2 Ottobre Ott 2018 0600 02 ottobre 2018

Non credete ai sondaggi e agli applausi: questo è il governo più debole che esista

63% di consenso complessivo? Una grande bolla di sapone, figlia di provvedimenti presi esclusivamente guardando i sondaggi e gli umori sui social network. E adesso come faranno i nostri eroi con 13 miliardi di spending review? Lasceranno fare ai tecnici?

Dimaio Salvini Linkiesta

Tocca dirvelo, a costo di deludervi: la nota di aggiornamento al Def, o la manovra che dir si voglia, non è del popolo. È diretta responsabilità di un governo guidato da un presidente del Consiglio che si chiama Giuseppe Conte e che ha giurato, al pari dei suoi vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le sue funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione. No, non c’è nessun vincolo di mandato, nella formula rituale, nessuna remissione al popolo di una superiore volontà cui il politico debba assoggettarsi. Quindi, caro popolo, quello di Di Maio, nel migliore dei casi è marketing; scaricabarile nella peggiore, che se va tutto a rotoli ve la siete voluta voi.

E invece no: la responsabilità del politico verso l’interesse esclusivo della Nazione dovrebbe imporgli di decidere in autonomia quel che è giusto e sbagliato, in ogni circostanza, a costo di infrangere promesse elettorali, o prendere decisioni impopolari. E se non lo fa, perché ha paura della vostra reazione, della reazione del popolo, abbiamo un problema enorme. E a dire il vero ce l’abbiamo da tempo, da quando la politica ha rinunciato al suo primato, da quando si è sottomessa alla società civile, ai suoi piagnistei, alla sua rabbia, al suo rancore, alla sua irresponsabilità. Da quando ha deciso di non fare le cose perché riteneva fossero giuste, ma perché così voleva il popolo.

Non nasce con Lega e Cinque Stelle questo andazzo: la distruzione dei partiti attraverso Mani Pulite, il diabolico pauperismo che attraverso l’abolizione del finanziamento pubblico impoverisce i partiti e arricchisce i politici, il sondaggismo perenne di Berlusconi, la legittimazione dal basso mediante elezioni primarie pure per eleggere l’amministratore di condominio. È con Di Maio e Salvini, tuttavia, che questa totale subalternità ai voleri del popolo quale intelligenza collettiva portatrice di verità assoluta raggiunge livelli da record. Al punto da auspicare l’abolizione del vincolo di mandato, per rispettare alla lettera i programmi elettorali, o addirittura a teorizzare forme di democrazia diretta cui di volta in volta i parlamentari si dovranno assoggettare, pena l’esclusione dal Movimento.

A questo serve essere popolari, a questo la credibilità, a questo la reputazione: a spenderla - meglio: investirla - per prendere decisioni che popolari non sono, accettando che il consenso venga meno. Così fanno leader politici come Gherard Schroeder con le riforme Hartz che hanno cambiato la storia della Germania, da grande malato d’Europa a guida del continente. Così non fanno i piccoli follower, come Salvini e di Maio, che alle soluzioni preferiscono gli alibi e i capri espiatori

Può sembrare bellissima, questa piena adesione alla volontà popolare, ma funziona alla grande solo se si devono abbassare le tasse, o aumentare i sussidi, o punire gente priva del diritto di voto. Al contrario, le cose si complicano se si deve scegliere se difendere il diritto alla salute o quello al lavoro, come nel caso di Ilva. Se si deve decidere come o con chi ricostruire il ponte di Genova, mediando tra la sete di vendetta e la necessità di avere un nuovo ponte che non faccia morire Genova (a proposito: a Bologna il viadotto crollato a causa dell’esplosione della cisterna piena di gpl è stato ricostruito da Autostrade in 52 giorni, tre mesi e mezzo prima del previsto: Toninelli prenda appunti). Se si devono fare 13 miliardi minimo di tagli alla spesa per finanziare il reddito di cittadinanza e quota 100.

A questo serve essere popolari, a questo la credibilità, a questo la reputazione: a spenderla - meglio: investirla - per prendere decisioni che popolari non sono, accettando che il consenso venga meno. Così fanno leader politici come Gherard Schroeder con le riforme Hartz che hanno cambiato la storia della Germania, da grande malato d’Europa a guida del continente. Così non fanno i piccoli follower che alle soluzioni preferiscono gli alibi e i capri espiatori. Questo è il destino che rischiano Di Maio e Salvini dall’alto del loro consenso bulgaro: che esso evapori in una nuvola di fumo alla prima scelta dolorosa. Di crollare come un castello di carte alla prima decisione impopolare che toccherà loro. Ed è questo, pure, il destino che rischia chi a loro si oppone, se li segue sul medesimo pericolosissimo crinale, nell’illusione che il popolo vada ascoltato sempre e comunque. Il rischio lo conosciamo: che a furia di indebolire la politica, di privarla di costrutti ideologici o di visioni del mondo che mitighino la sua fideista adesione agli umori del momento, finisce che l’uomo forte arriva davvero.

Potrebbe interessarti anche