27 Settembre Set 2018 0700 27 settembre 2018

Il ponte Morandi è la prova regina: il peggior nemico dei Cinque Stelle si chiama realtà

Genova chiedeva una sola cosa: velocità. E sarebbe bastato imporre ad Autostrade di ricostruire il ponte nel più breve tempo possibile. Velleitarismo e giacobinismo hanno trasformato tutto in una commedia dell'assurdo. E per il ponte, se ne riparla nel 2020

Ponte_Morandi_Genova_Linkiesta

Lo diciamo dal primo giugno, e probabilmente continueremo a ripeterlo, fino alla fine della legislatura: il peggior nemico del governo giallo-verde, la sua più feroce opposizione, si chiama realtà. E il disastro, perché non si può non definirlo tale, della ricostruzione del ponte Morandi a Genova - anzi, meglio: tutta la gestione dell’emergenza, dal crollo del 14 agosto in poi - esemplifica al meglio questo concetto.

La realtà, dicevamo, avrebbe imposto sobrietà e silenzio. Indagini rapide, certo, senza alcun processo sommario e tempi rapidi, rapidissimi, per la ricostruzione di un viadotto autostradale fondamentale per il capoluogo ligure che, come racconta Simone Pagano (l’autore della lettera al ministro Toninelli, pubblicata su Facebook e diventata immediatamente virale) ha subito e sta subendo danni enormi: in poco meno di due mesi, «Il più grande porto italiano, motore della città di Genova, ha fatto registrare un bel meno 30%. L’Acquario di Genova, attrazione turistica regina della città, ha perso, in un mese, 1 milione di euro di incassi. I cittadini della Valpolcevera passano fermi immobili in coda ore e ore. Io stesso, oggi, per fare 3 km ci ho impiegato 3 ore e mezza», scrive Pagano, restituendo il senso di frustrazione di una città ferita a morte.

I genovesi chiedevano solo una cosa: velocità. Serenamente, e lo diciamo senza alcuna indulgenza, sarebbe bastato imporre ad Autostrade di ottemperare ai suoi obblighi di concessionario e di rifare il ponte nel più breve tempo possibile. Se hanno detto nove mesi, che nove mesi siano, col fucile spianato affinché non si sgarri nemmeno di un giorno. E solo dopo la ricostruzione, fosse anche il minuto successivo al taglio del nastro, Toninelli avrebbe potuto affrontare tutte le questioni in sospeso con il concessionario. Magari, azzardiamo noi, con qualche elemento in più dalle indagini degli inquirenti, visto che sono iniziate proprio in questi giorni e le responsabilità sono ancora tutte da accertare.

Memento mori: se le cose vanno come sembra stiano andando, di un nuovo ponte ultimato e funzionante se ne parlerà al minimo tra diciotto mesi da ora, all’estate del 2020. Dovessero esserci ulteriori ritardi, legati ai ricorsi, ad esempio, si andrebbe tranquillamente a scavallare al 2021 o al 2022. Lo ripetiamo: due anni per ricostruire un viadotto, nel 2018

Una forza che si dice popolare, un governo che si dice in difesa del popolo, avrebbe dovuto badare soprattutto a questo. Non a trovare un capro espiatorio come Autostrade poche ore dopo la tragedia, per sviare l’opinione pubblica dall’accusa che i Cinque Stelle, opponendosi ferocemente alla costruzione della gronda, fossero corresponsabili della tragedia. Non iniziando un balletto infinito (e costosissimo) sulla revoca delle concessioni, sulla nazionalizzazione delle autostrade, sull’affidamento diretto della ricostruzione a Fincantieri, forzature su forzature che rischiano di seppellire il governo di ricorsi e procedure d’infrazioni. Non avrebbe iniziato una polemica, tanto stucchevole quanto surreale, sui ponti multifunzionali, tanto più in relazione a un viadotto autostradale. Non avrebbe lasciato i genovesi appesi a un decreto in cui - nel momento in cui scriviamo - mancano le coperture finanziarie e il nome del commissario.

Memento mori: se le cose vanno come sembra stiano andando, di un nuovo ponte ultimato e funzionante se ne parlerà al minimo tra diciotto mesi da ora, all’estate del 2020. Dovessero esserci ulteriori ritardi, legati ai ricorsi, ad esempio, si andrebbe tranquillamente a scavallare al 2021 o al 2022. Lo ripetiamo: due anni per ricostruire un viadotto, nel 2018. Fate voi i conti dei danni, se riuscite a calcolarli, di quanto costino l’opportunismo, il velleitarismo, la superficialità, l’incompetenza, il giacobinismo. Farebbe ridere, non ci fosse da piangere.

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