6 Novembre Nov 2018 0659 06 novembre 2018

L’abusivismo edilizio è la biografia dell’Italia peggiore (e nessuno si deve sentire assolto)

La tragedia di Casteldaccia non è un caso: in Italia l’abusivismo edilizio è una piaga in continua crescita, soprattutto al Sud, col beneplacito della politica, di ogni colore. Affrontare il problema? Giammai. Meglio prendersela con l’Europa o col destino

Abusivismo Sicilia Linkiesta
Alessandro FUCARINI / AFP

Ci sono poche cose che spiegano l’Italia meglio dell’abusivismo edilizio. Partiamo dalla fine: se qualcuno dovesse passare oggi per la prima volta in Italia si ritroverebbe di fronte a un Paese che piange una famiglia siciliana spazzata via dall’inondazione del fiume Milicia, che si è abbattuto su una casa abusiva di Casteldaccia, costruita in spregio a ogni regola in una zona ad altissimo rischio idrogeologico.

Poi però aprirebbe il giornale, e scoprirebbe che l’autonominatosi governo del cambiamento, ha da poco sanato gli abusi edilizia sull’isola di Ischia, in un decreto legge che, in teoria, si sarebbe dovuto occupare della ricostruzione del ponte Morandi, a Genova. Isola di Ischia, che, ricordiamolo, giusto due estati fa, era stata colpita da un terremoto di lieve entità, ma nonostante questo, aveva dovuto piangere due morti: «Non è normale che un terremoto di scala 4.0 determini crolli di edifici ed evacuazioni di ospedali e, purtroppo, la tragedia di due vittime, dispersi, tanti feriti», aveva dichiarato allora Egidio Grasso, presidente dell'Ordine dei Geologi della Campania, aggiungendo che «le cause potrebbero essere ricercate nei fenomeni di amplificazione sismica locale o attribuite alle costruzioni fatiscenti, abusive e realizzate senza alcuna verifica sismica». Quelle stesse case che oggi sono state sanate con un colpo di spugna.

Mistero? Non proprio. Perché dietro questa apparente contraddizione c’è l’Italia. C’è l’economia sommersa, tanto per cominciare. Costruire una casa abusiva arriva a costare anche la metà di una costruzione in regola, perché tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, zero spese alla voce sicurezza del cantiere. Una distorsione del mercato che danneggia chiunque decida di seguire le regole, che inibisce i controlli e che, ovviamente, leva risorse alla fiscalità generale.

L’economia sommersa continua a girare, il fisco continua a vessare chi opera nella legalità, le leggi continuano a essere non rispettate, le mafie a fare i loro affari, l’ambiente a essere deturpato e la politica continua a chiudere gli occhi, per opportunismo e convenienza. E se una famiglia ogni tanto muore è colpa del destino, o dell’Europa

Fossimo in un altro Paese, uno si aspetterebbe il pugno di ferro. In Italia, invece, si aspetta pazienti un colpo di spugna come quello di Ischia. La prova? L’ultimo grande condono edilizio è stato nel 2003, con Berlusconi e la Lega al governo. Ma da allora a oggi, il numero degli edifici abusivi è aumentato a dismisura: i dati dell’Istat raccontano che nel 2008 era abusivo il 9,3% delle nuove costruzioni a uso residenziale, nel 2014 la cifra era salita al 17,6%, mentre nel 2015, ultimi dati disponibili, si è sfiorato il 20 per cento. Di più: in Molise, Campania, Calabria e Sicilia si stima che nel triennio 2012-2014 il numero degli edifici costruiti illegalmente sia stato tra il 45% e il 60% di quelli autorizzati. Secondo il Cresme le strutture non autorizzate in Italia sarebbero oggi ben 258mila. Tutte in attesa di un bel colpo di spugna, sicuri che non ci saranno controlli, né demolizioni.

I dati danno loro ragione, del resto: dal 2001 al 2011 solo il 10,6% delle 46.760 ordinanze di demolizioni emesse è stato effettivamente eseguito. Una percentuale che precipita al 4% nella provincia di Napoli e rasenta lo zero a Reggio Calabria e Salerno. Ci si ferma per i ricorsi, per le difficoltà della macchina amministrativa, perché i comuni non hanno i soldi da anticipare per le ruspe. Ma anche perché prima o poi arrivano le elezioni, e il candidato che liscia il pelo all’abusivismo per necessità si trova sempre. Buon ultimo il candidato presidente della Regione Sicilia per il Movimento Cinque Stelle, Giancarlo Cancelleri, che l’aveva definito «l’abusivismo della povera gente», mentre il suo partito si opponeva in Parlamento al ddl Falanga - mai approvato, alla fine - che definiva una gerarchia per le demolizioni degli edifici abusivi, secondo il criterio della necessità, per l’appunto.

Il cerchio si chiude, insomma: l’economia sommersa continua a girare, il fisco continua a vessare chi opera nella legalità, le leggi continuano a essere non rispettate, le mafie a fare i loro affari, l’ambiente a essere deturpato e la politica continua a chiudere gli occhi, per opportunismo e convenienza. E se una famiglia ogni tanto muore è colpa del destino, o dell’Europa. E non di un Paese in cui il 91% dei Comuni si trova in zone a rischio di dissesto idrogeologico, ma se ne fotte di rispettare le regole. Gran bella cosa, il fatalismo e i capri espiatori.

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