10 Ottobre Ott 2018 0705 10 ottobre 2018

Se l’opposizione ai gialloverdi è il partito di Bankitalia, Lega e Cinque Stelle hanno già stravinto

Di Maio e Salvini non potevano chiedere di meglio: le critiche dell’Europa, del Fondo Monetario, delle istituzioni finanziarie, delle agenzie di rating sono fieno in cascina per il loro consenso. Mentre nella manovra del governo Conte manca il futuro: a cominciare da scuola, ambiente e innovazione

Golconda Magritte Linkiesta
Rene Magritte, “Golconda” (1953)

Ieri è stato il turno di Bankitalia, del Fondo Monetario Internazionale, dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, che si sono aggiunti alla Commissione Europea e ai mercati nel bocciare la nota di aggiornamento al Def partorita dal governo Conte. Un disastro fino a un certo punto, per Lega e Cinque Stelle, che se volevano dimostrare di essere il governo del popolo e del cambiamento, contro la tirannide delle élite e dei poteri forti, hanno realizzato lo spot elettorale perfetto, in questi ultimi giorni. Già, perché il messaggio che sta passando è che il governo vuole gettare soldi dall’elicottero sulla povera gente, mentre i salotti buoni glielo vogliono impedire in tutti i modi. E già che ci sono, vogliono approfittare del caos per spolpare l’Italia delle sue banche e delle sue aziende, per asservirci ancora di più.

Smorzate gli entusiasmi, insomma, se passate le giornate a fare il tifo per lo spread che sale, a gongolare di fronte alle dichiarazioni di Christine Lagarde o di qualche oscuro tecnocrate romano: è tutto fieno in cascina per Lega e Cinque Stelle, che con questa pantomima stanno agevolmente superando l’ostacolo più duro che li frappone al trionfo nelle prossime elezioni europee. Cederanno - se non sono completamente matti - quel che serve per non mandare l’Italia a gambe all’aria, ma avranno dimostrato di aver lottato fino in fondo contro i poteri forti. E il 28 maggio staccheranno il dividendo che consentirà loro di consolidare il loro potere sull’Italia e di provare a dettare le condizioni pure in Europa.

La cosa di cui prima o poi ci accorgeremo, si spera, è che tutto questo avviene con una manovra che è soprattutto dannosa non per i soldi che spende, ma per come li spende. Che la battaglia lancia in resta contro il deficit al 2,4% è una follia, se non si spiega che quel deficit aggiuntivo non produce ricchezza, né tantomeno redistribuzione della medesima

La cosa di cui prima o poi ci accorgeremo, si spera, è che tutto questo avviene con una manovra che è soprattutto dannosa non per i soldi che spende, ma per come li spende. Che la battaglia lancia in resta contro il deficit al 2,4% è una follia, se non si spiega che quel deficit aggiuntivo non produce ricchezza, né tantomeno redistribuzione della medesima. Che non c’è alcun investimento nella crescita nel dare 16 miliardi sull’unghia ai pensionati, quando già spendi il 16% del Pil in pensioni e sei - lo dice Oxfam, non la Troika - il 152 paese al mondo (su 157) per percentuale di spesa pubblica dedicata all’istruzione, meglio solo di Timor-Leste, Bahrain, Antigua-Barbados, Nigeria e Libano.

Ancora: che non esiste che non si dedichi una riga della manovra allo sviluppo sostenibile e all’economia circolare, nei giorni in cui un rapporto Onu ci dice che abbiamo solo 12 anni per salvarci dal riscaldamento globale, e noi in Italia abbiamo 18 milioni di edifici che potrebbero essere riqualificati da un punto di vista energetico. Che non ha senso che questo sia l’unico Paese del mondo, occidentale e non, dove non si promuove l’innovazione e la ricerca, ma dove al contrario le si teme come fossero il demonio, e non si capisce che potrebbero essere il viatico per allungare la vita lavorativa senza traumi, con tempi più umani e lavori meno usuranti.

Scuola, ambiente, innovazione. Basterebbero queste tre paroline magiche, queste tre clamorose assenze per spiegare come quel che manca nel Def di Lega e Cinque Stelle non siano le coperture, ma un’idea di futuro che non sia il tornaconto elettorale di dopodomani. Basterebbe battere su questo punto, incessantemente, anziché lasciare il campo alle troike, ai profeti di sventura, agli avvoltoi del default, a quelli che davvero sperano - e in questo, non c’è nessuna differenza con Lega e Cinque Stelle - nel tempo peggio, tanto meglio, nel commissariamento come nemesi necessaria per punire la gente che vota in modo sbagliato. Se questa è la strada con cui vi opponete ai lemming gialloverdi e alla loro folle corsa al baratro, state correndo insieme a loro. Resta solo da capire chi casca giù dal burrone per primo.

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