La manovra
25 Ottobre Ott 2018 0554 25 ottobre 2018

Il reddito di cittadinanza non servirà a nulla, soprattutto al Sud

Qualsiasi forma di sussidio, sia un reddito di cittadinanza o altro, può funzionare solo se sono pochi a beneficiarne e molti a pagare per esso. In Italia non ci sono abbastanza lavoratori, soprattutto al Sud dove c’è la più grave disoccupazione giovanile d’Europa

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Alberto PIZZOLI / AFP

Spesso ce lo dimentichiamo, forse perchè sembra ormai un dato acquisito, come le ferie in agosto o il freddo a gennaio, ma il pesantissimo sottosviluppo occupazionale del Mezzogiorno è sempre lì, e, questo soprattutto non ricordiamo, non è innocuo, continua a generare pesanti conseguenze per l’economia e il welfare del nostro Paese e di fatto l’impossibilità di averne uno serio.
Ci dimentichiamo in particolare delle sue dimensioni rispetto al resto d’Europa. Eppure salta subito all’occhio se paragoniamo i tassi d’occupazione giovanili delle regioni meridionali con quelle delle altre regioni d’Europa, anche delle più povere.

Il 26,9% della Sicilia non è solo poco confrontabile con le percentuali vicine all’80% di Germania, Austria, Paesi Bassi, Inghilterra, ma anche con le regioni più depresse dei nostri vicini mediterranei. In Andalusia ed Estremadura in Spagna si rimane per esempio al di sopra del 40% di occupazione, così come in gran parte delle regioni greche, solo in Epiro si scende al 25,7%.
Nel nostro Mezzogiorno, solo in Abruzzo si sale a un tasso del 41,7%, comunque un valore inferiore a quello di quasi tutte le aree di Paesi pur con redditi inferiori ai nostri, a Est per esempio.
E, per inciso, non aiuta il fatto che nelle grandi regioni del Nord con maggiore occupazione, Lombardia e Veneto, il tasso di poco maggiore del 56% non sia paragonabile a quelle cui queste aree vengono paragonate, le varie zone della Baviera, per esempio, dove si veleggia intorno al 75%.

Dati Eurostat

Le cose non vanno meglio analizzando solo i giovani tra i 20 e i 24 anni, dove le distanze con l’Europa del Nord si fanno enormi, anche del 50%: si rimane infatti sotto un tasso di occupazione del 20% in Calabria, Sicilia, Campania, e si va oltre il 65% in larghe aree di Germania, Austria, e Paesi Bassi, complici probabilmente anche i programmi di training retribuiti durante gli studi.

Dati Eurostat

Mentre tra i 25 e i 29 anni, una fascia d’età ancora più strategica per l’economia nazionale, cresce il gap con il resto del Mediterraneo. In questo segmento di età in tutta la Spagna, anche al Sud, il tasso d’occupazione è superiore al 50%, in Grecia sopra il 40%, in Calabria si è sul 30%, in Campania al 35,5%, in Sicilia al 33,8%.

Dati Eurostat

Fatto il paio con gli scarsi livelli di occupazione raggiunti anche nelle età successivi, è evidente perchè non possiamo permetterci forme di welfare generalizzate, analoghe a quelle di Germania, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, ecc, quelle che, per intenderci, coinvolgono non solo chi abbia perso il lavoro, ma anche coloro che non l’abbiano ancora ottenuto, i giovani appena usciti dagli studi, insomma. Molto semplicemente non ci sono abbastanza lavoratori che paghino le tasse per poter finanziare tali misure, in primis il reddito di cittadinanza. A prescindere da come possa essere declinato il RdC, dalla cifra che potrebbe essere erogata, dalle conseguenze sull’economia, è chiaro che se in un’area a pagare è solo il 30-40% della popolazione adulta, le risorse generate non potranno mai essere sufficienti, soprattutto considerando che davanti a un’occupazione così bassa i beneficiari decollerebbero forse fino a superare, da qualche parte, il numero dei finanziatori, visto che molti inattivi smetterebbero di farsi identificare come tali e passerebbero tra i disoccupati, allo scopo di godere del Reddito di Cittadinanza o di un sussidio simile.

E’ un paradosso che ad alcuni potrebbe anche sembrare crudele, eppure è così, è la realtà, da sempre. Qualsiasi forma di sussidio, sia un reddito di cittadinanza o altro, può funzionare solo se sono pochi a beneficiarne e molti a pagare per esso.
Ma come, penseranno in molti, proprio laddove ce n’è meno bisogno, dove ci sono meno disoccupati? Sì, esatto, questo è il problema, un reddito di cittadinanza di qualche sorta può funzionare dove il tasso d’occupazione è così alto non solo da consentire un gettito sufficiente allo scopo, ma anche un flusso di posti vacanti adeguato per rendere reale, e non solo sulla carta, la famosa promessa dell’offerta di tre posti a chi gode del sussidio.
Vi è poi la questione della natura strutturale della bassissima occupazione meridionale. Se altrove, in Grecia o Spagna, per esempio, si può parlare di congiuntura, di crisi epocale, ma circoscritta ad alcuni anni neri, per il nostro Mezzogiorno è l’ordinaria amministrazione, anche negli anni “buoni”.

Se facciamo un confronto tra alcune regioni più svantaggiate di questi Paesi, la nostra Campania, l’Andalusia, l’Epiro, vediamo che negli anni tra il 2000 e il 2009, di crescita, i tassi di occupazione tra i 20 e i 29 anni delle ultime due superava abbondantemente quello della prima, ed è solo un prodotto della crisi economica il calo degli ultimi anni. I dati del Brandeburgo, nel “Mezzogiorno tedesco”, non sono ormai neanche paragonabili.

Dati Eurostat

Vi è poi un’altra differenza strutturale. A paragone con queste altre regioni, in Campania vi è una più scarsa progressione dell’occupazione in base all’età. Era così nel 2008, quando in Epiro la differenza tra gli occupati tra i 20 e i 24 anni e tra i 25 e i 29 era enorme, ed è così nel 2017. A Napoli e dintorni cresce di circa 17 punti, in Epiro di quasi 28, in Andalusia di circa 27.
Di fatto la disoccupazione non è una questione solo di scarse opportunità per chi è giovane, è meno un problema generazionale, ma un capitolo del più grande problema del lavoro, che è enorme anche per chi è più vecchio.

Dati Eurostat

Non potremo mai permetterci, soprattutto al Sud, una misura simile al reddito di cittadinanza, che non sarà praticamente applicabile senza enormi restrizioni che di fatto lo renderebbero un involucro vuoto, inutile allo scopo dell’alleviamento della povertà, almeno finchè non arriveremo alla situazione in cui ad averne bisogno saranno pochi. Quei pochi che non avranno un lavoro con cui finanziare la misura.
Insomma, è il lavoro che può rendere possibile i sussidi, non sono i sussidi che possono sostituire il lavoro, e in questa situazione, neanche favorirlo.

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