5 Ottobre Ott 2018 1000 05 ottobre 2018

500Tony, il baby rapper zingaro, piscia sul mondo di Salvini e dei trapper fighetti

Abita a Milano Sud, il padre e il nonno sono stati arrestati. Salvini gli ha puntato il dito contro in un deprecabile tweet. Eppure 500Tony è un vero rapper, molto meglio degli sfigati trapper

Rom3
Fotogramma del video "Teste Matte"

C’è un problema nel tweet di Salvini contro la famiglia rom e il baby rapper, l’una arrestata l’altro giorno per ricettazione di gioielli con vari sequestri in via Bonfadini a Milano, l’altro, appunto un baby rapper rom “gipsy” (zingaro, così si definisce lui). Il nodo è che il nonno Angelo Guarnieri, detto “lo zio” e il padre Fioravante del baby rapper sono stati arrestati per avere (quasi certamente) commesso dei reati, mentre il baby rapper di 9 anni è solo un baby rapper che canta delle canzoni da baby rapper e quindi di denuncia e produce musica. Ma veniamo al tweet:
“Rapper rom canta: “Scuola no, piscio sul tuo mondo, comando io”. Oggi ARRESTATI padre e nonno dedito a traffico di cocaina, ricettazione dei gioielli, e rivendita di auto rubate. Bella famiglia! Qui servono i servizi sociali”.

Cosa c’entra il baby rapper col padre e il nonno? Senza contare che per come lo conosciamo noi, il rap è un genere musicale di strada, di denuncia da parte dei più deboli, degli ultimi, di gente che non ha (avuto) vita facile. Il baby-rap-zingaro racconta il campo rom, esprime delle opinioni, e la canzone non è male

Fermo restando che sì, la cosa più auspicabile per il bambino con una famiglia in carcere probabilmente è che venga affidato ai servizi sociali, nella canzone postata nel tweet di Salvini i rapper parlano di “Educazione siberiana”, ovvero quel romanzo in cui il personaggio principale, Kolima, è un ragazzo cresciuto in una realtà che non lascia scelte, abituato al linguaggio e alle regole delle famiglie criminali.
E questo dice il baby gipsy, parafrasando le sue parole: verrà il mio turno, sarò io il capo, io sono diverso da voi “tra di voi no”. Anche a volerlo ammettere, perché un minorenne, in pratica un rappresentante del rap del Bronx, deve essere messo nello stesso calderone di persone arrestate per crimini, non per canzoni? Cosa c’entra il baby rapper col padre e il nonno? Senza contare che per come lo conosciamo noi, il rap è un genere musicale di strada, di denuncia da parte dei più deboli, degli ultimi, di gente che non ha (avuto) vita facile. Il baby-rap-zingaro racconta il campo rom, esprime delle opinioni, e la canzone non è male.

Se è un criminale finirà in prigione ma non sarà per le sue parole. La canzone postata nel tweet non è niente male, rimane in testa. Siamo in tempi di trap: rime e loghi tamarri fru fru, da fighetti, che come problema principale hanno quello di trovare parcheggio in Montenapo. E scrivono rime come “montenapo- sono il capo/ trovo parcheggio, ora festeggio” (rima inventata). A via Montenapoleone il gipsy rap contrappone l’estetica del campo rom, con una casetta col logo di Louis Vuitton dipinto ovunque: finto, con auto belle, forse rubate, gente imbavagliata. Ma in fin dei conti attaccarlo per le canzoni non è un buon modo: la musica in tanti casi è un modo per emanciparsi da un destino di ruberie quasi già scritto (educazione siberiana). La musica è un arte, ed è una via di uscita dalla educazione siberiana.

Siamo in tempi di trap: rime e loghi tamarri fru fru, da fighetti, che come problema principale hanno quello di trovare parcheggio in Montenapo. E scrivono rime come “montenapo- sono il capo/ trovo parcheggio, ora festeggio”

È sbagliato a priori, perché nei limiti diffamatori, si può cantare quel che si vuole. La libertà di opinione è sacrosanta. Si può dire a Juncker che ha sbevazzato? Sì. Si può dire che non ti piace la scuola e vuoi pisciare in testa al mondo e che sei il capo? Sì. In secondo luogo si tratta di bambino che non ha i mezzi e le modalità per ragionare allo stesso livello del Ministro dell’Interno: di questo attacco capirà solo l’odio, in questo odio confermerà quanto canta, si sentirà diverso dagli altri, si sentirà parte orgogliosa di una famiglia a cui assocerà un suo ineludibile destino criminale di appartenenza.
Può darsi che il il punto sia questo: se il baby rapper, che parla il linguaggio del rap, in quanto rapper dice che si sente diverso, forse è veramente il caso di sgomberare tutti questi ghetti, che sono campi rom, in alcuni dei quali si coltiva la cultura della criminalità. Ma dai 9enni ci si deve aspettare roba da 9enni: bravate, parole, o fughe amorose in bus dalla fidanzata.

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