18 Ottobre Ott 2018 0532 18 ottobre 2018

Civitavecchia, la città che non vuole essere più solo “il porto di Roma”

Da più grande polo energetico del Paese, porto di approdo per i turisti che si dirigono verso Roma, Civitavecchia vira verso una nuova identità turistica. È qui che ha fatto tappa il Grande Viaggio Insieme di Conad

Civitavecchia Linkiesta
(Flickr/CucombreLibre)

Una città che è il “porto di Roma”, pur non essendo Roma. Un porto di passaggio, che vorrebbe diventare di approdo. È dal mare che parte il racconto di Civitavecchia, primo scalo turistico italiano, dove ha appena fatto tappa il Grande Viaggio Insieme di Conad, che ha commissionato all’Istituto di ricerca Aaster un’indagine sulla comunità del territorio per comprenderne i profondi cambiamenti sociali, culturali ed economici in atto. Perché Civitavecchia, come ha ripetuto il sindaco Antonio Cozzolino, è una «città in transizione, alla ricerca della sua nuova identità: dal monosviluppo fordista, con le due grandi centrali termoelettriche, oggi si muove per diventare meta turistica».

Al centro dell’Etruria, con i siti Unesco di Tarquinia e Cerveteri, le Terme dei Papi e Viterbo, ricca di tradizioni culturali, gastronomiche e artigianali, nonostante le sue attrattive, Civitavecchia fatica a caratterizzarsi come destinazione turistica. Ogni anno, i 2,5 milioni di crocieristi che attraccano nel suo porto la attraversano, dirigendosi direttamente a Roma e trascurando di visitare la città e il suo ricco territorio. «Stiamo cercando di “far girare la nave”», ha detto Cozzolino. «Da più grande polo energetico del Paese, la città si sta muovendo verso la vocazione turistica che si merita». Lo ha confermato anche Aldo Bonomi, direttore del Consorzio Aaster, che ha curato la ricerca: «C’è una transizione necessaria, che è già in atto e che deve essere però un processo collettivo, di comunità, che coinvolga i soggetti piccoli, gli artigiani, i bottegai. Dopo l’ubriacatura del fordismo, serve coinvolgere la piccola impresa, i creativi, le cooperative per ridisegnare questa area vasta che ha alle spalle la grande area metropolitana di Roma». Ma nessuno può farlo da solo. «Tutte le settorialità devono cooperare tra loro facendo comunità per evitare l’attraversamento e far sì che i turisti che arrivano a Civitavecchia si fermino a Civitavecchia anziché usarla solo come approdo per spostarsi a Roma».

Stiamo cercando di “far girare la nave”. Da più grande polo energetico del Paese, la città si sta muovendo verso la vocazione turistica che si merita

Antonio Cozzolino, sindaco di Civitavecchia

La necessità di fare “sistema” è quello che ha sottolineato anche Alessio Gismondi, presidente della Cna Area di Civitavecchia – Litorale Sud. «Il piatto tipico di Civitavecchia è la minestra di pesce», ha raccontato. «D’estate lo mangiamo con i piselli, d’inverno con i broccoli. Questa capacità di cambiamento è già innata nella città. Bisogna portarla in tutti i settori economici della città, facendo sistema». Come è già successo per le Strade del vino delle terre etrusco-romane, ad esempio.

Ma non è un processo semplice. «Le comunità nascono quando ognuno è capace di dialogare con gli altri», ha ricordato l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese. «Se anche solo il 10% di quei 2,5 milioni di turisti si fermasse, la faccia della città e dei suoi dintorni cambierebbero. Ma non c’è visione senza condivisione. Civitavecchia è la città con uno dei più alti potenziali d’Italia, ma deve portare avanti istanze collettive e non singole».

È così che Civitavecchia può conquistare la nuova identità. A partire dal suo porto millenario, già leader nel flusso di passeggeri, che intende affermarsi anche come porto commerciale a servizio della vasta piattaforma logistica del centro Italia, fino ad Ancona. Ma è dal porto anche che arriva il rilancio turistico della città e del suo territorio. Il tutto in una logica di bacino, con Tolfa, Allumiere, Cerveteri, Ladispoli, Tarquinia. Siti archeologici; tradizioni antiche come le pelli dei butteri della Maremma laziale, con la produzione di selle e finimenti; la gastronomia “mare e monti”, con il piatti di pesce noti in tutta la regione: i punti di partenza ci sono tutti. «È una grande opportunità di crescita, che non riguarda solo Civitavecchia, ma anche il suo “dietro le quinte”», ha concluso Cozzolino. «La città deve battere la sua inerzia e virare verso la sua nuova identità. Il percorso è già in atto».

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