11 Ottobre Ott 2018 0712 11 ottobre 2018

Ecco il cambiamento: ora il governo ammette di aver raccontato un mare di balle

No, non c’era nessun piano per la spending review. No, la legge Fornero non era un esproprio di diritti. No, non è automatico che per ogni nuovo pensionato ci sarà un nuovo assunto. E no, la Libia non è un porto sicuro: ecco tutte le balle del governo, smentite dal governo stesso

Dimaio Conte Linkiesta
Andreas SOLARO / AFP

È consolante sapere che anche nella repubblica dei cittadini, col governo del cambiamento, nei giorni della manovra del popolo, le bugie continuano ad avere le gambe cortissime. Ad esempio, ricordate il piano da 30 miliardi di tagli alla sprechi nella spesa pubblica presentato da Di Maio in campagna elettorale? Bene, non esiste. Esisterebbe invece un “piano” (se così si può chiamare) da 1 miliardo di tagli lineari a difesa, sanità e istruzione , per provare a coprire almeno le unghie dei piedi ai 16 miliardi di euro generosamente regalati ai pensionati italiani.

E a proposito di pensionati, a quanto pare non è vero nemmeno che la legge Fornero sia stato “un esproprio di diritti e democrazia”, come Di Maio, sempre lui, ha twittato un paio di giorni fa. A dirlo non è Bankitalia, ne un’agenzia di rating, ma - sorpresa! - la stessa Nota di Aggiornamento al Def, secondo la quale “ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni”. Quindi, ricapitoliamo, è lo stesso governo a dirci che quota 100 mina la sostenibilità del sistema pensionistico e diminuisce l’equità generazionale. Non male.

Ricordate il piano da 30 miliardi di tagli alla sprechi nella spesa pubblica presentato da Di Maio in campagna elettorale? Bene, non esiste. Esisterebbe invece un “piano” (se così si può chiamare) di 10 miliardi di tagli lineari ai diversi ministeri, un miliardo a testa, sanità e istruzione compresi, per provare a coprire almeno un po’ i 16 miliardi di euro generosamente regalati ai pensionati italiani

Già che parliamo di equità generazionale: la solerzia con cui il governo ha di fatto imposto alle aziende di sua proprietà, o di cui detiene un’importante partecipazione, di assumere un giovane per ogni pensionato che esce dalla porta fa capire come fosse una balla clamorosa anche l’automatismo secondo il quale per 400mila anziani che escono dal mercato del lavoro ci siano 400mila giovani che entrano. Fosse così, il governo non avrebbe dovuto imporre nessun diktat, né ingerire sulla strategia aziendale di realtà imprenditoriali che, magari, avrebbero fatto tutt’altro, se fossero state libere di farlo. Lo stesso, peraltro, vale anche per l’ormai celeberrimo piano d’investimenti da 15 miliardi in tre anni: siamo bravi anche noi a puntare una pistola alla tempia alle aziende che possediamo per dir loro “investite”. Chissà che pensavamo, poi.

Ah, già che ci siamo: ieri il ministro degli esteri Enzo Moavero ci ha ricordato che «In senso stretto e giuridico la Libia non può essere considerata porto sicuro, e come tale infatti viene trattata dalle varie navi che effettuano dei salvataggi». Molto bene: peccato che le navi che effettuano i salvataggi non ci sono più nel Mediterraneo, perché la guardia costiera libica iporta tutti i migranti che partono nei porti non sicuri della Libia. Sarebbe stato interessante sentire la voce tonante del ministro degli esteri, mentre il suo collega del Viminale chiudeva i porti (sicuri) italiani e spazzava via le organizzazioni non governative dal Mediterraneo in nome dei sicurissimi porti libici. Una balla pure quella. Perlomeno, nella politica italiana, c’è una cosa che non cambia mai.

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