1 Ottobre Ott 2018 0542 01 ottobre 2018

La mossa disperata di Erdogan: ricucire con la Merkel, per tornare a contare qualcosa

La visita del presidente turco a Berlino è il tentativo di disgelo con Merkel, dopo la crisi diplomatica del 2017, quando gli fu impedito di tenere comizi elettorali in Germania. Con la crisi della Lira e le sanzioni Usa, è una mossa necessaria

Erdogan Merkel Linkiesta
Odd ANDERSEN / AFP

Non è stata la difficile situazione diplomatica da affrontare e neanche il pensiero della pesante crisi economica che ha investito la Turchia ad aver disturbato il suo arrivo, bensì qualcosa di molto piu popolare: il calcio. La notizia dell’assegnazione definitiva degli Europei 2024 alla Germania che scavalca così l’altro contendente, proprio la Turchia. “Voi avete il dittatore, noi l’Europeo” cosi ha titolato il Berliner Kurier un quotidiano della capitale; non è stato l’unico ad avere associato i due eventi.

Intanto la visita istituzionale ha seguito il suo corso: colazione con la cancelliera Angela Merkel seguita da conferenza stampa. Ed è qui che il volto del “sultano” assume i suoi connotati piu caratteristici, immediata la minaccia di far saltare l’incontro se in sala si fosse presentato Can Dündar, ex direttore del Cumhuriyet, importante quotidiano turco d’opposizione, rifugiatosi in Germania e considerato da Erdoğan alla stregua di un terrorista. L’ex direttore Dündar è l’uomo che ha pubblicato il video dove un carico di armi spedito dal MIT, i servizi segreti turchi, raggiunge agevolmente i territori siriani in mano a gruppi jihadisti.

Come se non bastasse Erdoğan ha consegnato una lista di 69 “terroristi” rifugiatisi in Germania e che secondo lui devono essere estradati in Turchia, tra cui figura lo stesso Dündar. La cancelliera Merkel si è opposta considerando irricevibile tale richiesta; nel frattempo un giornalista turco regolarmente accreditato all’evento è stato fatto uscire di peso dalla sala per aver indossato una maglietta con la scritta “libertà per i giornalisti turchi” pensiero considerato troppo pericoloso, a quanto pare.

Intanto migliaia di persone hanno iniziato ad assieparsi a Potsdamer platz nel cuore di Berlino al grido di “Erdoğan not welcome” (Erdoğan non benvenuto). Bandiere dell’HDP il partito di opposizione filo curdo, sigle della sinistra tedesca, delle organizzazioni studentesche, un immensa bandiera del PKK il partito dei lavoratori curdo considerato clandestino in diversi stati, il volto del leader curdo Abdullah Öcalan nelle carceri turche dal 1999, i volti delle combattenti femminili YPJ, delle unita di protezione popolare YPG, entrambi saliti alle luci della ribalta per la straordinara resistenza contro ISIS e per le schiaccianti vittorie da Kobane a Raqqa, la bandiera del Rojava l’area a maggioranza curda nel nord della Siria, tante sono le effigi, i cartelli, le bandiere e gli striscioni che invadono la città.

Tra i principali partner commerciali della Germania c’è proprio la Turchia ed Erdoğan non puo continuare ad ignorare la stato di salute, sempre piu precario, dell’economia del suo paese. La lira turca ha perso un terzo del suo valore dall’inizio dell’anno e le sanzioni USA stanno rapidamente mettendo in ginocchio il Paese

Non e stato pero questo il primo momento di dissenso pubblico: già all’aeroporto Tegel, “Reporter senza frontiere” aveva messo in atto una protesta decisa, tanto quanto le parole espresse dal segretario general di Amnesty International Germania “...se Erdoğan vuole un nuovo inizio dovrebbe cominciare dai diritti umani...” Ed è proprio di questo che si tratta, un nuovo inizio, Erdoğan tenta di riallaciare i difficili rapporti con Berlino. Quando nel 2017 la Germania vieto comizi elettorali turchi su suolo tedesco non passo molto tempo prima che venisse additata di nazismo niente poco di meno che da Erdoğan stesso. Da allora le relazioni tra i due paesi hanno raggiunto un nuovo minimo storico.

Tra i principali partner commerciali della Germania c’è proprio la Turchia ed Erdoğan non puo continuare ad ignorare la stato di salute, sempre piu precario, dell’economia del suo Paese. La lira turca ha perso un terzo del suo valore dall’inizio dell’anno e le sanzioni USA stanno rapidamente mettendo in ginocchio il Paese. Sempre piu le relazioni diplomatiche di Ankara si assottigliano e di certo sono sempre meno i paesi disposti a dialogare con un partner che incarcera oppositori politici, arresta giornalisti, licenzia rettori ed insegnati, purga l’esercito, la magistratura e diversi altri settori pubblici.

È ancora affollata la fine del corteo che dall’inizio di Potsdamer platz ha sfilato tra le vie della capitale tedesca fino a raggiungere la colonna della vittoria, quando arriva l’indscrezione che alla cena organizzata per Erdoğan dal presidente federale della Germania Steinmeier quasi tutti hanno disertato. L’organizzazione è stata costetta a rilanciare nuovi inviti. Il tappeto rosso per eccellenza si macchia inesorabilmente. Cem Özdemir ex leader del partito tedesco dei Verdi, di origine turca, considerato un acerrimo nemico di Erdoğan è uno dei pochi che sceglie di prendere parte a questa cena, spiegando però bene la sua scelta “voglio dimostrare che in democrazia l’opposizione è parte della politica e non delle prigioni, come invece in Turchia”

È presto per dire se il pretenzioso tentativo berlinese sia andato a segno, quello che è certo e che le relazioni tra Germania e Turchia si sono riattivate. Seppur tra mille ipocrisie la Germania tiene al suo principale partner commerciale, anche se magari non piu come una volta. Staremo a vedere.

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