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5 Novembre Nov 2018 0600 05 novembre 2018

La legge sulla legittima difesa è una vergogna. E i Cinque Stelle ormai sono la lettiera di Salvini

Ormai i Cinque Stelle dicono sì a tutto, e l’ignobile legge sulla legittima difesa è solo l’ultimo esempio. Ma dalla Tap, al condono fiscale si cede alla Lega su tutto, dimenticando gli intenti, e perdendo consenso. Per amore della poltrona

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Andreas SOLARO / AFP

C’è la vergogna della legge per la legittima difesa. È solo uno dei tanti casi, ma rispecchia perfettamente il quadro generale: una legge inutile, concimata per rispondere a un allarme percepito come tutti quelli che sono stati partoriti per mungere consenso, che interviene su un punto che è già stato toccato nel 2006 con il secondo comma dell’articolo 53 del Codice Penale, e che già ben dodici anni fa ha stabilito la presunzione di legittima difesa in caso di reazione a chi si introduce nella propria abitazione.

Ma soprattutto che apre la strada alla liberalizzazione delle armi come nei peggiori incubi americani: la legge sulla legittima difesa è una porcata fatta e finita, inutile, ignorante nelle fondamenta e soprattutto incapace anche di interpretare il pensiero di destra. Perché Salvini è incapace perfino di essere di destra, sempre troppo impegnato a essere l’iperbole del niente che insegue solo gli umori: la legittima difesa passerebbe dall’infoltimento di uomini delle forze dell’ordine, da una loro maggiore organizzazione e da un congruo riconoscimento economico. E invece niente: troppa fatica stendere un piano di riforme che intervenga al cuore del problema, meglio sdoganare qualche dozzina di pistoleri esaltati che sognano le vendetta tremenda vendetta.

Ma non c’è solo questo: il fumus che circonda il garantismo di chi per anni ha fatto da cameriere al berlusconismo è una scena da avanspettacolo di bassa lega. Anzi, di bassa Lega. Rispondere al giustizialismo del partito delle manette dando fiato a chi per anni ha provato a convincerci che Ruby Rubacuori fosse la nipote di Mubarak è il modo migliore per mandare il dibattito in vacca, un circo delle pulci che si scanna su un tema serissimo, fondamento della storia democratica di questo Paese, e che invece trova la sua testimonial in colei che da avvocato ci disse che Andreotti fu assolto (e invece era stato prescritto) e ora riesuma la metafora della bomba atomica (benvenuta delicatezza) per attaccare frontalmente il Movimento 5 Stelle.

La legge sulla legittima difesa è una porcata fatta e finita, inutile, ignorante nelle fondamenta e soprattutto incapace anche di interpretare il pensiero di destra

Ma non è tutto, no: che il Decreto Sicurezza violi la Costituzioni l’ha spiegato benissimo il comandante di capitaneria Gregorio De Falco (sì, proprio lui, quello che il Movimento 5 Stelle candidò con grande soddisfazione) che nei giorni scorsi. «Rendere invisibili - ha spiegato De Falco - migliaia e migliaia di persone, si dice 120mila, potrebbe peggiorare la situazione sotto il profilo della sicurezza per i cittadini». Semplice e diretto, come lo fu con Schettino.

Poi c’è la questione del condono fiscale. Siamo sinceri, siate sinceri, soprattutto se avete votato il Movimento 5 Stelle: avreste mai pensato che una volta al governo il partito turbospinto da Travaglio e compagnia avrebbe potuto accettare un condono fiscale (sotto le mentite spoglie di una pace che fa già ridere così) come nelle peggiori accezioni dei governi precedenti? Sinceri. Facciamo anche che qualcuno possa essere d’accordo con un condono per dare occasione di ripartire ai furbi (che sono sempre gli stessi che il peggior centrodestra italiano ha corteggiato negli ultimi vent’anni): davvero avreste mai pensato di poter vedere Luigi Di Maio tutto sudaticcio e con il nodo della cravatta troppo stretto difendere un’operazione di questo tipo? No, mai.

E il punto è tutto qui. Il Movimento 5 Stelle è stato mangiato da Salvini, come previsto, e continua a farsi masticare fingendo di non sapere e di non vedere

Poi c’è il TAP: un triplo salto carpiato che attraversa le promesse irrealizzabili fatte in campagna elettorale, i goffi tentativi di giustificarsi, il solito scarico di responsabilità e si conclude comunque accontentando gli interessi che fino a qualche mese fa erano i terribili poteri forti e invece oggi sono lì a sorridere per le decisioni del governo. E il punto è tutto qui. Il Movimento 5 Stelle è stato mangiato da Salvini, come previsto, e continua a farsi masticare fingendo di non sapere e di non vedere.

Un lungo gioco di erosione che dimostra l’incapacità di chi da socio di maggioranza (questo governo e questo Parlamento sono figli del risultato elettorale, mica degli ultimi indici di gradimento) continua a interpretare il ruolo di ombra. In nome di un contratto di governo (che torna utile a Salvini solo quando gli fa comodo ma che viene violato ogni giorno nelle dichiarazioni del ministro dell’interno) Di Maio e i suoi insistono a ingoiare rospi facendosi ingoiare.

Dovevano essere il cambiamento e invece sono la lettiera di un piccolo ministro che gioca a fare il capo per demeriti degli alleati (e degli avversari) più che per spessore. A meno che non abbia ragione proprio il senatore De Falco quando dice «si dovrebbe tenere presente che nel Movimento non c’è spazio per professionismi della politica. Qualcuno si dovrebbe ricordare che il secondo mandato è il raggiungimento del limite. Dobbiamo ricordarci che abbiamo tutti accettato di avere una data di scadenza». E forse è la data di scadenza a fare paura. Detta semplice semplice: la poltrona.

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