Vizi
27 Ottobre Ott 2018 0600 27 ottobre 2018

Volete bere senza essere posseduti dall’alcol? Imparate da Gianni Brera

Una bottiglia di vino non è un’aranciata, né una birra. Il principe dei giornalisti sportivi insegna come bere nel libro “Così si beve il vino”. Ogni bottiglia ha una sua anima

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Impossibile marcare aggettivi e tanto meno soprannomi intorno alla vicenda di Gianni Brera (1919-1992), il numero dieci dei giornalisti sportivi, un grande scrittore. Al Guerin Sportivo a 17 anni, poi alla Gazzetta dello Sport, Brera segue il Tour de France, scrive di atletica, s’impone come cantore del calcio ed esegeta del “Santo Catenaccio”. A lui dobbiamo parole d’uso ormai comune come “melina”, “goleador”, “contropiede”, grazie a lui i calciatori sono diventati personaggi mitologici, da Riva/Rombo di Tuono a Boninsegna/Bonimba e Rivera/Abatino. Come giornalista, lavorò per Il Giorno, per Il Giornale di Montanelli e per la Repubblica. Tra i romanzi, ricordiamo Il corpo della ragassa (1969), Naso bugiardo (1977), Il mio vescovo e le animalesse (1983)

Un estratto da Così si beve il vino (De Piante)

Orgoglio d’un uomo è bere e capire sempre quel che si faccia, non solo bevendo. Prima attraversi a nuoto il Po traditore e la tribù ti promuove a vir in potenza. Ma sarai vero uomo se saprai bere mantenendo costantemente il cervello a pelo di brentina. Gino Agnelli, poeta, ti insegna a tradurre il pavese in italiano esaurendo poderosi “volumi” di Redavalle. Alla terza damigiana ci sarebbe già l’editore. Puoi anche dispensare consigli, allora. Maneggia la bottiglia con circospezione di chi sposti un bucchero prezioso.

Una bottiglia di vino non è aranciata nè una birra; che non si versa facendola glugluare, ma lentamente, così che non abbiano a sollevarsi le feci posate sul fondo

​Investi il cameriere con i tuoi stessi quarti di nobiltà ma troppo ignorante per sapere che una bottiglia di vino non è aranciata nè una birra; che non si versa facendola glugluare, ma lentamente, così che non abbiano a sollevarsi le feci posate sul fondo. Impedisci a chiunque di riempirti il bicchiere rimasto a mezzo dopo l’ultima mescita: non vale dire che, tanto, è lo stesso vino: ogni bottiglia infatti ha una sua anima. Da come tratta la bottiglia, prima e durante la mescita, induci la cultura enoica del tuo ospite. Molta gente crede che bastino i quattrini per bere bene: si può bere anche male con vino ottimo, benché sia assiomatico e inevitabile il bere male con vino cattivo.

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