16 Ottobre Ott 2018 0541 16 ottobre 2018

Ingiusta, inutile, improduttiva: la legge di bilancio di Salvini e Di Maio è la biografia dell’Italia peggiore

Condoni fiscali, sussidi a chi non si vuole spostare da casa, e una montagna di soldi (a debito) sulle pensioni. Fare meglio era possibile, e la Spagna è lì a dimostrarlo. Fare peggio no. E adesso ne pagheremo le conseguenze

Governo Kraftwerk Linkiesta
Filippo MONTEFORTE / AFP

Condoni fiscali a chi ha evaso le tasse. Sussidi a chi non ha voglia di lavorare, né tantomeno di spostarsi da casa per cercare un lavoro. Carezze ai comuni coi bilanci in rosso. Tagli lineari alla spesa pubblica. Non un euro in scuola, cultura, tutela dell’ambiente, economia circolare, innovazione sociale. E fiumi di denaro per una controriforma delle pensioni - ancorché parzialissima - pagata coi soldi delle generazioni che verranno. Il tutto, con soldi presi a debito, ben oltre la soglia che ci potremmo permettere, col serio rischio di vedere il rapporto debito/Pil aumentare nel 2019, dopo che negli ultimi due anni aveva iniziato una lentissima discesa.

Seriamente, trovateci voi del buono nella manovra del cambiamento, se siete capaci. Trovateci voi una sola misura che non sia una lisciata di pelo all’Italia dei furbi e dei fannulloni. Trovate una sola misura che concorra a produrre sviluppo economico, a dare una visione del futuro possibile di questo Paese che non sia un tirare a campare fino alle prossime elezioni europee. Trovate voi, nell’agenda politica di Salvini e Di Maio qualcosa che non sia, ripulita dal marketing politico, la coazione a ripetere delle politiche di spesa del pentapartito, dai regali agli evasori di Berlusconi, dal moralismo cattocomunista, dal giustizialismo giacobino dei figli di Mani Pulite, dalle spending review emergenziali dei governi tecnici.

Nemmeno sappiamo da dove partire. Vogliamo parlarne, della norma che salda e stralcia i debiti col fisco non solo di chi ha presentato una corretta dichiarazione dei redditi dimenticandosi di pagare le tasse, ma anche degli evasori parziali che hanno dichiarato meno di 100.000 euro, cui si aggiunge una bella sanatoria a dieci milioni di furbetti delle multe e delle cartelle esattoriali sotto i mille euro? Se siete tra quelli che pagano tutto, per onestà o per paura, tirate un bel respiro: hanno vinto quelli più furbi di voi, ancora. Questa volta, però, nel nome del cambiamento.

E viva il cambiamento anche per il reddito di cittadinanza - all’anagrafe reddito minimo garantito condizionato - 780 euro di sussidio mensile a chi cerca attivamente lavoro, frequenta corsi di formazione, svolge servizi di pubblica utilità per la sua comunità per almeno 8 ore alla settimana. Tutto bello, se non fosse che tutto si fonda sul corretto funzionamento dei moribondi centri per l’impiego italiani, sulla riqualificazione dei quali dovevano essere spesi 3 miliardi, poi diventati 2, poi uno solo, a dimostrazione di quanto ci si crede. Ciliegina sulla torta, la scelta di non penalizzare chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o regione. Carezze agli sdraiati e guai a premiare chi alza il culo, come al solito.

Trovate voi, nell’agenda politica di Salvini e Di Maio qualcosa che non sia, ripulita dal marketing politico, la coazione a ripetere delle politiche di spesa del pentapartito, dai regali agli evasori di Berlusconi, dal moralismo cattocomunista, dal giustizialismo giacobino dei figli di Mani Pulite, dalle spending review emergenziali dei governi tecnici.

Viva pure l’ipocrisia, già che ci siamo. Che in altro modo non si può chiamare un provvedimento come Quota 100, spacciato come politica di sostegno all’occupazione giovanile - per ogni pensionato che esce c’è un giovane che entra nel mercato del lavoro - quando invece è l’ennesimo regalo ai baby boomer (i nati tra il 1945 e il 1967) che dopo essersi presi tutto quel che potevano prendersi dalle casse dello Stato, ora possono pure andare in pensione prima, lasciando in regalo a chi verrà dopo di loro un debito pensionistico lievitato di 100 miliardi. Una polpetta da 7 miliardi quest’anni, a regime saranno 13 circa, le cui coperture e la cui sostenibilità futura sono ancora una specie di chimera: consulta permettendo, uno di quei sette miliardi dovrebbe venire fantomatico taglio delle pensioni d’oro, anche se il presidente Inps Tito Boeri parla di 150 milioni massimo. Il resto? Mistero. Nel frattempo, registriamo lo sblocco dei bilanci dei Comuni in perdita e la revisione della soglia per gli appalti senza gara, che quintuplica da 40 a 200mila euro, un mix da brividi, dopo anni di vacche magre, che temiamo scatenerà l’appetito di sindaci con le mani bucate e imprenditori amici.

Qualcosa di buono c’è, in realtà. C’è che rimangono gli incentivi a industria 4.0. C'è il supersconto fiscale per i giovani che vogliono creare una start up. C’è la defiscalizzazione degli utili reinvestiti nelle imprese per le spese di ricerca e sviluppo. Ci sono 100 adempimenti in meno per le imprese. E ci sono investimenti pubblici pari a 3,5 miliardi, lo 0,2% del Pil. Ma tutte assieme non fanno il costo di Quota 100, segnale più che inequivocabile di quali siano le priorità dell’esecutivo. Ed è questa scarsissima lungimiranza, quel che i mercati non riescono proprio a digerire.

Se volete la prova regina, prendete la legge di bilancio licenziata pochi giorni fa dal governo spagnolo guidato dal socialista Pedro Sanchez, in maggioranza con Podemos. Una manovra in deficit, che devia dai parametri di Maastricht, come la nostra. Una manovra, però, in cui c’è il congelamento degli affitti nei quartieri popolari, l'aumento di un quinto del salario minimo, il raddoppio degli assegni familiari, la promessa di asili nido e materne per tutti, l’aumento dei finanziamenti per istruzione e ricerca. Il tutto alla modica cifra di 11 miliardi, contro i 37 che spenderemo noi. Caso strano: la manovra spagnola è stata premiata dai mercati, la nostra no. Se avete ancora mezzo minuto di tempo, chiedetevi perché.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook