Italia vs Ue
23 Ottobre Ott 2018 0723 23 ottobre 2018

La manovra fa schifo, ma l’Europa è peggio. E a rimetterci saremo noi, come sempre

Con ogni probabilità oggi arriverà la bocciatura della Commissione al documento programmatico di bilancio presentato dal governo. Un ammuina destinata a durare fino alle Europee di maggio, che premierà Lega e Cinque Stelle. E della quale ci toccherà pagare il conto, immediatamente dopo

Moscovici 2 Linkiesta
Goh Chai Hin / AFP

Non era mai successo che Unione Europea bocciasse senza appello una legge di bilancio, da quando esiste il fiscal compact. Con ogni possibilità succederà oggi, all’Italia: il documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles verrà rispedito a Roma con la richiesta di riscriverlo in tre settimane, attenendosi alle regole. Con lo spread già stabilmente a quota 300 punti, con le banche che già cominciano a fibrillare, con l’economia che già ha dato segni di rallentamento nel terzo trimestre dell’anno, fermandosi allo 0,1%, la metà di quanto previsto. E con un governo, soprattutto, appena uscito dalla (mezza) crisi del decreto fiscale, causata da un articolo, quello relativo al condono fiscale, che ancora non si capisce chi l’abbia scritto, chi l’abbia tolto, come sia stato rimesso e quanto gettito porterà nelle casse dello Stato.

Non finisce qui, peraltro: ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere, nel leggere le imbarazzate giustificazioni del ministro Giovanni Tria nella lettera che ha inviato alla Commissione Europea, in cui spiega candido come il 2,4% sia il tetto massimo del deficit consentito dal Parlamento quando invece sa benissimo che a fronte di una crescita prevista dal Governo all’1,6%, ampiamente superiore alle aspettative di ogni organismo indipendente, sarà invece problematico trovare il modo di evitare che esploda fino a lambire il 3%, o addirittura superarlo. O ancora, quando imputa la stessa crescita del Pil non tanto a Quota 100 e al reddito di cittadinanza, come fanno i suoi improvvidi colleghi di governo Salvini e Di Maio, ma a un piano di investimenti pubblici e di nuove regole connesse ad essi di cui non sappiamo ancora nulla, né noi, né Juncker e Moscovici. Farebbe fatica a crederci sua madre, a simili promesse, figurarsi gli eurocrati.

E fa ridere pure la tetragona opposizione a qualunque pietà nei confronti dell’Italia mostrata dal cosiddetto fronte sovranista, a partire dall’Austria e da quegli stessi stati del Patto di Visegrad che Matteo Salvini dipinge come gli alleati che cambieranno l’Europa insieme a lui, mandando i socialisti e i democratici all’opposizione. Quei socialisti e democratici, per inciso, che sono storicamente l’unica sponda mai esistita alle mille richieste di flessibilità ai parametri di Maastricht avanzate dall’Italia negli ultimi cinque anni. Valgano per tutti le parole del cancelliere austriaco Sebastian Kurz: «L'Austria non è pronta a sostenere il debito di altri Stati, mentre quegli Stati stanno attivamente legittimando l'incertezza dei mercati - ha dichiarato ieri il carissimo amico di Matteo Salvini - Se non ci sono emendamenti, la Commissione europea deve respingere la manovra di bilancio». Fosse stato nemico avrebbe mandato i carri armati a Roma.

L’unica cosa chiara è che questa ammuina con l’Unione Europea continuerà senza sosta sino a domenica 28 maggio, giorno delle prossime elezioni europee, per tirare la volata a Lega e Cinque Stelle. Del resto, non c’è miglior spot per i partiti sovranisti delle lezioncine di vita di Moscovici, che farebbero diventare anti-europeista pure Altiero Spinelli, fosse vivo e in mezzo a noi.

Non bastasse, non c’è giorno in cui non si scopra una magagna nel testo della manovra. Ieri è stato il turno del “refuso di contenuto” nel decreto fiscale, dove era curiosamente rimasta la possibilità di condonare i capitali detenuti all’estero. Oggi il Fatto Quotidiano ci informa che è sparita la norma che prevede il carcere per gli evasori e Il Sole 24 Ore che nel documento di programmazione inviato a Bruxelles sembra che Quota 100 sia stata programmata per il solo 2019, come misura una tantum, visto che i costi rimangono costanti per il 2020 e il 2021. Così pare l’abbia interpretata pure Moody’s, del resto.

Chissà cosa ci toccherà domani, peraltro. Perché l’unica cosa chiara è che questa ammuina con l’Unione Europea continuerà senza sosta sino a domenica 28 maggio, giorno delle prossime elezioni europee, per tirare la volata a Lega e Cinque Stelle. Del resto, non c’è miglior spot per i partiti sovranisti delle lezioncine di vita di Moscovici, che farebbero diventare anti-europeista pure Altiero Spinelli, fosse vivo e in mezzo a noi. E non c’è miglior happy ending di un tira e molla che fa slittare Quota 100 e reddito di cittadinanza ad aprile, giusto giusto un mese prima del voto, dopo otto mesi di dura lotta con i palazzi e coi mercati. Già ci immaginiamo i leader sul balcone e la folla festante sotto.

Ciò di cui abbiamo altrettanta certezza è che tutta questa propaganda, questa furbizia da trecartari, questa cinica pantomima elettorale non ci salverà dai nostri guai. Che la realtà presenterà un conto molto più salato di quello che già stiamo pagando ora - 300 miliardi di valore bruciato in borsa nel giro di otto mesi: non era facile. Che il consenso popolare per le misure demagogiche non le rende meno sbagliate. Che prima o poi arriveranno patrimoniali e contro riforme a saldare il conto aperto dai nostri eroi gialloverdi. Che finiremo per pagare cara le nostre paranoie nazionaliste e la nostra cieca fiducia verso gli apprendisti stregoni che promettono magici elisir. Che la realtà arriva sempre, e non sarà una passeggiata.

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