Quesiti linguistici
10 Novembre Nov 2018 0559 10 novembre 2018

“Claustrofobo” o “Claustrofobico”? Risponde la Crusca

Il primo elemento risale al latino claustrum “chiostro”, “luogo chiuso” e il termine indica il profondo disagio che si prova nel trovarsi in un luogo chiuso (in ascensore, in una grotta, in una galleria ecc.)

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(Pixabay)

Tratto dall’Accademia della Crusca

La psicoanalisi ha diffuso nel vocabolario comune una serie di termini che hanno in comune il confisso usato come secondo elemento di composizione -fobia (dal greco -phobía, a sua volta da phóbos ‘paura’). In unione con altri confissi iniziali, -fobia indica una paura irrazionale e talvolta incontrollabile prodotta da una determinata causa fisica: acrofobia ‘paura dell’altitudine’, agorafobia ‘paura degli spazi aperti’, fotofobia ‘intolleranza per la luce’. Mentre, però, nei precedenti esempi anche il confisso iniziale è di origine greca, in claustrofobia (attestato, secondo i dizionari, a partire dal 1898) il primo elemento risale al latino claustrum ‘chiostro’, ‘luogo chiuso’ e il termine indica il profondo disagio che si prova nel trovarsi in un luogo chiuso (in ascensore, in una grotta, in una galleria ecc.).

Se -fobia allude alla patologia, il confisso -fobo indica colui il quale è affetto dalla patologia; un claustrofobo, quindi, è un individuo affetto da claustrofobia (si noti che secondo il GRADIT tale voce risalirebbe al 1970, e sarebbe dunque piuttosto recente). Infine claustrofobico è un aggettivo derivato da claustrofobia e può riferirsi alla patologia stessa: sindrome claustrofobica, oppure a chi ne è affetto: paziente claustrofobico; non va invece utilizzato per qualificare il luogo che genera la patologia, anche se lo Zingarelli 2019 ammette il significato ‘che provoca claustrofobia’ e lo esemplifica con tunnel, ambiente claustrofobico.

Da ciò che abbiamo appena detto, appare chiaro che claustrofobo è un sostantivo, mentre claustrofobico è un aggettivo; nell’uso comune, però, entrambi i termini possono assumere sia il valore nominale che aggettivale e risultano, di fatto, intercambiabili.

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