Esploratori
5 Novembre Nov 2018 0559 05 novembre 2018

La geografia vista dall’altra parte. Ibn Battuta è il Marco Polo d’Oriente

Trenta anni di viaggi nel XIV secolo, dalla Cina al Circolo Polare, all’Africa. Il più grande esploratore d’Oriente è il giurista Ibn Battuta. Che ci ha insegnato a vedere la geografia da un’altra prospettiva

Why Arab Scholar Ibn Battuta Is The Greatest Explorer Of All Times Featured Photo

È tutto semplice, basta per prima cosa andare verso la Mecca. E mettersi in testa che magari sì, ma in fondo non si sa se si tornerà. Magari serve crescere nella città più traffichina e fascinosa del Marocco, Tangeri: un porto, un mare mitologico a poca distanza, un oceano sconosciuto a portata di sguardo, L'Africa alle spalle, e la Spagna -un altro continente- di rimpetto.

Tangeri è Il posto perfetto per sognare anche se sei cresciuto in una famiglia di giuristi e hai studiato diritto. E anche se sei nato nel 1304, come ʾAbū ʿAbd al-Lāh Muḥammad ibn ʿAbd al-Lāh l-Lawātī ṭ-Ṭanǧī ibn Baṭṭūṭah, più semplicemente noto come Ibn Battuta. Uno dei più grandi esploratori di tutti i tempi. A 21 anni decide di muoversi per il tradizionale pellegrinaggio alla Mecca, che tutti i musulmani devono compiere almeno una volta nella vita, ma lui decide di percorrere i quasi cinquemila chilometri da solo. Si aggrega a carovane per ridurre il pericolo. Scriverà: “Così mi decisi ad abbandonare donne e uomini che amavo e lasciai il mio paese siccome un uccello s'invola dal nido. I miei genitori erano ancora in vita e soffrii molto a separarmene”. Infatti non li rivedrà più. A Sfa, Tunisia, il primo matrimonio di una lunga serie. In un anno era arrivato al luogo Santo dei fedeli di Allah, aveva visitato la sepoltura di Maometto, si era ritrato in preghiera a Gerusalemme e Betlemme, i luoghi di quello che l’Islam chiama: “Profeta ʿĪsā, pace e benedizioni su di lui”, vale a dire Gesù. Ed era chiaro che non doveva tornare a casa.

Prima tappa Baghdad, il centro romanzesco di un medioevo a noi alieno, vivissimo e formicolante. Un centro di commerci che si estendevano fino all’estremo Oriente, in mezzo a guerre e traffici tra etnie e religioni diverse. La qualifica, rara e ambita, di giurista gli permette di trovare lavoro presso le corti, itineranti, di sultani e visir. È il grande momento dell’Islam in tutto l’Oriente, c’è bisogno di esperti di diritto per le nuove terre conquistate. Arriva ad ascoltare le leggende degli uomini del nord, gli uomini del buio che commerciano con gli altri popoli lasciando, all’alba, nella neve, pelli al posto dei prodotti a loro destinati. Arriva a Buchara e Samarcanda, incontra a Costantinopoli l’imperatore d’Oriente, il bizantino Andronico III Paleologo. Segue la via della Seta, rischia la galera come collaboratore un giorno tenuto in gran conto, l’altro sospettato di tradimento, del sultano di Delhi. Riesce a partire per la Cina, e si ferma alle Maldive. Dove si scandalizza per l’abitudine delle donne di girare a seno nudo.

Arriva ad ascoltare le leggende degli uomini del nord, gli uomini del buio che commerciano con gli altri popoli lasciando, all’alba, nella neve, pelli al posto dei prodotti a loro destinati

Arriva a Pechino, apprezza l’uso della cartamoneta, e in suo onore la moglie dell’imperatore organizza processioni. Rischia la vita varie volte, tra attacchi di banditi e alti dignitari che prendono sopr'occhio. Ma alla fine torna a Tangeri. Dieci giorni. Per constatare che padre e madre erano morti.

Riparte per l’Andalusia, torna e, in pochissimo tempo prepara una spedizione nell’Africa subsahriana. 1600 chilometri di deserto e cammelli. Arriva a Timbuktu, capitale dell’impero del Mali, e per la prima volta assiste alla caccia all’ippopotamo. Percorre il Niger, e arriva a Gao su una piroga scavata in un unico albero. Nel prosieguo del viaggio arriva un’ambasciata del sultano del Marocco che lo richiama in patria. Torna come chi deve. A cinquant’anni, dopo aver girato tutto il mondo conosciuto (agli islamici, non a noi, che ne sapevamo nulla) si dà alla tranquilla professione di funzionario e alla scrittura delle sue memorie, intitolate “Un dono di gran pregio per chi vuol gettar lo sguardo su città inconsuete e peripli d'incanto”, ora conosciute come “I viaggi”. Un quasi contemporaneo di Marco Polo che però vede il mondo con un occhio diverso, con l’occhio (per noi occidentali) dell’altro. Lo sguardo altro insegna che per conoscere, e far conoscere il mondo, bisogna avere una Mecca. E poi perdersi.

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