4 Ottobre Ott 2018 0556 04 ottobre 2018

L’unica vera colpa di Maria Elena Boschi? Essere bella in una brutta politica

Il servizio su Maxim ha innescato le polemiche. Ma si tratta del solito sessismo all’Italiana. Una donna che voglia avere attendibilità politica deve coprirsi. Oggi, come cinquanta anni fa

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Chi è la dama di Chez Maxim’s? Nel capolavoro di Feydeau è Mome Crevette, ballerina di cancan piovuta non si sa come in una casa che più perbene non si può, che, per salvare l’onore del capofamiglia, deve spacciarsi per una signora virtuosa, e ci riesce così bene da diventare un faro di morale per le matrone dell’alta società. Nell’Italia di oggi chez Maxim, nel senso di magazine mensile «per uomini» a base di gnocca Vip patinata, c’è Maria Elena Boschi. «Spero che non resterete delusi da questo nostro gioco,» annuncia l’ex ministro delle Riforme, nello spot-teaser dell’ultimo numero della rivista, (il primo della rinata edizione italiana), in una verde cornice di fresche frasche che esalta un look già abbastanza botticelliano di suo. Non occorre aver letto Milo Manara per fantasticare su quel «gioco», specie se te lo propone con voce flautata una bella donna bionda in un giardino.

Fantasia del tutto fuori luogo, e chi sperava in una Boschi-centerfold di Maxim, periodico che ha ospitato servizi su Elena Santarelli e Michela Quattrociocche, nonché i calendari di Alessia Merz ed Elenoire Casalegno, c’è rimasto male: Boschi è in copertina, in t-shirt e (apparentemente) nemmeno troppo fotoritoccata da Oliviero Toscani – sicuramente meno di Di Maio, recentemente immortalato dallo stesso Toscani per la cover di Forbes, che con la faccia da “surdato ‘nnammurato” del vicepremier e il tricolore sullo sfondo, sembrava più una di quelle riviste che sfogli quando sei nella sala d’aspetto dell’Ufficio denunce della Questura.

Ogni sua uscita, ogni suo look, ogni sua dichiarazione faceva e fa notizia; fino a un anno fa contendeva a Kate Middleton e alle Kardashian la colonna dei clickbait sui giornali on-line

Fatto sta che la nostra Brute Epoque ribalta il vaudeville classico: lì la sciantosa provocante di Chez Maxim’s si mimetizzava fra le dame rispettabili, qui la dama rispettabile si mimetizza fra le sciantose provocanti di Maxim. L’unico punto fermo, il varco spaziotemporale in cui si incontrano Mome Crevette e Maria Elena, è il cancan: una lo ballava, l’altra lo crea, qualunque cosa faccia, da anni. Ogni sua uscita, ogni suo look, ogni sua dichiarazione faceva e fa notizia; fino a un anno fa contendeva a Kate Middleton e alle Kardashian la colonna dei clickbait sui giornali on-line. Alla penultima Mostra di Venezia, ancora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, i giornalisti stranieri che la videro sfilare sul red carpet si domandavano chi fosse quella bellissima attrice vagamente somigliante a Valeria Bruni Tedeschi. Bellezza maledetta, che nell’opinione pubblica di uno dei Paesi più sessisti e rancorosi dell’Occidente, ha fatto di Maria Elena Boschi, giovane politica piddina intelligente e di carattere, l’ultima acquisizione della galleria storica delle “malefemmene” italiche torbide e ambiziose.

Una collezione che inizia con l’etrusca Tanaquil, passa per Lucrezia Borgia e finisce con Mara Carfagna, – pure lei bella, cocciuta e ministro (delle Pari opportunità, solo quelle uomo-donna, però. Sui gay restava su posizioni di destra). Oggi Carfagna ha zittito col piglio che ci voleva un intemperante ministro dell'Interno Salvini: "Lei è libero di parlare ma non di attaccare il Parlamento. Le sembrerà strano ma le regole valgono anche per lei". E Laura Boldrini, la donna che i nostri sovranisti-populisti amano odiare ma che, al tempo stesso, li attizza come nessun’altra. Non siamo più nel Rinascimento, quando nell’armonia delle forme si vedeva riflessa la perfezione di Dio, e il potente doveva risplendere di bellezza – se non quella fisica, quella avventizia dell’abbigliamento e dell’acconciatura.

Nella mediocrazia tutto o quasi si perdona agli insignificanti. E guai alle belle donne (di destra o di sinistra) che non si accontentano del ruolo di lussuoso riposo del guerriero a loro assegnato dalla natura e si azzardano a guerreggiare in prima persona.

Finché tacchi, chiome e rossetto li sfoggiavano le Silvio’s Angels, naturaliter veline, erano tollerati. Ma in Maria Elena Boschi, esponente di sinistra, no. Il suo glamour appariscente l’ha resa più odiosa della collega Marianna Madia, che aveva cautamente silenziato le sue grazie con un disarmante look da Holly Hobbie, ulteriormente addolcito dalla gravidanza

L’Italia repubblicana ha una delle classi politiche fisicamente più bruttine e ineleganti del pianeta, come abbiamo sempre dovuto constatare in occasione di vertici e summit internazionali dove i nostri rappresentanti sono regolarmente i più bassi e impacciati, o, all’epoca di Berlusconi, i più bassi e sguaiati. Le poche, pochissime donne, se fisicamente dotate, dovevano mortificarsi nell’abbigliamento, nell’acconciatura e nei modi, per farsi prendere sul serio. Per dire: qualcuno si è mai reso conto che Tina Anselmi era una donna piacente? No, perché appena entrata in politica, la svelta e graziosa partigiana veneta aveva prudentemente archiviato riccioli biondi e gonne svolazzanti per travestirsi da donna delle pulizie, un look conservato per tutta la sua carriera.
Nilde Iotti aveva la stessa arcigna eleganza degli scranni di Montecitorio. La sua successora, Irene Pivetti, giovane e carina, durante il suo mandato si infliggeva outfit da prof di mezza età che neanche sua sorella Veronica nella fiction Provaci ancora prof. (E ci proverà ancora anche Irene, che con un frizzante pixie-cut pepesale e un nuovo partito di destra, Italia Madre, intende correre alle prossime Europee.)

“Ecco, parli di donne in politica e parli di vestiti, non di idee”. Giusto, bisognerebbe parlare anche dei vestiti degli uomini, specie ora che sembra che ci facciano un favore a indossare giacca e cravatta nelle grandi occasioni, manco i ragazzini quando devono mettere la prima giacca il giorno della comunione. E invece i rappresentanti del Paese universalmente noto per il bel vestire e bel calzare (voci peraltro importantissime nella nostra economia) dovrebbero essere i più chic e stilosi del mondo. Il premier italiano può non contare una mazza in tutto il resto, ma almeno nella moda maschile dovrebbe essere un faro indiscusso per i suoi omologhi. Certo, se i vestiti glieli sceglie Felpa-Kid Salvini stiamo freschi.

Nel 2018 la favola è finita da un pezzo, i burattini sono al potere, il Campo dei miracoli si chiama Def e le fate finiscono sulle copertine di Maxim. Tranquilla, Maria Elena, il tuo gioco non può deluderci più di quanto non lo siamo già. E non per colpa tua.

Ma torniamo alle donne. Finché tacchi, chiome e rossetto li sfoggiavano le Silvio’s Angels, naturaliter veline, erano tollerati. Ma in Maria Elena Boschi, esponente di sinistra, no. Forse perché la sinistra può promettere di redistribuire più equamente la ricchezza, ma la bellezza non può espropriarla nemmeno Pol Pot, chi ce l’ha se la tiene, finché il tempo o la sfiga non gliela portano via. Il suo glamour appariscente l’ha resa più odiosa della collega Marianna Madia, che aveva cautamente silenziato le sue grazie con un disarmante look da Holly Hobbie, ulteriormente addolcito dalla gravidanza. «Renzi è subalterno a una donna bella e decisa,» disse Corradino Mineo, dando la prima pennellata al ritratto di Boschi come Evita 4.0, trecce d’oro e pugno di ferro. Evita che poi è sfumata in Lucrezia Borgia, strumento e paravento delle macchinazioni paterne, con il caso Banca Etruria, per il quale Boschi stata letteralmente crocifissa con una ferocia degna di miglior causa e certamente sproporzionata al suo reale coinvolgimento nella faccenda.

«Da sempre tu sei quella che paga di più, se vuoi volare ti tirano giù, e se comincia la caccia alle streghe la strega sei tu,» così quarant’anni fa Bennato sintetizzava mirabilmente la parabola di tutte le Fate Turchine, comprese quelle della politica. Ma nel 2018 la favola è finita da un pezzo, i burattini sono al potere, il Campo dei miracoli si chiama Def e le fate finiscono sulle copertine di Maxim. Tranquilla, Maria Elena, il tuo gioco non può deluderci più di quanto non lo siamo già. E non per colpa tua.

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