8 Ottobre Ott 2018 0550 08 ottobre 2018

La scienza non è negoziabile (a meno che non vogliamo tornare nella preistoria)

La guerra agli specialisti, il rifiuto della competenza, la negazione del dubbio: un evento a Bookcity (Milano) per riflettere sul problema che abbiamo con la conoscenza, nel ventunesimo secolo

Scienza Linkiesta
Immagine con licenza Pixabay.com

In occasione della II edizione de "Il Manager della Negoziazione", BookCity ha accolto la nostra candidatura e inserito la presentazione del mio libro nella prestigiosa kermesse letteraria che animerà Milano nel fine settimana del 17-18 novembre 2018.

La scienza è negoziabile? Se lo è, con quali strumenti e modalità?

Competenza, fiducia, dubbio scientifico versus opinionismo diffuso, sfiducia, avversione verso la conoscenza. Di questo e altro parlerò con il Prof. Lorenzo Piemonti, a capo del Diabetes Institute Research del San Raffaele di Milano, e Francesca Ulivi, divulgatrice scientifica.
L'era dei tuttologi allo sbaraglio. Tom Nichols, professore di National Security Affairs all’Us Naval War College di Newport, in un passaggio del suo libro The Death of Expertise (La Fine della Competenza) scrive: “Viviamo in un’epoca in cui la cattiva informazione scaccia la vera informazione”. Nelle sue pagine Nichols analizza gli effetti di una società moderna che sembra aver appiattito l’autorevolezza della conoscenza e della competenza, in nome di una populistica quanto pericolosa presunta omnicompetenza dell’individuo.

L'uomo preistorico: modello superato o vogliamo tornare lì?

che - come scrisse Hofstadter in Anti-Intellectualism in American Life – “ha costantemente ridotto le funzioni che un comune cittadino può svolgere in autonomia con intelligenza e competenza”.

Nella preistoria l’uomo si costruiva da solo la casa, rudimentale, brutta e destinata a cadere alle prime piogge. Oggi nessuno penserebbe di farsi una casa tutta da solo: chiami degli specialisti che cooperano e uniscono la loro competenze. Il mito dell’affidamento intellettuale a sé stessi, descritto da Tocqueville, è superato dalla complessità della vita moderna

Ostaggi della conoscenza?

Hofstadter sostiene che questa complessità produca sentimenti di impotenza e rabbia tra i cittadini, che si sentono ostaggio quasi e alle dipendenze di una conoscenza fuori dalla loro portata. Pregnante la considerazione dello studioso americano che contrappone l’antico dileggio benevolo nei confronti dell’intellettualità, accusata un tempo di non servire, al profondo risentimento di oggi, originato dal fatto che serva troppo.
L’autore prosegue con un’interessante considerazione, fondata sul naturale e primigenio conflitto tra le persone comuni e i cosiddetti cervelloni esperti. Conflitto oggi enormemente amplificato dai social media, in cui tutti rovesciano idee, opinioni e convincimenti senza, spesso, alcuna conoscenza dell’argomento e della sua veridicità.
Apprezzabile l’analisi di Nichols, che ha il pregio di sollevare il tema del caotico accesso alla comunicazione nella società di oggi.
A rischio di risultare poco popolare io, ultima ruota del carro, scrivo e sottoscrivo quanto sopra. Il resto è demagogia. Il che non significa che l'esperto non debba dubitare, approfondire, essere umile; né che non debba esserci un dibattito accessibile a tutti.
Posto che ai dibattiti si può anche partecipare in silenzio, qui si sta solo dicendo che la scienza e la conoscenza, in tutti i campi, non ammettono improvvisazione. Pena il venire meno di quello stesso patto sociale che regge la nostra società.
Il ricordo va a Luigi Einaudi, un maestro del pensiero che nelle sue Prediche Inutili si chiedeva come si possa deliberare senza conoscere.

Il 17 novembre Tutto è negoziabile. Anche la scienza?

Vi aspetto il 17 novembre alle ore 10.45.
Ci ha generosamente aiutato Eccellenze Campane, vero tempio dell'eccellenza gastronomica partenopea, che ci ha offerto il proprio spazio nel cuore di Milano.
L'ingresso è libero fino a esaurimento posti come tutti gli eventi BookCity http://bit.ly/2xSsqD8.

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