Quesiti linguistici
13 Ottobre Ott 2018 0538 13 ottobre 2018

Da dove vengono le “papere” del calcio? Risponde la Crusca

Tra i primi a usare il termine è stato Boccaccio nel Decameron. Colpa della goffaggine dell’animale o solo un uso onomatopeico del termine? Il significato comune è quello di errore involontario

Goose Linkiesta
(Pixabay)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Il termine papera è per molte ragioni legato a situazioni di comico fraintendimento, a partire dall’introduzione alla IV giornata del Decameron di Boccaccio, in cui il padre timoroso indica con il nome di papere le donne incontrate insieme al figlio per «non destare nel concupiscibile appetito del giovane alcuno inchinevole disiderio men che utile». Ed è probabilmente dalla proverbiale goffaggine e stupidità dell’animale che deriva l’abbinamento a qualcosa di buffo e ridicolo, che agisce quasi certamente anche nel meccanismo di coniazione del termine papera nel significato di ‘errore’. Non si possono formulare che ipotesi sull’origine della parola, che non è stata spiegata in modo sicuro, come si sottolinea anche nel Dizionario Etimologico della Lingua Italiana [DELI], in cui si citano soltanto un tentativo di Alfredo Panzini ed un breve accenno di Niccolò Tommaseo (su cui torneremo più avanti). Le oscillazioni di Panzini nelle varie edizioni del suo Dizionario moderno sono piuttosto indicative delle difficoltà di individuazione di una strada certa: nella prima edizione del 1905 viene semplicemente indicato il termine, con definizione ed esempi tratti dall’uso vivo e il rimando all’espressione di analogo significato prendere un granchio; a partire dalla terza edizione, del 1918, viene inserito il riferimento allo spagnolo pàpero ‘balordo’, evidentemente come possibile spiegazione, ma l’aggiunta scompare a partire dall’ottava edizione, del 1942. Nel Dizionario Etimologico della Lingua Italiana si fa accenno anche alla metafora zoologica canard, un’idea che si ritrova anche in un’annotazione di Bruno Migliorini alla sua copia del Vocabolario etimologico della lingua italiana di Ottorino Pianigiani (conservata presso la Biblioteca dell’Accademia della Crusca); la nota è posta a margine della trattazione di papera, che comprende anche il riferimento allo spagnolo pàparo, e che, visto che il lavoro di Pianigiani è del 1907, è forse la fonte dello stesso Panzini.

Nella sua accezione più stretta l’errore indicato da papera è un «errore materiale involontario che si commette scrivendo, parlando o, soprattutto, recitando» (come si legge nel Grande Dizionario della Lingua Italiana [GDLI]). E, come evidenziano quasi tutti i dizionari, in particolare l’errore consiste nello scambio di due parole o di alcune sillabe così da determinare un’alterazione di senso creando un effetto comico o equivoco: non è da escludere quindi che la scelta del termine sia stata influenzata dalla sua origine onomatopeica (con la riproduzione di un rumore sgraziato), che secondo i vari dizionari etimologici è alla base del nome stesso dell’animale. Dalla lingua (scritta, orale o recitata) il significato di ‘errore’ si è esteso ad altri settori, come ad esempio a quello sportivo (giustamente citato dal sig. Occhipinti per la papera del portiere nel gioco del calcio), in cui di nuovo torna a funzionare in modo evidente il parallelo con le stereotipate caratteristiche dell’animale.

Per quanto riguarda la datazione, la prima attestazione nota è quella suggerita dal Grande Dizionario Italiano dell’Uso diretto da Tullio De Mauro (Torino, UTET, 1999-2000) [GRADIT], e va ricercata all’interno di uno scritto di Gustavo Modena dal titolo Stramberie di Democrito, uscito sulla «Gazzetta del Popolo» in due riprese il 4 e il 7 gennaio 1856 (ora raccolto nel volume G. Modena, Scritti e discorsi, a cura di Terenzio Grandi, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1957, pp. 265-72): «mentre che due provano, gli altri in crocchio ciarlano, si bisticciano, discorrono dei casi della gran famiglia artistica sparsa per orbem, si lagnano dell’impresario, della paga giornaliera che viene via zoppicando e scema, o non viene, ridono dell’Orbetto (il pubblico) che la sera innanzi non s’è accorto delle loro papere (spropositi), fischiano, e fumano; e fanno saltare la canna a Milord» (p. 271).

Il termine papera nell’accezione di ‘errore’ trova poi posto assai presto nei dizionari di lingua: non inserito a lemma nella prima edizione del Vocabolario della lingua italiana di Pietro Fanfani del 1855, compare invece nella seconda, del 1865. È difficile dire se proprio in questo intervallo di tempo vada individuato il momento in cui la parola entra a pieno titolo nella lingua italiana, o se ci si trovi di fronte ad una semplice integrazione per rimediare ad un’omissione della prima edizione. Generalmente espressioni di questo tipo hanno un’origine popolare e vengono registrate dai dizionari quando ormai hanno raggiunto una larga diffusione, il che depone a sfavore dell’individuazione così precisa del periodo della coniazione. Ma il forte legame dell’accezione più stretta del termine con il mondo dello spettacolo, unita al fatto che se ne ha la prima attestazione in uno scritto ambientato sulla scena e composto da un autore e attore di teatro come Gustavo Modena, lasciano aperta la possibilità che la parola sia nata come espressione gergale (lo suggerisce l’uso stesso che ne fa Modena, in un contesto di mimesi di una conversazione fra attori e con l’aggiunta della spiegazione fra parentesi) e si sia poi estesa alla lingua comune. E, vista la concomitanza della prima datazione al 1856 e dell’aggiunta di Fanfani nel 1865, è possibile che papera sia entrato in voga proprio a cavallo della metà dell’Ottocento, con l’unificazione nazionale, forse a partire da un episodio particolare legato ad una qualche specifica rappresentazione teatrale e magari amplificato da qualche critico malevolo.

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