15 Ottobre Ott 2018 0041 15 ottobre 2018

Chi era davvero Daniel Steibelt, l’uomo che osò sfidare Beethoven al pianoforte (e fu sconfitto)

Nonostante oggi venga ricordato solo per la cocente umiliazione inflittagli dal maestro di Bonn, fu un compositore celebre e girò in tutte le corti europee, spesso in anticipo rispetto agli altri per alcune soluzioni musicali innovative

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Virtuoso del pianoforte (anzi: fortepiano, come si chiamava allora), compositore ammirato e amato in tutta Europa, improvvisatore di talento, frequentatore delle corti nobiliari ormai inconsapevoli di essere al crepuscolo. Eppure Daniel Steibelt, nato a Berlino, cresciuto come pianista alla scuola di Johann Kirnberger (allievo di Bach) e disertore dell’esercito prussiano, è rimasto famoso soltanto per una gara di improvvisazione tenuta a Vienna nell’anno 1800 contro Ludwig van Beethoven. Che avrebbe pure perso.

Secondo la versione più nota, i due si sarebbero incontrati nel palazzo del principe Lobkowitz. All’epoca il gioco, alla portata solo delle classi aristocratiche, consisteva nel far sfidare due musicisti di grido nelle sale e nei palazzi migliori della città. Steibelt, noto per la sua maestria nel fraseggio e l’ampio uso dell’effetto del tremolo, cominciò per primo. Pose su leggìo una pagina della sua musica da cui si ispirò per la sua improvvisazione. Fu impressionante: simulò, con i rombi dei bassi e gli alti che sembravano fischi, una tempesta. L’uditorio rimase colpito e non risparmiò applausi. Sembrava fatta.

E invece Beethoven si alzò dal suo posto, andò al pianoforte, prese in mano la stessa pagina messa lì da Steibelt, la mostrò al pubblico e, tra la stupore generale, la capovolse. Poi la riappoggiò, girata all’ingiù, e cominciò a suonare. La fine divenne l’inizio, l’alto il basso. E le ultime quattro note di Steibelt, lette all’incontrario, divennero le prime di Beethoven.

Non ci fu niente da fare, per il povero Steibelt. La sua “tempesta”, sbeffeggiata da Beethoven, divenne un piccolo temporale, un acquazzone primaverile. In pochi minuti il compositore della Nona sinfonia si prese gioco di tutte le invenzioni del suo avversario, le ridicolizzò e – cosa ancora peggiore – riuscì a far ridere anche il pubblico. Steibelt non patì una sconfitta, ma un’umiliazione, tanto che decise di uscire dalla sala anzitempo: non sarebbe mai più tornato a Vienna, avrebbe detto.

Chissà se andò davvero così. Questa versione, l’unica che si conosce, fu scritta 30 anni dopo che avvenne l’incontro da parte di Ferdinand Ries, che quel pomeriggio non era nemmeno presente e, soprattutto, era allievo e amico di Beethoven. Ad aggiungere leggenda su leggenda, le famose quattro note finali che divennero iniziali, poi, sarebbero proprio le stesse che Beethoven rese celebri come motivo della Terza Sinfonia. Insomma, una mezza patacca.

Forse Beethoven vinse comunque, ma senza infliggere particolari umiliazioni al rivale. Forse, chissà, si arrivò a un sostanziale pareggio. Forse – ma chi può dirlo – vinse proprio Steibelt, ma gli allievi del Maestro di Bonn fecero di tutto per cancellare questa macchia.

Che importa, ormai. Rimane solo da considerare quanto il destino, nei confronti del povero Steibelt, sia stato beffardo: aveva composto una sonata per la Regina di Francia Maria Antonietta (intitolata La Coquette), un’opera – tra le sue 12 – di grande successo come Romeo e Giulietta (amatissima da Héctor Berlioz), Interludi musicali dedicati a Napoleone e a sua moglie (che l’Imperatore di Francia ascoltò a teatro come ospite d’onore), opere dedicate alla grandezza della Russia per lo zar Alessandro I (rivelando una certa duttilità politica, se si può dire), composizioni di ogni sorta e genere tra cui una notevole Rondò alla Turca (era una moda del periodo, non solo un’idea di Mozart), una sinfonia con una parte dedicata al coro (tre anni prima della Nona di Beethoven), un concerto per pianoforte con un coro (quasi un record assoluto) capricci, sonate, concerti per pianoforte e orchestra. Eppure, nonostante tutto questo, resterà noto solo per la sua cocente sconfitta nel palazzo Lobkowitz.

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