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10 Novembre Nov 2018 0559 10 novembre 2018

Il tempio indiano dove chi prega ottiene (forse) un visto per gli Usa

Si trova a Hyderabad: i fedeli, ogni giorno, si ammassano a decine con richieste di ogni tipo. Ma quella più gettonata è di ottenere il tanto sospirato permesso per entrare in America

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Un piccolo tempio con una grande reputazione: quella di collegare gli indiani con il resto del mondo. Non è una questione diplomatica, o almeno non del tutto. A Hyderabad decine e decine di persone fanno una sosta al tempio Chilkur Balaji e pregano per ottenere un visto. Il più delle volte per gli Stati Uniti.

È ormai una tradizione, almeno dagli anni ’80 in poi. Secondo la leggenda, un gruppo di studenti di ingegneria indiani avrebbe ottenuto il permesso di ingresso negli Usa dopo aver fatto una visita al tempio. Da quel momento la sua fama sarebbe esplosa: ogni settimana sarebbero almeno 75mila i fedeli (soprattutto di venerdì e di domenica) che praticano tutti i riti necessari per l’espatrio.

Come fanno vedere in questo video della Cnn, ci sono anche le pubblicità e i volantini promozionali. “Un mio amico – si legge su un foglio – si è visto respingere quattro volte la richiesta di un visto. È venuto al tempio di Chilkur Balaji e glielo hanno accettato”. Sarà vero?

Va aggiunto – cosa non da poco – che a poca distanza dal luogo sacro c’è anche la sede del consolato americano, uno dei più gettonati di tutto il Paese.

È tra questi due punti della città, il tempio e il consolato, che passa la maggior parte della cosiddetta “diaspora telugu”, cioè l’ondata migratoria che, con il crescere della rivoluzione IT, ha visto centinaia di telugu (una etnia della regione) lasciare l’India per stabilirsi negli Usa, spesso lavorando come programmatori e informatici (o studiando per diventarlo). Una fuga di cervelli che garantisce insieme a una buona posizione anche un salto sociale importante. Chi va negli Usa, per capirsi, troverà moglie con più facilità e godrà di maggior rispetto.

Tutte cose per cui una preghierina al tempio, tutto sommato, si può anche fare.

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