il tramonto della cultura
10 Novembre Nov 2018 0600 10 novembre 2018

Non solo Di Maio, da Cazzullo a Scurati, siamo diventati un paese di dilettanti (vale a dire di ignoranti)

Molti ridono degli strafalcioni di Di Maio. Ma il fatto è che la nuova generazione, anche di intellettuali, è spesso meno preparata delle vecchie. Abbondano strafalcioni e approssimazioni. Ormai siamo un paese di dilettanti, non allo sbaraglio, ma in sella ai partiti, e ai mezzi di informazione

Aldo_Cazzullo_Linkiesta

Sul Giornale di giovedì Giordano Bruno Guerri ha asfaltato Aldo Cazzullo, reo di aver contrabbandato come vero un controverso aneddoto relativo a Gabriele D’Annunzio e alla presa del castello di Duino, in coda ad altri giudizi discutibili sul ruolo politico del Vate. Particolare non da poco, la “fake past” è apparsa nella rubrica della posta del Corriere della Sera, la stessa un tempo sotto la giurisdizione di Indro Montanelli.
E a proposito del Corriere, qualche giorno prima era stato Galli Della Loggia ad offrire al pubblico ludibrio gli strafalcioni firmati Antonio Scurati nel suo best-seller Bompiani, “M - Il figlio del secolo”: roba che se a commetterli fosse stato uno studente liceale “correrebbe il serio rischio di essere bocciato”, per citare l’esimio editorialista.

In mezzo, la semplificazione del fascismo – un periodo storico tanto terribile quanto complesso – operata da Michela Murgia attraverso il famigerato “fascistometro”, il test a domande più esilarante dai tempi del modulo che ti davano sugli aerei quando andavi negli Stati Uniti e ti chiedevano dove ti trovavi durante il processo di Norimberga o se avevi dei candelotti di dinamite nel bagaglio a mano. C’è voluto un editoriale di Paolo Mieli affinché si smettesse di prendere sul serio quello che, al massimo, può essere considerato un pezzo di cabaret buono per la Smemoranda.

Nelle ultime settimane, insomma, tre Grandi Vecchi sono stati costretti a infilare i guantoni per riportare l’ordine sul ring della della cultura italiana, sfidando una gragnola di castronerie sferrate non dagli hacker russi né da quei ricottari che scrivono sul web, ma da alcuni tra i più rispettabili intellettuali italiani.

Interventi salvifici, a ben vedere non così diversi da quelli che toccano settimanalmente ad un altro Grande Vecchio, quel Sergio Mattarella chiamato a vestire i panni del signor Miyagi di Karate Kid per spiegare a Giggino-san e a buona parte dei Ministri dell’attuale primo partito italiano i principi fondamentali dei conti pubblici e del funzionamento del Parlamento.

La domanda, quindi, sorge spontanea: quale futuro attende il Paese quando arriverà il giorno in cui i Grandi Vecchi non ci saranno più? Quando l’Ordine degli Antichi Sensei del Novecento sarà definitivamente estinto, chi ci difenderà dalle truppe dell’Impero del Pressapoco?

La domanda, quindi, sorge spontanea: quale futuro attende il Paese quando arriverà il giorno in cui i Grandi Vecchi non ci saranno più?

Quando l’Ordine degli Antichi Sensei del Novecento sarà definitivamente estinto, chi ci difenderà dalle truppe dell’Impero del Pressapoco?

Già oggi la situazione appare compromessa, e non solo nei rarefatti gironi elitari della politica o della cultura ma pure in quelli ben più concreti della vita reale.
Qualunque lavoratore italiano attivo in qualsiasi ambito – dalla ristorazione all’odontoiatria, dal dirigente allo stagista – interrogato sul proprio lavoro, vi spiegherà come il principale problema con cui si rapporta sia la generale assenza di professionalità all’interno del sistema.

La causa di tutto questo è risaputa, ed è ovviamente la totale mancanza di valore attribuita al merito. Un dato di fatto talmente acclarato che ormai è venuto a noia, e che però spiega perfettamente perché il nostro compost tricolore ermeticamente isolato dal resto del mondo a causa della barriera linguistica, sia diventato, col passare del tempo, il terreno ideale per il fiorire di un dilettantismo talmente diffuso tanto da essere diventato una condizione esistenziale dentro la quale ci siamo abituati - e rassegnati - a vivere.
Il dilettante si differenzia dal professionista perché è superficiale, capace solo di offrire un prodotto raffazzonato: esattamente quello che ci si aspetta in Italia il più delle volte quando si acquista un servizio. Non si pretende niente, non si esige nulla: “palla in avanti e prega”, come dice Fabio Caressa commentando il forcing finale di una squadra sotto di un gol, sperando che accada il miracolo che il treno sia in condizioni decenti, che il wi fi funzioni, che la metropolitana non ti lasci improvvisamente a piedi.

Dallo svirgolone su D’Annunzio all’impressionante sequenza di figure barbine rimediate dal capo politico del primo partito di Governo, gli unici a stupirsi davvero sono i Grandi Vecchi, i figli di un tempo diverso, dove la professionalità, almeno in parte, era ancora un valore

Nessuno, guardando una fiction Rai, si aspetta davvero di trovare un livello di dettaglio e di precisione nella messa in scena paragonabile a quello di Mad Men, così come nessuno guarda un telegiornale per informarsi. Li si usa come rumore di sottofondo, come abitudine retrò.
È vero: a volte il miracolo accade, e ci si trova davanti ad inaspettate oasi di qualità, nel settore del lusso per esempio, o negli anfratti più nascosti ed improbabili. Ma la stragrande maggioranza delle volte non succede nulla, eppure nessuno si dispera: ci abbiamo fatto il callo. Ci va bene così.
Per questo, dallo svirgolone su D’Annunzio all’impressionante sequenza di figure barbine rimediate dal capo politico del primo partito di Governo, gli unici a stupirsi davvero sono i Grandi Vecchi, i figli di un tempo diverso, dove la professionalità, almeno in parte, era ancora un valore.


Sbagliare la data della disfatta di Caporetto in un romanzo storico celebrato ovunque per l’assoluto rigore: sembra follia e invece è assolutamente giusto così. Non siamo davanti all’eccezione ma alla regola, la consuetudine di un tempo la cui rappresentazione più fedele sarebbe stata la vecchia Corrida, quella con i concorrenti che ballano, cantano, fanno uè uè e poi il pubblico fa casino con fischi e campanacci.
Per ora, almeno, ci sono ancora i Grandi Vecchi, che come Corrado si sforzano di mettere ordine. Domani, con ogni probabilità, resteranno soltanto i dilettanti allo sbaraglio, padroni assoluti di una Repubblica fondata sul dilettantismo.

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