1 Novembre Nov 2018 0554 01 novembre 2018

Spendere non basta per crescere: ecco perché la manovra del popolo sarà solo l’ennesimo disastro

La legge di bilancio arriva in Parlamento, mentre Tria difende la scelta di sforare il tetto del deficit concordato a suo tempo con la Commissione. Una scelta scellerata, ultima di una serie di scelte sbagliate. Che pagheremo caro, molto presto

Giovanni_Tria_Linkiesta

Non è quanto, ma è come. E possiamo pure concordare col ministro Tria, che "Il costo del non deficit non ce lo possiamo permettere mentre il costo del deficit è sostenibile e responsabile”, o meglio che si debba crescere, costi quel che costi. Ma no, caro Ministro, non è così - con le pensioni di cittadinanza, coi condoni, con lo smantellamento della Legge Fornero - che si cambia l’Italia, o anche solo si prova a farla sopravvivere un po’.

No, no e ancora no. Perché giocarsi l’ultima pallottola nel caricatore, gli ultimi ventidue maledetti miliardi di deficit aggiuntivo, l’ultima occasione che avremo di fare i fenomeni contro l’Europa e contro i mercati, per distribuire prebende elettorali ai pensionati e false speranze ai disoccupati, è cinismo allo stato puro, oltre che incoscienza. E no, non è benaltrismo. Perché questo è un Paese in cui i ponti crollano e i soffitti delle scuole pure. In cui si è tagliata l’istruzione come mai prima nella Storia, per vent’anni, senza alcuna remora. In cui si è cercato - coscientemente o meno - di frenare l’innovazione, anziché incentivarla. In cui si è lasciato che le culle si svuotassero facendo precipitare l’Italia nella peggior crisi demorafica del pianeta, senza nemmeno provare ad arginarla con sussidi alle famiglie o con qualche asilo nido in più. In cui si è deciso che l’unica spending review possibile fosse quella degli investimenti pubblici - meno 39,2% dal 2009, meno 10,2% dal 2013 -, e chi se ne frega se nel frattempo crollavano e continuano a calare pure quelli privati - meno 15% di investimenti in macchinari nel terzo trimestre di quest’anno, quello della crescita zero.

Giocarsi l’ultima pallottola nel caricatore, gli ultimi ventidue maledetti miliardi di deficit aggiuntivo, l’ultima occasione che avremo di fare i fenomeni contro l’Europa e contro i mercati, per distribuire prebende elettorali ai pensionati e false speranze ai disoccupati, è cinismo allo stato puro, oltre che incoscienza

No, ed è inutile che fate i bulletti proprio voi, cari forzisti e cari piddini. O che vi risentiate se Di Maio prova a dire che nel conto delle colpe, più di qualcuna è pure vostra. Che tutto questo è la somma di vent’anni di errori, non di venti settimane gialloverdi. E che c’era tutto il tempo per accorgersene, quanto la stavate salvando voi l’Italia a colpi di decontribuzioni, ottanta euro e bonus ai diciottenni, che sarebbero dovuti venir prima gli investimenti in formazione e in infrastrutture digitali e non, prima lo sviluppo del Mezzogiorno, prima un investimento massivo nella digitalizzazione e nella sburocratizzazione della pubblica amministrazione, prima una radicale semplificazione del sistema fiscale, prima una riforma degli ammortizzatori sociali che li rendesse davvero universali. Se davvero si poteva sfidare l’Europa al gioco dello sforamento - e a quanto pare un po’ si poteva - avreste dovuto farlo voi, per fare meglio di quel che Lega e Cinque Stelle stanno facendo ora.

Però no, caro Tria, cari gialloverdi, questa non è un attenuante al disastro che state combinando, alla pena accessoria che state affliggendo al più sciagurato dei Paesi d’Europa, alla terza economia del continente per dimensioni, all’ultima per tasso di crescita. Perché questa stagione, brevissima o lunghissima che sarà, avrà conseguenze molto più pesanti del consenso che oggi sembra sostenerla. Perché aggraverà lo squilibrio tra generazioni, togliendo risorse ai giovani poveri - sforbiciata ai fondi per le famiglie, tanto per cambiare - per distribuirle agli anziani ricchi. Perché aumenterà lo stock di debito che dovremo ripagare, per finanziare capitoli di spesa inadeguati a far crescere il prodotto interno lordo. Perché non sfiorerà nessuna delle crepe strutturali dell’economia italiana, dalla produttività stagnante alla bassissima partecipazione femminile al mercato del lavoro, alla penuria di investitori esteri, alla sottocapitalizzazione delle nostre piccole e micro imprese, startup comprese, solo per citarne alcune. Perché non mitiga nessuna delle crescenti disuguaglianze che sono cresciute in questi ultimi anni di crisi. Perchè disinveste, anziché investire, sulla cultura, coi tagli ai fondi alle librerie e alle sale cinematografiche. Perché è tutto così terribilmente simbolico - la flat tax che non è tale, ed è per pochi, il reddito di cittadinanza, che in realtà è un aumento delle pensioni minime, lo smantellamento della Fornero che in realtà è un uscita volontaria e decurtata per chi ha 38 anni di contributi - che di reale non rimane nulla.

Quindi no, non è un problema di decimali, né un problema di spread, né di sostenibilità e responsabilità, a dire il vero. È un problema di scelte e di priorità, caro ministro Tria. Gli altri hanno sbagliato tanto, voi state sbagliando peggio. E se questa è la china che stiamo prendendo, spendere sempre di più per spendere sempre peggio, il fondo lo dobbiamo ancora toccare. È solo questione di tempo.

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