ambiente
7 Novembre Nov 2018 0600 07 novembre 2018

Una proposta rivoluzionaria: mettiamo la difesa dell’ambiente e dei giovani in Costituzione

La sostenibilità ambientale come diritto fondamentale, l’equità generazionale come principio guida di ogni azione legislativa: se volete davvero che l’Italia cambi, la legge d’iniziativa popolare promossa da Mazziotti e Falasca di +Europa è un’ottima idea

Pioggia Livorno Linkiesta
STR / AFP

È bellissimo, il significato di sostenibilità: la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente. Di fatto, è la ricetta per l’eternità, e dipende da noi, se siamo in grado di agire nel presente pensando agli effetti futuri di ciò che facciamo. Come tutte le cose belle, però, anche la sostenibilità ha un lato oscuro: impone di non vivere il presente come se non ci fosse un domani, di pensare alle conseguenze di ciò che facciamo, di porci dei limiti.

Oggi, dopo dieci anni di crisi, sembra che nessuno ne possa più, dei limiti. Perlomeno qui in Italia. Fateci crescere, dateci quel che serve per consumare, e fateci consumare tutto, in santa pace. Fisiologico, se si pensa a quanto sia incerto il futuro, nel bel mezzo di una continua rivoluzione tecnologica, nel pieno di un declino economico, sociale, demografico europeo (e italiano in Europa) che pare non conoscere fine. Patologico, se si pensa quanto proprio questa incoscienza sia la causa primigenia del nostro declino. Che il futuro dell’Italia e dell’Europa è tale solamente se si fonda su una premessa di sostenibilità ambientale e di sostenibiltà - o, se preferite, equità - inter-generazionale.

La famiglia morta in Sicilia per colpa dell’esondazione di un fiume, la strage di alberi in Trentino e Veneto, i cimiteri di barche in Liguria, le bombe d’acqua su Roma e sulla Sardegna ci raccontano del clima che cambia inesorabilmente e di un dissesto idrogeologico che mostra il conto dell’abusivismo selvaggio, di scelte urbanistiche dissennate, di manutenzione del territorio inesistente. Allo stesso modo, in un curioso parallelismo, le nubi che si addensano sul nostro debito pubblico, sulla sostenibilità del nostro stato sociale, sulla possibilità di avere in futuro, una pensione commisurata al costo della vita e ai contributi versati, ci raccontano di un’Italia convinta per decenni che si potesse posticipare all’infinito la resa dei conti prendendo soldi in prestito alle generazioni future

È per questo che, sebbene sia inconsueto, abbiamo deciso di farci promotori e sostenitori di una proposta di legge di iniziativa popolare presentata da Andrea Mazziotti e Piercamillo Falasca, entrambi membri di +Europa, che mira a inserire in Costituzione la sostenibilità ambientale e generazionale. Non è la prima volta che si parla di una proposta del genere, Enrico Giovannini, già presidente Istat e ministro del Lavoro lo dice da tempo.
E se ci pensate, è quasi un’ovvietà, roba che se stessimo scrivendo oggi la Costituzione, ci stupiremmo di non trovarle. Prendiamo l’articolo due: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, anche nei confronti delle generazioni future. Promuove le condizioni per uno sviluppo sostenibile”. O l’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Riconosce e garantisce la tutela dell’ambiente come diritto fondamentale”. O ancora, che ne pensate di un articolo 38 che recita che “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato, secondo princìpi di equità, ragionevolezza e non discriminazione tra le generazioni”.

Con questi articoli in costituzione non avremmo condoni edilizi, ad esempio. Sarebbe incostituzionale un’economia non circolare. Di fatto, ogni legge dovrebbe prevedere una clausola verde tale da garantire la tutela dell’ambiente come diritto fondamentale di ogni cittadino

Qualcosa suona male? In realtà dovrebbe. Perché con questi articoli in costituzione non avremmo più condoni edilizi, ad esempio. Sarebbero incostituzionali, come del resto un’economia non circolare. Di fatto, ogni legge dovrebbe prevedere una clausola verde tale da garantire la tutela dell’ambiente come diritto fondamentale di ogni cittadino. Da fanalino di coda di ogni governo, la tutela dell’ambiente diventerebbe uno dei principi che guida - o perlomeno accompagna - ogni processo normativo. Che non vuol dire che si cesserebbe di inquinare, certo. Ma che darebbe a chi vuole farlo molte meno occasioni di farlo, di devastare i territori, di non porsi il problema degli effetti dei suoi comportamenti sul futuro.

Lo stesso vale per la sostenibilità tra generazioni, soprattutto in un’ottica previdenziale. Giova ricordare ai distrattoni che oggi plaudono Quota 100 come una lungimirante opera di redistribuzione di ricchezza, che quelle pensioni anticipate ai padri le pagheranno i loro figli sottoforma di contributi e debito pubblico. Quei figli tra i quali c’è la metà dei nuovi poveri e tra i quali la disoccupazione supera il 30% da più di cinque anni, giova ricordarlo. Equità, ragionevolezza e non discriminazione generazionale impedirebbero provvedimenti demagogici e populisti come questo, tanto più se finanziati a debito.

La proposta è sostenuta anche dal Comitato Ventotene, associazione culturale con centinaia di iscritti, quasi tutti Under 30, che sarà impegnata anche sul fronte della raccolta firme, la sfida più complessa e più importante. Già, perché per far arrivare questa legge in Parlamento bisogna sottoscriverla con 50mila firme. Noi faremo la nostra parte, qui su Linkiesta e al Festival Generazione di venerdì 9 e sabato 10 novembre, per dare corpo e gambe a questa iniziativa legslativa, anche solo per poterla portare in Parlamento. Più siamo, meglio è. A buon intendior poche parole, e tante firme. Ci aiutate?

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