16 Ottobre Ott 2018 0554 16 ottobre 2018

Un condono pure per il Viminale: il ministero di Salvini è pieno di debiti fino al collo

Salvini ha annunciato il taglio dei famosi 35 euro, ma il suo ministero ha già un debito di oltre mezzo miliardo con i centri d'accoglienza e con il ministero dell'Economia per gli affitti, le spese postali e quelle telefoniche. A farne le spese sono soprattutto i Vigili del Fuoco

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Alberto PIZZOLI / AFP

Matteo Salvini l’ha annunciato pochi giorni fa: in tempi brevi arriverà un provvedimento ad hoc per tagliare i fatidici 35 euro di cui godono le strutture d’accoglienza per ogni rifugiato ospitato. Troppi soldi, secondo il ministro dell’Interno. Quel che però pochi sanno è che, a prescindere dal taglio, il Viminale ha già un debito con i centri d’accoglienza. Di oltre mezzo miliardo. Per l’esattezza, parliamo di 510 milioni 483mila euro che le varie strutture avanzano dallo Stato. La cifra monstre emerge dalla dettagliata relazione che lo stesso Salvini ha consegnato al Parlamento e relativa allo stato della spesa del ministero. Una rilevante sezione del report è dedicata proprio alla spaventosa situazione debitoria: al 31 dicembre 2017, infatti, il rosso del Viminale supera i 688 milioni, in crescita rispetto agli anni passati, segno che, almeno dal punto di vista contabile, anche la gestione Minniti non è stata ottimale.

Basti questo: nel 2014 il debito aveva raggiunto quota 415 milioni di euro, 558 nel 2015. Una crescita costante dovuta innanzitutto alla spesa per i centri d’accoglienza, il cui ammanco assorbe da solo il 74% del rosso totale. Anche qui la crescita del debito è eloquente: nel giro di un anno, dal 2016 al 2017, si è passati da 408 milioni a 510. Ed è probabile che, al di là di quanto possano dire Salvini e i colleghi gialloverde, il debito salirà ulteriormente. In una relazione precedente consegnata dallo stesso ministro e relativa specificatamente alla gestione dei centri d’accoglienza, si sottolineava che l’anno scorso «un settore così appetibile» (questa la definizione che nel report fa il Viminale) com’è quello dell’accoglienza ha generato un esborso da 2,5 miliardi di euro. E lo Stato, appunto, non è riuscito a far fronte: con gli stanziamenti a disposizione, infatti, è stato possibile arrivare a saldare i costi fino a settembre. Ed è, spiega il ministero, «una situazione che si è ripetuta per il secondo anno e che, presumibilmente, si replicherà anche nel 2018». E questo perché, nonostante siano state avanzate richieste specifiche in sede previsionale, «non sono stati poi stanziati i fondi richiesti» con conseguente ripiano delle situazioni passate nell’anno successivo, «con trascinamento ciclico della sofferenza finanziaria».

Debiti su debiti, dunque. Che non toccano solo il campo dell’accoglienza. Probabilmente nessuno si aspetterebbe mai che il secondo grosso debito del Viminale riguarda le spese per la custodia dei veicoli sequestrati

Debiti su debiti, dunque. Che non toccano solo il campo dell’accoglienza. Probabilmente nessuno si aspetterebbe mai che il secondo grosso debito del Viminale riguarda le spese per la custodia dei veicoli sequestrati. Anche in questo caso la cifra è clamorosa: oltre 90 milioni di euro. Non è un caso che nella relazione ministeriale si parli di «forti criticità finanziarie a causa dell’insufficienza di risorse complessivamente disponibili». E tutto questo ha reso inevitabile «al termine del 2017, la formazione di ulteriori debiti per complessivi euro 64.090.020,00». Curioso anche l’ammanco contratto per gli affitti che il ministero paga, nonostante l’immenso patrimonio immobiliare pubblico: 13,5 milioni di euro. Senza dimenticare, ancora, le spese postali (rosso di 8,7 milioni) e quelle telefoniche (11,9 milioni). E così il ministero dell’Interno finisce con l’avere debiti con lo Stato stesso e, nella fattispecie, col ministero dell’Economia: per le altre utenze i debiti contratti sono 12,1 milioni di euro.

Una situazione paradossale che, inevitabilmente, ha effetti negativi su chi, invece, avrebbe bisogno di fondi a disposizioni. A cominciare dai vigili del fuoco. Proprio su di loro la relazione si sofferma a lungo, facendo emergere un dettaglio clamoroso: «Le disponibilità strutturalmente insufficienti e la perenne provvisorietà del quadro finanziario, hanno ostacolato la programmazione degli acquisti e dilatato i tempi di pagamento delle forniture, determinando, in sostanza, le condizioni per un aumento dei prezzi unitari d'acquisto dei beni e dei servizi e per l'insorgenza di interessi moratori per ritardato pagamento». E così anche le altre forze dell’ordine. Non è un caso che, scrive il Viminale, il dipartimento della Pubblica sicurezza è passato da debiti per 20,9 milioni per l’esercizio 2016 agli attuali 35,8. Cornuti e mazziati.

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