venerandi maestri
6 Novembre Nov 2018 0558 06 novembre 2018

Letteratura, nell’anno senza Nobel fioccano i Nobel alternativi: e l’unico sensato è quello a Borges

Nella motivazione nessuna traccia del politicamente corretto tanto amato dall’Accademia di Svezia: “La letteratura attuale è inconcepibile senza di lui”

29636641265 B39ffdfdd9 Z
da Flickr, di Levan Ramishvili

Nell’anno in cui non si è assegnato il Nobel per la letteratura, si sono sbizzarriti. Segno, immagino, che l’evento culturale ormai è più importante del fatto letterario, che per giustificare la letteratura ci vuole un premio che la glorifichi.

La neocostituita New Academy, per dire, crede di bonificare il Nobel ma ne adotta i criteri. Ad esempio, la ‘motivazione’. L’unica motivazione, per uno scrittore, non è forse l’opera? Ogni parola ulteriore non è superflua fino al grottesco? Ad ogni modo, presso la biblioteca di Stoccolma, il 12 ottobre scorso, è stata insignita del nuovo Nobel – si adotta il consueto logo The Laureate, manco fossimo in un film… e in effetti è così, è letteratura cinematografica – Maryse Condé, “una grande narratrice. La sua autorità appartiene alla letteratura mondiale. Nella sua opera, descrive le devastazioni del colonialismo e il caos postcoloniale in una lingua al tempo stesso precisa e travolgente”. Anche in questo caso, ho paura che abbia vinto il politicamente corretto in sugo svedese. Maryse Condé viene da Guadalupa, si fa grande nell’orrendo Occidente – studia alla Sorbona, insegna alla Columbia, ha casa a New York – e scrive romanzi di fervida efficacia – ricordo, molto bello, Le muraglie di terra, in Italia per Edizioni Lavoro. Brava è, senza dubbio; eppure, la ‘motivazione’ insiste su un dato ‘politico’ – il colonialismo – più che estetico: perché? Perché in Svezia, se non credono nella letteratura, continuano ad assegnare un premio letterario di risonanza mondiale?

Anche all’altro capo del mondo, in Argentina, hanno deciso di inventarsi un Nobel ‘alternativo’. L’evento è andato in scena, un paio di settimane fa, al Malba (Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires), alla presenza, tra gli altri, di Irvine Welsh, Anne Carson, David Leavitt, Catherine Millet, durante il Festival Internacional de Literatura Filba. L’idea però è più interessante rispetto a quella partorita dalla matrona Svezia. Il Nobel, a Buenos Aires, hanno deciso di assegnarlo a Jorge Luis Borges. In risarcimento. “La letteratura attuale è inconcepibile senza Borges”, dicono gli organizzatori. Una salutare ovvietà: pochi libri del Novecento hanno avuto una influenza pari a L’Aleph e a Finzioni, se togliamo l’opera di Kafka, il ‘monologo interiore’ di Joyce, i labirinti verbali di Proust.

Come si sa, Borges è l’arcinemico del Nobel, la cartina di tornasole che squalifica l’attività culturale dei parrucconi di Svezia a dopolavoro per giovani marmotte appena alfabetizzate. ‘Nominato’ un tot di volte – nel 1956 la prima volta, poi ininterrottamente dal 1962 al 1966 – Borges viene ordinariamente escluso dalla lotta finale per il premio. “Dev’essere una sorta di ordine cosmico, una specie di simmetria, qualcosa come un rito: ogni anno mi nominano al premio, ogni anno mi dimenticano”, diceva Borges, “El humor de Borges era lo máximo!”, mi scrive la mia cara ‘Sole’ da Buenos Aires. La sottile perfidia del club svedese – perché continuare a sventolare davanti agli occhi della tigre blu una fetta di carne sanguinolenta che non azzannerà mai? – ha diverse motivazioni. Alcuni dicono che la questione fu politica – abbasso Borges il reazionario! – altri che i guru di Svezia non apprezzano la scrittura culturalmente così densa del cieco di BA. Le aule del Nobel come una cagnara di galletti, insomma.

Continua a leggere su Pangea

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook