27 Settembre Set 2018 0556 27 settembre 2018

I quadri di Edward Hopper sono dei capolavori in cui entrare e perdersi

Nel suo "Silenzi e stanze" Michele Mozzati viaggia nei quadri del pittore statunitense con fantasia e curiosità per raccontare le storie dei personaggi creati dal realista più surreale tra gli artisti contemporanei

Edward Hopper Morning Linkiesta

Anche le formiche nel loro piccolo… si incantano. È quello che è successo a Michele Mozzati che, distaccatosi per l’occasione dall’amico e collega di sempre Gino Vignali, ha messo su carta le impressioni ricavate dalla visione di alcuni dei quadri del pittore statunitense Edward Hopper. Nel suo “Silenzi e stanze”, edito da Skira, Mozzati racconta del suo originalissimo viaggio nei quadri di Hopper. Dopotutto, come scriveva Penelope Lively, citata dallo stesso Michele, “non si potrà mai sapere, di certo, cosa pensa la gente dipinta nei quadri”. E poi, non aveva forse ragione Pierre-Auguste Renoir, quando diceva di amare “quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso”?

È quello che Mozzati ha fatto: incantandosi davanti a “Two comedians”, a “Morning Sun”, a “Chop Suey”, e ad altri capolavori di Hopper, è “entrato” nei quadri, non limitandosi ad osservarli, ma mettendo al lavoro fantasia e curiosità: “Chi è la pallida truccatissima donna che finge di non guardare in macchina, come nei film che contano? E però non guarda neppure l’altra donna, quella che ha davanti…”, scrive nel capitolo dedicato a “Chop Suey”.

Come scriveva Penelope Lively “non si potrà mai sapere, di certo, cosa pensa la gente dipinta nei quadri”

Dopotutto, come ama dire Wim Wenders, che nei suoi film ci ha buttato sempre tantissimo Hopper, scrive Mozzati, “quando guardo un suo quadro ho sempre l’impressione che qualcosa stia per accadere. Se lo riguardo dopo dieci minuti, ho la certezza che qualcosa è appena accaduto”. Il metodo utilizzato da Michele, come ha spiegato nella presentazione del libro tenutasi al Teatro Parenti di Milano, è quello ormai utilizzato in molte scuole, anche medie, dove i docenti d’arte mettono i ragazzi dinanzi a dipinti e, prima di spiegarne storia, tecnica e autore, chiedono di raccontare le impressioni che il quadro suscita in ognuno di loro.

Non è la prima volta che Michele Mozzati si confronta con Hopper: nel 2016 ha pubblicato, sempre con Skira, “Luce con muri” del 2016, che racchiudeva dieci racconti. Nel nuovo le storie sono, sempre ispirate dalle luci, dagli oggetti, dalle persone dipinte dal realista forse più surreale tra gli artisti contemporanei.

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