8 Ottobre Ott 2018 0715 08 ottobre 2018

Sull’immigrazione Salvini sta sbagliando tutto (e ce ne accorgeremo presto)

La mancata riforma del Trattato di Dublino, alleanze europee controproducenti, rimpatri impossibili, lo smantellamento della rete Sprar. E la pentola a pressione libica sempre lì. Oggi il leader leghista può festeggiare solo gli zero sbarchi, ma è “merito” di Minniti. Per il resto, solo insuccessi

Salvini Tunisi Linkiesta
FETHI BELAID / AFP

E così, ops, ora scopriamo che se non voti a favore della riforma del Trattato di Dublino, poi ops, qualcuno ne richiede l’applicazione. La Germania, ad esempio, che vuole rispedire in Italia sui charter i richiedenti asilo arrivati dall’Italia per raggiungere i loro familiari prima che fosse formalizzato il loro status di profugo. E Salvini può chiudere gli aeroporti fin che vuole, ma il diritto sta dalla parte dei tedeschi: secondo Dublino, è lo Stato di primo ingresso a gestire il richiedente asilo fino al termine della procedura per l’eventuale riconoscimento dello status di rifugiato. Carta canta, insomma. Tutto il resto è show a uso e consumo dei media.

E già che ci siamo, scopriamo pure che non ci siamo scelti i migliori alleati, in Europa. I sovranisti, dalla francese Le Pen all’ungherese Orban, dall'austriaco Strache alla tedesca Weidel sono tutti dalla parte della Germania: Dublino non si tocca e se un richiedente asilo se ne scappa dall’Italia, bisogna rispedirlo indietro. A favore della riforma di Dublino, ironia della sorte, era proprio Angela Merkel, insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker. Quelli che Salvini insulta un giorno sì e l’altro pure, quella Di Maio ha definito l’Europa che sarà spazzata via. C’è da dire che i gialloverdi avranno pure un consenso stellare, ma nella scelta degli alleati esteri non sono esattamente dei fulmini di guerra.

I sovranisti, dalla francese Le Pen all’ungherese Orban, dall'austriaco Strache alla tedesca Weidel sono tutti dalla parte della Germania: Dublino non si tocca e se un richiedente asilo se ne scappa dall’Italia, bisogna rispedirlo indietro. A favore della riforma di Dublino, ironia della sorte, era proprio Angela Merkel, insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker. Quelli che Salvini insulta un giorno sì e l’altro pure

Non bastasse, se impediamo ai charter tedeschi carichi di richiedenti asilo di atterrare in Italia, difficilmente potremo sperare di imporre alla Tunisia, per dirne uno, di far atterrare i nostri aerei, carichi di migranti da rimpatriare. Al contrario, stiamo dando ai tunisini - già recalcitranti di loro - il pretesto e pure le parole giuste per chiuderci gli aeroporti in faccia. Ennesimo capolavoro diplomatico del ministro dell’interno, quello che a pochi giorni dall’insediamento aveva pensato bene di dire che la Tunisia esportava galeotti in Italia. Applausi, di nuovo.

Saremo cassandre noi, insomma, giornalacci con un pregiudizio negativo nei confronti del governo, ma non ci sembra che tutto torni, nella strategia di Salvini sull’immigrazione. Che finora deve solo ringraziare il cielo per aver avuto un predecessore come Marco Minniti prima di lui, che ha fermato gli sbarchi dalla Libia attraverso (opinabili) accordi con i leader tribali locali: se oggi al Vinimale si festeggiano gli zero sbarchi, i “meriti” di Salvini sono relativi. Con il corollario, non irrilevante, di una pentola a pressione libica che è sempre lì, pronta a esplodere, così come presto o tardi, si spera, si apriranno le coscienze di un Paese che sta deliberatamente lasciando e riportando all’inferno le persone che dall'inferno cercano di scappare: se gli sbarchi sono a zero, qualcuno dovrà pur ricordare che negli ultimi quattro mesi sono morte 867 persone nel tentativo di raggiungere l’Italia, 8,1 al giorno. E che il tasso di mortalità di chi parte dalla Libia, pari al 20%, ha raggiunto il suo record proprio lo scorso mese.

Ciliegina sulla torta, temiamo pure che Salvini abbia fatto malissimo i suoi conti anche nello smantellamento della rete Spar - 877 comuni che accolgono 35mila profughi attraverso progetti di integrazione nella comunità che li ospita - cui il ministro dell’interno ha dichiarato guerra totale nel decreto che porta il suo nome. Meno coordinamento, meno integrazione, vuol dire più caos, più insicurezza, più paura, più rancore. La scommessa di Salvini è chiara: usarli per incrementare il proprio consenso, e per altri giri di vite autoritari. Può farcela: deve solo sperare che nessuno apra gli occhi.

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