15 Ottobre Ott 2018 0102 15 ottobre 2018

Meno leader, più popolo: perché la sinistra italiana deve mandare a memoria la lezione di Lodi e Riace

60mila euro e duemila donazioni contro la segregazione dei bambini stranieri a Lodi: ecco la sinistra che c’è e che batte un colpo. E dimostra come la questione non sia quella di trovare un capo. Semmai, serve un popolo capace di indignarsi, di reagire, di produrre proposte politiche

Bambini Lodi Scuola Linkiesta
Foto di Ilaria Rossetti

Più di 60mila euro e più di duemila donazioni. Ripartiamo da qui, dopo mesi di rancore, di pestaggi e sparatorie contro persone di colore, di sindacalisti stranieri morti ammazzati, di porti chiusi e navi alla deriva nel Mediterraneo, di minori non accompagnati tenuti in ostaggio, di modelli di integrazione spazzati via per decreto. Ripartiamo dalla generosità che consente a centinaia di bambini stranieri residenti a Lodi di mangiare coi loro compagni di classe, dopo che il nuovo regolamento comunale aveva imposto ai loro genitori, se non volevano pagare il prezzo massimo dei buoni pasto o del servizio scuolabus, di fornire la prova diabolica di essere nullatenenti in patria.

60mila euro - domani probabilmente saranno 90mila, grazie ai bonifici del weekend - che non sono solo la cifre che coprono l’aggravio dei costi per le famiglie straniere e che consente a quei bambini di poter tornare a mangiare coi loro amici. No, quei 60mila euro rappresentano la prima vera reazione dopo mesi di egemonia leghisti sui temi della relazione con gli stranieri residenti in Italia. Una narrazione che aveva mandato in soffitta l’idea di integrazione, di convivenza, di solidarietà, in favore di atteggiamenti di discriminazione figli del desiderio di farla pagare, finalmente, a chi finora si era trovato la “pappa pronta” in Italia.

Fino a ieri, a queste provocazioni, a questa ondata di forzature xenofobe e repressive, l’opposizione non aveva mai reagito, se non con iniziative simboliche francamente opinabili come quella di indossare magliette rosse simili a quelle che le madri mettono addosso ai loro figli, quando tentano la traversata del canale di Sicilia. Non reagiva, l’opposizione, perché si era convinta che l’opinione pubblica italiana fosse tutta dalla parte di Salvini e Di Maio, che contrapporsi all’intolleranza gialloverde sarebbe stato un suicidio politico, che addirittura quelle del ministro dell’interno fossero forzature necessarie per smascherare l’ipocrisia europea, e quindi in qualche modo giustificabili.

I 60mila euro di Lodi hanno spazzato via questa retorica. Perché hanno dimostrato che esiste un pezzo di Paese che è in grado di spendere qualche decina di euro pur di dire che non sta con Salvini e con sindaca leghista Sara Casanova. Perché dimostrano che alla sinistra italiana serva ritrovare un popolo prima che mettersi alla ricerca di un leader, che le grandi guerre si debbano combattere sul terreno concreto delle piccole battaglie

I 60mila euro di Lodi hanno spazzato via questa retorica. Perché hanno dimostrato che esiste un pezzo di Paese che è in grado di spendere qualche decina di euro pur di dire che non sta con Salvini e con sindaca leghista Sara Casanova. Perché dimostrano che alla sinistra italiana serva ritrovare un popolo prima che mettersi alla ricerca di un leader, che le grandi guerre si debbano combattere sul terreno concreto delle piccole battaglie. Perché sono proprio queste battaglie, apparentemente minime, che fanno nascere le classi dirigenti, territoriali e non solo, e le proposte politiche, non il contrario.

La mistica del partito sconfitto che deve ripartire dai territori, e sovente se la cava con qualche giretto del segretario, o con qualche photo opportunity nelle aree di crisi, è parte del disastro del Pd e della sinistra tutta degli ultimi anni. Ripartire dai territori vuol dire soprattutto dar loro spazio e voce, sostegno alle iniziative che partono dal basso, visibilità massima a chi se ne fa portavoce. Questo a Lodi, al netto del successo della sottoscrizione, è avvenuto solo in parte. Mentre a Riace, tanto per citare l’altro esempio di queste ore, la solidarietà a Mimmo Lucano è affidata a qualche tweet o a qualche post, quasi ce ne si vergognasse, di un sistema come quello Sprar, di cui il piccolo comune calabrese è realtà apicale, come se una rete di 877 comuni che accoglie 35mila profughi ed è considerata un modello in Europa sia qualcosa di cui non si deve parlare.

Non si tratta solo di integrazione e stranieri, peraltro, anche se con Salvini al governo il tema acquista tutta la necessaria centralità. Si tratta di esserci su tutte le questioni economiche e sociali, allo stesso modo, come c’è stato l Comitato Uguali Doveri di Lodi - non a caso nato fuori dagli asfittici partiti del centrosinistra attuale -, con la stessa tempestività d’iniziativa e con la stessa capacità di mobilitazione (non solo locale), anziché crogiolarsi nel piagnisteo, convinti da qui a per sempre che la Lega e Cinque Stelle vincano grazie alla Bestia, o ai Troll, al vento populista che soffia sull’Occidentale, all’incapacità dei propri leader e all’analfabetismo di ritorno. Oggi, piaccia o meno, ci sono 60mila e più motivi in meno per crederlo. Ed è una bella notizia per tutti.

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