5 Novembre Nov 2018 0653 05 novembre 2018

Anche il maltempo è colpa dell’Europa: ormai il cinismo di Salvini non conosce limiti

Servono 40 miliardi per mettere in sicurezza il territorio, ma l’Europa non ce li lascia spendere: questo il Salvini-pensiero, che strumentalizza una tragedia ambientale per la propria personale crociata contro la Commissione Europea. È in buona compagnia, peraltro: lo fece anche Renzi due anni fa

Salvini Maltempo Linkiesta
ALBERTO PIZZOLI / AFP

«Per mettere in sicurezza il territorio nazionale servono 40 miliardi di euro. Mi impegno di raccogliere e spendere con l’auspicio che non arrivino letterine di contestazione da Bruxelles perché spendiamo troppo». Così parlò Matteo Salvini, ieri a Belluno, in visita a gente che aveva perso tutto, devastato dalle terribili tempeste dei giorni scorsi. «La letterina dall’Europa arrivata nei giorni scorsi finisce in archivio per quanto mi riguarda», ha aggiunto. E basterebbe questa, in fondo, come caso scuola, come prova di dove possa arrivare il cinismo di un politico, capace di usare una tragedia e dei morti per rinfocolare la sua polemica personale con chi, la Commissione Europea, in questo caso, non ha alcuna responsabilità della devastazione nel bellunese, o dei morti in Sicilia. O, peggio ancora, per spostare l’attenzione e il bersaglio da chi, al governo del Veneto dal 1995, come la Lega, forse qualche responsabilità sulla mancata manutenzione del territorio ce la potrebbe pure avere.

È in ottima compagnia, in ogni caso, Matteo Salvini. Perché in fondo lo stesso fece Matteo Renzi, giusto due anni fa, quando il terremoto devastò il centro Italia: «È Impensabile che crollino le scuole in nome della stabilità europea», disse in un accorato intervento al Politecnico di Milano. E anche allora, tu guarda, eravamo in piena trattativa con Juncker e soci per strappare brandelli di flessibilità. E anche allora, coincidenza doppia, eravamo in piena campagna elettorale, oggi alle prime curve di quella delle elezioni europee, allora alle ultime di quella per il referendum costituzionale. Il momento perfetto per prendersela con l’Europa: se poi si può strumentalizzare una tragedia, ancora meglio.

La sparata di Salvini è del tutto strumentale, fatta apposta per sentirsi dire di no e avvalorare la tesi che è l’Europa che fa morire la gente sotto la pioggia, non l’incuria, non l’abusivismo, non la cementificazione selvaggia, non il menefreghismo di fronte a tutto ciò che è cura e manutenzione dell’esistente, sia esso un bosco o una scuola, o un piccolo borgo antico

Gli va bene, a Salvini e Renzi, che noi italiani nemmeno ce ne accorgiamo. Anni e anni di retorica anti-europea e finiamo pure per dargli ragione, che i soldi ci sono, è che non ce li fanno spendere. No, cari. I soldi non ci sono: sono tutti debito pubblico da contrarre ex novo, confidando che ce lo compri la Banca Centrale Europea o che i tedeschi garantiscano per la nostra solvibilità. Se fossimo soli, soletti e sovrani quel debito aggiuntivo ci costerebbe come il fuoco, se mai qualcuno fossi disposto ad accollarselo. No, quindi: quei 40 miliardi sono soldi degli altri, non nostri, con buona pace di Matteo Salvini.

Salvini che, peraltro, dimentica di fornire agli elettori un altro piccolo dettaglio: che le letterine da Bruxelles non arrivano perché spendiamo troppo, ma perché non cresciamo abbastanza per garantire la solvibilità di ciò che prendiamo a prestito. Per essere più chiari: se Salvini dicesse all’Europa di voler cambiare la manovra, di eliminare Quota 100 e il reddito di cittadinanza per destinare tutte le risorse alla manutenzione del territorio, probabilmente riceverebbe l’ok da Bruxelles. Perché sarebbero tutti soldi destinati a investimenti ad alto moltiplicatore. Capaci cioè di generare ricchezza e crescita economica più di quanto lo facciano le mancette ai pensionati e ai disoccupati.

Potremmo pure scommetterci, ma ovviamente non accadrà. Perché la sparata di Salvini è del tutto strumentale, fatta apposta per sentirsi dire di no e avvalorare la tesi che è l’Europa che fa morire la gente sotto la pioggia, non l’incuria, non l’abusivismo, non la cementificazione selvaggia, non il menefreghismo di fronte a tutto ciò che è cura e manutenzione dell’esistente, sia esso un bosco o una scuola, o un piccolo borgo antico, non le scelte di una politica che da vent’anni fa solo e soltanto ciò che ha un immediato ritorno di popolarità, sia esso pure un bel condono edilizio a Ischia, infilato a tradimento nel decreto per la ricostruzione di Genova. No, tutto quel che sa dire la politica italiana è che è colpa dell’Europa. E forse davvero ce la meriteremmo, un po’ di sovranità in più. Se non altro perché non avremmo altro con cui prendercela se non noi stessi.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook