partire».

Qui abbiamo il 15% di imprese giovanili, e so che non siamo in preda al proliferare delle start-up. So benissimo che si tratta di una “creatività di necessità”, perché trovare un lavoro qui non è automatico, quindi devi mettere in campo tutta la tua creatività e la tua cultura

Aldo Bonomi, direttore del Consorzio Aaster

I segnali di entusiasmo di una città che vuole tornare a essere capitale ci sono tutti: dalla rinascita del centro storico alla mobilità sostenibile con le sue sette nuove linee del tram, e questo nonostante il 48% dei cittadini dichiari meno di 15mila euro e il tasso di disoccupazione previsto per il 2018 sia ancora al 23,7%, percentuale che colloca Palermo al sesto posto nazionale tra le province con il maggior disagio occupazionale. Al dibattito, aperto dai saluti dell’assessore regionale alle Attività Produttive Girolamo Turano, hanno partecipato anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese, la dirigente scolastica dell’istituto comprensivo scolastico Sperone-Pertini Antonella Di Bartolo e il promotore della Summer School di Palermo Dario Nepoti. Il sindaco, profondo conoscitore della storia della città avendola attraversata e in diversi casi scritta, ha provocatoriamente spiegato che «Palermo oggi è proiettata nel futuro perché grazie alla mafia è stata costretta alla metamorfosi. Non ci fosse stata la mafia, avrebbe continuato a “galleggiare”. Ringraziamo la mafia, che è stata talmente insopportabile da costringere i ciechi a vedere, i muti a parlare e i sordi a sentire. Le vittime della criminalità organizzata hanno cambiato molti di noi, ci hanno resi diversi».

Palermo oggi è proiettata nel futuro perché grazie alla mafia è stata costretta alla metamorfosi. Non ci fosse stata la mafia, avrebbe continuato a “galleggiare”. Ringraziamo la mafia, che è stata talmente insopportabile da costringere i ciechi a vedere, i muti a parlare e i sordi a sentire

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo

E fa pensare, a questo proposito, il fatto che nelle scorse settimane ben sei troupe televisive abbiano girato documentari a Palermo. «Venivano tutte dall’estero», ha continuato il sindaco Orlando. Aggiungendo poi ironicamente: «Sono state tutte una noia sconfinata. “Volete parlare di mafia?”, ho chiesto loro. E tutti mi hanno risposto: “No, del cambiamento culturale di Palermo”. Palermo, drammaticamente, è più avanti del resto d’Italia perché ieri era troppo più indietro. Qui c’è la forza di rincorsa di chi ha vissuto troppi anni di vergogna e ora non vuole vergognarsi più».

Il percorso di cambiamento della città, a parere del sindaco, è «talmente originale» che è «difficile da comunicare», perché «noi siamo passati – ha aggiunto – da alcune fasi che erano più motivo di scandalo che di attenzione». A dare manforte al cambiamento culturale in atto a Palermo – che determina poi il cambiamento economico della città – è stato anche l’amministratore delegato di Conad, Francesco Pugliese, spiegando che «il nostro futuro come Paese è legato non tanto a quanto saremo capaci, nel futuro, di essere europei». Il futuro dell’Italia stessa passa da Palermo, dalla Capitale Europea della Cultura del 2018 e dalla più mediterranea delle città italiane, perché «il futuro del Paese passa da quanto noi saremo in grado di collegarci con il Mediterraneo e con l’Africa. Quella è la direttrice di sviluppo del mondo, guardando ciò che dev’essere domani».

Cambiamento culturale, rinascita del centro storico e soprattutto integrazione, a tutti i livelli. Dell’economia dei piccoli commercianti che si lega al turismo, legato a sua volta a quel 15% di start-up giovanili. «Ma soprattutto della popolazione, di chi è nato qui», ha aggiunto il sindaco Orlando, «e di chi è arrivato da lontano per costruire la sua vita. Ogni volta che mi chiedono “Quanti migranti ci sono a Palermo?” la mia risposta è “Zero”. Perché chi arriva a Palermo è immediatamente palermitano. Ed è da qui che ripartiamo».

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